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Sciopero e manifestazioni in Zimbabwe Il presidente Mnangagwa interrompe il suo tour internazionale

Da due settimane ormai, il Paese è in subbuglio. Tra la notte di sabato 12 e domenica 13 gennaio, i cittadini hanno visto alzare il prezzo del carburante di più del doppio, passando da 1,24 a 3 dollari al litro. La misura annunciata dal presidente Emerson Mnangagwa infierisce su di una popolazione che già versa in una situazione di crisi economica decennale. Il tasso di inflazione, salito alle stelle, ha reso impossibile l’accesso a molti beni, causando une vera e propria penuria di prodotti base come l’olio, il riso ed il sale.

Il presidente, succeduto al vecchio capo di stato Robert Mugabe, sostiene di aver attuato tale  misura per far fronte alla più grave penuria di carburante del paese. Emerson Mnangagawa, ricordiamo, salito al potere nel 2017 per lottare contro la crisi economica che affama la popolazione da più di due decenni, si è trovato a confrontarsi con una situazione economica difficile da gestire.

Dopo l’annuncio della manovra, la più importante confederazione sindacale del Paese, la ZCTU, ha indetto uno sciopero generale di tre giorni a partire da lunedì 14 gennaio.

Le due città più importanti del paese, Harare e Bulawayo, si sono bloccate completamente in sciopero. Barricate e copertoni in fiamme hanno persuaso il governo a dispiegare l’esercito per le strade, a tagliare completamente la copertura di internet ed a reprimere le proteste con la forza.

L’intera durata dello sciopero ha visto molti scontri tra forze di polizia e manifestanti. In alcune occasioni la polizia avrebbe anche usato armi da fuoco per disperdere la folla facendo salire il numero delle vittime. Il bilancio finale è di 12 morti, centinaia di feriti e circa 600 persone arrestate.

La violenza della repressione ha causato anche non pochi richiami da parte di partner internazionali autorevoli, come quelli dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. In occasione dei giorni di sciopero, secondo alcune testimonianze, dopo aver disperso la folla, le forze di polizia sarebbero andate a cercare gli attivisti e gli organizzatori della manifestazione nelle loro abitazioni. Tra le persone attualmente in custodia delle forze di polizia, ci sarebbe anche Ewan Mawarire, il leader delle manifestazioni antigovernative nel 2016. Molti altri attivisti invece sono riusciti a lasciare il paese o a nascondersi per evitare di finire nelle mani della polizia.

Nonostante le violente repressioni, il governo giustifica le misure sulla base di un presunto complotto in atto per rovesciare il governo. Lo stesso presidente che, dopo l’annuncio dell’aumento del carburante, era partito per un tour internazionale in cerca di investitori stranieri, ha dovuto ridimensionare la propria strategia; il tour, che dopo Russia e Kazakistan, sarebbe dovuto terminare al vertice di Davos, in Svizzera, è stato interrotto in anticipo. Il presidente Mnangagwa ha fatto ritorno nel Paese in vista della nuova ondata di proteste annunciate per la seconda settimana consecutiva, a partire da lunedì 21 gennaio.

La presenza al vertice economico, uno tra i più importanti al mondo, sarebbe stata un’ottima occasione per il paese alla disperata ricerca di capitali stranieri. Dopo che le richieste di prestito a Russia e Sudafrica non hanno portato a nessun accordo, il vertice avrebbe rappresentato una discreta occasione per l’agenda del Presidente. In definitiva, l’episodio ha messo in mostra tutte le fragilità politiche dello Zimbabwe e porta a riflettere sulle enormi difficoltà del Paese a trovare una propria stabilità economica.