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Il nuovo sistema dell’e-commerce indiano Entrano in vigore le nuove disposizioni in materia di commercio digitale

Di Rebecca Carbone

I foreign direct investments (FDIs) sono la base dello sviluppo economico indiano, in particolar modo nel fiorente settore del commercio digitale. Per questo motivo, restrizioni annunciate il 26 dicembre scorso ed entrate in vigore il 1º febbraio sono state causa di complicazioni per le piattaforme online e per i loro corrispondenti investitori stranieri, soprattutto dato l’esiguo periodo di adattamento concesso dal legislatore.

Sono due i modelli base dell’e-commerce indiano: il marketplace based model, che utilizza quale facilitatore tra il compratore e il venditore una piattaforma digitale d’informazione, cioè un sito terzo intermediario dove si realizza la compravendita, e l’inventory based model, che mette in contatto direttamente l’entità commerciale online e il consumatore.

La normativa precedente prevedeva che, al fine di ottenere FDIs, la piattaforma facilitatrice non potesse possedere quella d’inventario. Secondo la nuova legge, però, il ‘possesso’ potrà configurarsi anche ove vi sia un controllo per oltre il 25% del valore delle vendite concluse dal singolo operatore tramite un intermediario. Inoltre, per garantire una maggiore equità, è ora vietato, per qualsiasi compagnia, pretendere che un prodotto sia commercializzato in via esclusiva sulla propria piattaforma. Il rispetto dei nuovi requisiti andrà dimostrato in una certificazione da consegnare ogni anno alla Reserve Bank of India.

Le severe modifiche apportate sono state giustificate come assicurazione per un commercio più equo e non discriminatorio, che consenta di eliminare i fenomeni di sconti monopolizzanti e la corsia preferenziale di cui spesso godono i prodotti nei quali il mediatore ha investito. Verrà in questo modo favorito il settore al dettaglio meno organizzato, che non ha il potere di acquistare in grande scala e di offrire prezzi inferiori.

I piccoli commercianti e rivenditori lamentano da anni la cattiva condotta di Amazon e Flipkart sul piano della competitività di mercato. Proprio il fatto che siano stati presi provvedimenti così tardivi rispetto all’inizio del malcontento, conduce a un’ipotesi di manovra politica, date le imminenti elezioni nazionali. Questa categoria di lavoratori costituisce una cospicua fetta di elettori ed era stata già penalizzata dalla politica di demonetizzazione e dalla tassa su beni e servizi degli anni scorsi.

L’azienda di analisi finanziaria PwC ha però stimato che le restrizioni apportate ridurranno il volume di affari via e-commerce di 46 miliardi di dollari entro il 2022. Anche il Presidente della Camera di Commercio indo-americana ha affermato: ”Le nuove restrizioni sono causa di preoccupazione. Temiamo che avranno un impatto negativo di lungo termine sia sugli investitori americani sia sui consumatori indiani.A causa del discriminante negativo tra costi e benefici, le aziende minori saranno scoraggiate a investire, mentre le compagnie maggiori, per entrare nel mercato, si vedranno costrette a ritirare i propri prodotti dai siti indiani di cui possiedono delle quote e finanziare progetti locali totalmente o parzialmente delegati.

I clienti dovranno sostenere un innalzamento dei prezzi dei beni e delle spese di spedizione aggiuntive, sperando siano compensate dalla più ampia scelta disponibile e dalla costruzione di negozi fisici.

Mentre gli investitori sono ancora impegnati a riconfigurare le proprie strutture logistiche e a riorganizzare le relazioni chiave con i venditori, bisognerà aspettare ancora per valutare gli effetti concreti sui consumatori.