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Huawei e ZTE escluse dagli appalti pubblici giapponesi Tokyo si allinea con Washington e la Cina reagisce contro Apple

Anticipata di qualche giorno dal quotidiano locale Yomiuri, la decisione del governo giapponese di bandire i colossi cinesi Huawei e ZTE dagli appalti pubblici per le infrastrutture delle telecomunicazioni è stata ufficializzata il 10 dicembre.

Lo scorso agosto, già gli USA avevano vietato i prodotti Huawei e ZTE negli apparati statali. A motivare le decisioni vi sono i presunti legami intercorrenti fra il governo cinese e le due aziende. Il timore è che ad essere messa a rischio sia la cybersecurity nazionale, sia in ambito militare che finanziario.

Nel comunicato, l’esecutivo di Tokyo, per non inasprire i rapporti commerciali con la Cina, non ha fatto riferimento diretto alle due società, concentrandosi invece sulla delicata procedura contrattuale riguardante la sicurezza nazionale. Nelle settimane precedenti, inoltre, la British Telecom ha tagliato fuori Huawei dalle operazioni per la rete 5G. Nei mesi precedenti, anche Australia e Nuova Zelanda si sono uniformate. Altice, invece, il più grande phone network portoghese, ha firmato un contratto con la Huawei per lo sviluppo della rete 5G entro il 2019. Anche l’Italia lavora in collaborazione con il colosso cinese.

Al momento, Huawei conta 14 5G network clients in Europa, 5 in Medio Oriente e 3 in Asia, superando Nokia ed Ericsson e ponendosi come primo fornitore mondiale di tecnologia per telecomunicazioni di ultima generazione: un primato che USA ed alleati anglosassoni, che condividono il sistema Echelon di intercettazione per telefonate, mail, fax e telex, sono ben intenzionati a contrastare.

Infine, nonostante Trudeau abbia negato coinvolgimenti politici nella faccenda, l‘1 dicembre è stata arrestata in Canada, su richiesta degli USA, la CFO di Huawei Sabrina Meng Wanzhou, per aver commerciato con l’Iran, in contravvenzione alle sanzioni. La donna, che ha pagato una cauzione di C$10 milioni, si trova ora in libertà vigilata.

Tra il 10 e il 12 dicembre, Michael Kovrig, ex-diplomatico, e Michael Spavor, businessman canadese, sono stati fermati dalle autorità cinesi. Sebbene gli arresti siano dichiaratamente dovuti a sospette attività contro la sicurezza dello stato, è facile inquadrarli nel braccio di ferro per il rilascio di Meng Wanzhou.

L’11 dicembre la Corte intermedia del Popolo di Fuzhou ha ordinato alla Apple di sospendere la vendita in Cina dei vecchi modelli iPhone per aver violato due brevetti Qualcomm Inc. Il clima corrente non sembra dunque accomodare la tregua alla guerra commerciale di 90 giorni accordata nel G20 di Buenos Aires.