Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



La Malaysia torna sulla via della seta Mahathir conferma la partecipazione malesiana al 2° BRI Summit

Di Daniele Carli

Il 15 febbraio 2019 il presidente malaysiano Mahathir bin Mohamad ha sottoscritto la partecipazione al 2° vertice della Belt and Road Initiative (BRI) che si terrà ad aprile. Il progetto, promosso dalla Cina di Xi Jinping fin dal 2013, mira a migliorare l’interconnessione e la cooperazione tra i Paesi eurasiatici, prevedendo nello specifico il coinvolgimento della ‘Zona economica della Via della Seta’ e della ‘Via della Seta marittima del XXI secolo’.

La conferma rappresenta una svolta del governo di Kuala Lumpur rispetto al piano di investimenti e progetti stabilito da Pechino. Di fatto, durante la campagna per le elezioni politiche del 2018, Mahathir si era dimostrato critico nei confronti dell’adesione dell’ex primo ministro Najib Razak a una serie di onerose iniziative che, riteneva, avrebbero svenduto” il Paese all’egemone cinese. Per tal motivo, lo scorso gennaio il gabinetto malaysiano aveva deciso di annullare il progetto ferroviario della East Coast Rail Link (ECRL), la linea che avrebbe dovuto collegare la costa est e quella ovest del Paese.

Ciononostante, le ultime dichiarazioni del Presidente sono entrate in contraddizione con la linea precedentemente adottata e hanno invece posto l’enfasi sulla  consapevolezza del ruolo di principale partner commerciale ricoperto dalla Cina, garantendo una linea politica volta al rafforzamento dei rapporti tra i due Paesi. A tal proposito, Mahathir ha sottolineato che il veto posto su alcuni dei progetti proposti nell’ambito della BRI è stato dettato dalla necessità del Paese di ridurre il debito accumulato dal governo Najib con smodato trasporto. In particolare, oltre al sopracitato progetto ECRL, il governo ha annullato la costruzione di due gasdotti del valore di circa $2 miliardi, giudicata poco vantaggiosa per il Paese in termini di remunerazione degli investimenti.

Il BRI Summit che si terrà a Pechino il prossimo aprile sarà in tutta probabilità la sede per rinegoziare i progetti avallati dalla Cina. L’adesione della Malaysia, in particolare per ciò che concerne la ECRL, è di cruciale importanza per i piani di Pechino. Per ora, Mahathir ha confermato la volontà di continuare a far parte del progetto, rimarcando che il passo indietro sui gasdotti sia derivato da considerazioni di politica interna e non da una latente ostilità nei confronti di Pechino, con cui, al contrario, si auspicano serene relazioni.

Tuttavia, parte dell’opinione pubblica non nasconde lo scetticismo verso la BRI, vista come strumento delle mire egemoniche cinesi, e ricorda gli effetti di incaute campagne di investimenti da parte di Sri Lanka, Pakistan, Tagikistan, Myanmar, Mongolia, Laos, e Gibuti. Lo spettro che infesta la diplomazia economica si chiama, in questo caso, “trappola del debito”. Per effetto di questo meccanismo, infatti, alcuni dei Paesi coinvolti nella BRI, che da un lato traggono qualche vantaggio nell’accettare i progetti infrastrutturali cinesi, dall’altro si ritrovano spesso incapaci di ripagare il debito contratto, finendo per cedere la proprietà delle infrastrutture ai cinesi.

In ogni caso, la rinnovata partnership economica tra i due Paesi potrebbe alterare notevolmente gli equilibri nella regione, a partire dalle relazioni diplomatiche malaysiane con alcuni degli Stati asiatici come Giappone, Myanmar e Vietnam, storicamente allineati con Kuala Lumpur per arginare la pressione economico-finanziaria cinese.