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Continuano le proteste contro il presidente Vucic Le opposizioni e i manifestanti accusano il governo di "deriva autoritaria"

Di Mario Rafaniello

Da quasi tre mesi, decine di migliaia di persone si riversano nelle strade delle principali città serbe per contestare il presidente Aleksandar Vucic, accusato di mettere a rischio la democrazia attraverso il controllo dell’informazione. Le proteste sono iniziate lo scorso novembre, in seguito ad una violenta aggressione subita dall’esponente dell’opposizione Borko Stefanovic, che accusò Vucic di essere il mandante del pestaggio per via del clima di tensione alimentato dalla sua retorica. In seguito, le opposizioni hanno cominciato a scendere in piazza per chiedere le dimissioni del Presidente. Sulla falsariga di una risposta di Vucic alle richieste dei manifestanti – “non li ascolterei nemmeno se fossero in 5 milioni” -, le opposizioni hanno battezzato la protesta col nome ‘1 di 5 milioni’.

Il 16 gennaio, in migliaia hanno reso omaggio in una manifestazione silenziosa alla memoria di Oliver Ivanovic, uno dei principali leader politici serbo-kosovari e oppositore di Vucic, ucciso un anno fa. Il corteo commemorativo ha marciato mostrando uno striscione con il motto della vittima: “Noi siamo comunque di più”. L’indomani, una folla entusiasta di sostenitori di Vucic ha accolto il presidente russo Vladimir Putin, in visita a Belgrado per discutere alcuni accordi e ribadire il sostegno alla politica estera serba nella questione del Kosovo. Oltre 1.000 gli autobus organizzati dal partito del Presidente serbo per far accorrere i propri sostenitori all’evento.

Il movimento di protesta contro Vucic ha visto scendere in piazza partiti dell’opposizione di sinistra e destra, accademici, studenti e semplici cittadini, accomunati nel contestare un esecutivo considerato a rischio autoritarismo. Una delle rivendicazioni principali riguarda la libertà dei mezzi di informazione: secondo alcuni report, il governo farebbe pressione sugli elettori tramite i media. Inoltre, le opposizioni denunciano la mancanza di adeguati spazi televisivi per i dibattiti politici e censure nei confronti dei giornalisti critici dell’operato di Vucic. Freedom House, organizzazione indipendente che monitora il livello di libertà democratiche, ha definito la Serbia “parzialmente libera“.

Nonostante ciò, Vucic godrebbe ancora di un alto consenso. In caso di elezioni anticipate, secondo un’indagine riportata dal quotidiano serbo Politika, il partito al governo SNS (Partito del progresso serbo) potrebbe ottenere il 54% dei voti contro il 14% di Alleanza per la Serbia. Quest’ultimo è il più grande gruppo di opposizione, che, proprio in questi giorni, ha definito in un comunicato il parlamento “di facciata” e il governo “un regime totalitario”, accusandolo di trattare gli altri partiti come nemici dello Stato. Vucic ha ribadito che non cederà a ricatti politici, ma è aperto al dialogo coi cittadini. Il Presidente ha lanciato sui social la campagna ‘Il futuro della Serbia’, presentando i suoi piani e promettendo di ascoltare le richieste del popolo.

I deputati d’opposizione hanno deciso dall’11 febbraio di boicottare i lavori parlamentari: inoltre, in caso di elezioni anticipate, l’opposizione paventa la possibilità di boicottare la tornata elettorale, come preannunciato nella piattaforma comune Accordo con il popolo, in cui sono fissate le linee guida per opporsi al governo. Alla base di tali posizioni c’è il timore di non vedere garantita una campagna elettorale corretta e un voto realmente libero.

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