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Diplomatico nordcoreano diserta in Italia Molti dettagli circa la fuga di Jo Song-gil restano ignoti

Jo Song-gil, 48 anni, era Chargé d’Affaires della Repubblica Democratica Popolare di Corea: il funzionario diplomatico più alto in grado della rappresentanza nordcoreana in Italia. Dal 2015 ha ricoperto il ruolo di Primo Segretario e nell’ottobre 2017 ha preso il posto del suo superiore Mun Jong-Nam, espulso da Roma per sanzionare il sesto test nucleare ordinato da Kim Jong-un, in violazione delle risoluzioni ONU.

Il mandato di Jo sarebbe dovuto terminare il 20 novembre 2018, ma, secondo quanto riferito dal parlamentare sudcoreano Kim Min-ki, il diplomatico è fuggito dall’ambasciata insieme alla sua famiglia nei primi di novembre. L’agenzia Yonhap riporta che Jo Song-gil ha presentato richiesta di protezione personale al governo italiano a inizio dicembre: una procedura diplomatica necessaria ad evitare che venisse rimpatriato. Secondo il quotidiano sudcoreano Joongang Ilbo, Jo Song-gil avrebbe successivamente presentato domanda di asilo in un Paese occidentale non meglio identificato.

Sulla base di questa ricostruzione, le autorità italiane starebbero quindi temporaneamente nascondendo Jo e la sua famiglia in un luogo sicuro. La Farnesina, in ogni caso, ha reso noto che non risulta alcuna richiesta di asilo a suo nome.

Quello di Jo Song-gil non è certo il primo caso di diserzione da parte di un diplomatico nordcoreano. Nel 2016, Thae Yong-ho ha clamorosamente abbandonato il suo incarico di Vice Ambasciatore a Londra, ma già nel 1991 Ko Young-hwan, di stanza nella Repubblica Democratica del Congo, era fuggito in Corea del Sud, seguito dal terzo segretario in Zambia Hyon Song-il nel ‘96 e, l’anno successivo, da Chang Sung-gil, in servizio in Egitto e scappato a Washington. Con la notevole eccezione di Thae, questi disertori non miravano tanto a ribellarsi, offrendo ad esempio informazioni ai servizi segreti o collaborando con governi rivali, quanto piuttosto a sfuggire al regime e far perdere ogni traccia di sé.

Al fine di scoraggiare le defezioni, i diplomatici nordcoreani impiegati all’estero sono spesso tenuti a lasciare in patria diversi membri della famiglia. Jo è però riuscito a trasferirsi a Roma nel 2015 con moglie e figli, probabilmente in virtù della sua appartenenza a una famiglia privilegiata.

Neanche dalla Corea del Sud (in cui vivono circa 30.000 disertori provenienti dal nord della penisola) arrivano informazioni certe. A Seul, la ‘Casa Blu’, sede della presidenza, ha fatto sapere di non avere notizie sulla defezione di Jo Song Gil, ma può sempre darsi che il diniego sia stato, per così dire, strategico e volto a non disturbare i prossimi negoziati che si terranno tra il regime nordcoreano, gli Stati Uniti e la comunità internazionale per l’abbandono definitivo del programma nucleare di Pyongyang, in cambio della progressiva demilitarizzazione della penisola coreana

Negli USA la notizia ha avuto forte eco: secondo il Washington Post, se davvero si trattasse di diserzione, la fuga di un alto funzionario potrebbe gettare un’ombra sui progressi finora raggiunti per il ripristino del dialogo e della diplomazia.

La legazione a Roma, nello specifico, è tra le più importanti della rete estera nordcoreana, con due diplomatici provenienti dal ministero degli Esteri e due legati alla FAO, che spesso assiste la Corea del Nord per far fronte alle carenze alimentari. L’Italia, inoltre, è stato il primo Paese del G7 a stabilire relazioni diplomatiche con Pyongyang, ufficialmente aperte nel gennaio del 2000 grazie a Lamberto Dini, ex ministro degli Esteri.