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Asse Tokyo-Pechino: “uno storico punto di svolta”? I due avversari regionali siglano accordi economici e di cooperazione

Il 26 ottobre, a 40 anni dalla firma del trattato di amicizia sino-giapponese e 7 anni dopo l’ultima visita di un capo nipponico in Cina, Shinzo Abe, accompagnato da circa 500 uomini d’affari, si è recato a Pechino per una missione di tre giorni. Con l’intenzione di trasformare le relazioni “da competitive a cooperative”, i due Paesi hanno siglato accordi dal valore di 18 miliardi di dollari.

Tra questi, risulta particolarmente rilevante quello del currency swap: 200 milioni di yuan per 3,4 trilioni di yen, ovvero circa 30 miliardi di dollari. Questa manovra dovrebbe agevolare il commercio bilaterale e ridurre l’utilizzo del dollaro statunitense, nonché garantire stabilità finanziaria. L’accordo sarà valido per tre anni con possibilità di estensione.

Le parti hanno anche firmato un memorandum di cooperazione per un accordo di compensazione in yuan presso la sede di Bank of China a Tokyo. Tale accordo, secondo la Banca Popolare Cinese, faciliterà le operazioni transfrontaliere delle imprese e degli istituti finanziari dei due Paesi, oltre ad agevolare lo scambio e l’investimento bilaterale. Infine, Tokyo e Pechino hanno promesso di cooperare per lo sviluppo del sudest asiatico promuovendo la Regional Comprehensive Economic Partnership.

Il riavvicinamento tra Cina e Giappone sembra essere scaturito dalla comune avversione alle misure protezionistiche adottate dagli USA. Tokyo, in particolare, teme l’impatto di tali misure sulla sua industria automobilistica: molte imprese assemblano in Cina ed esportano negli USA. Inoltre Trump, scaturendo un forte sentimento di insicurezza, ha ripetutamente ribadito agli alleati militari in Asia orientale di dover provvedere alla propria difesa, insinuando che potrebbe presto giungere la fine della presenza militare statunitense nella regione e incoraggiando il Giappone a comprare più armi americane.

Infine, nonostante la partnership economica, Tokyo e Pechino restano rivali regionali. La Cina è diffidente verso i tentativi di Abe di modificare la costituzione pacifista nipponica, mentre il Giappone teme il dominio regionale cinese. Tokyo infatti ancora non ha aderito formalmente alla BRI e per ostacolare il progetto, estende le sue attività navali al conteso Mar Cinese Meridionale, come nel caso della prima esercitazione terrestre dalla seconda guerra mondiale, svoltasi nelle Filippine ad inizio ottobre, in cooperazione con Washington e Manila. Pechino, infine, non dimentica l’impatto della prima e della seconda guerra sino-giapponese, conflitti che hanno inciso sulla disputa per il controllo delle isole Senkaku/Diaoyu e su quella per la sovranità di Taiwan.