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America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA – CILE

20 ottobre. Il popolo Mapuche ha fatto sentire la propria voce nella sede dell’ONU di Ginevra, dichiarando di “parlare a nome di tutti i popoli aborigeni americani che spesso hanno ancora meno voce di loro”. I rappresentanti del popolo Mapuche hanno ricercato, in ambito internazionale, quella risonanza che non hanno mai avuto in Cile e Argentina, luoghi nei quali risiedono. L’obiettivo è porre un freno “all’estrattivismo” e alla monocoltura delle imprese cilene che, con la compiacenza del governo, si sono appropriate e continuano ad appropriarsi delle loro terre originarie.BRASILE

22 ottobre. Le allusioni di Jair Bolsonaro, favorito al ballottagio con Haddad fissato per domenica 28 ottobre, preoccupano la Corte Suprema. Avrebbe, infatti, dichiarato che “i leader di sinistra sarebbero da spedire in carcere o da esiliare”, definendoli “banditi rossi” e affermando che “sarranno spazzati via dalla mappa attraverso una pulizia mai vista nella storia del Brasile”. Sarebbe, inoltre, stato aggunto dal figlio del candidato: “per chiudere la Corte Suprema basta un solo soldato o un sergente”. Il giudice Alexandre de Moraes ha chiesto una immediata investigazione.

COLOMBIA

23 ottobre. Miguel Ceballos, l’Alto Commissario per la Pace nominato dal governo, ha dichiarato chenon si potrà costruire la pace in un Paese dove continuano i sequestri”. Le parole sono state dirette ai dirigenti dell’ELN, organizzazione considerata responsabile di 23 dei 123 rapimenti avvenuti durante l’anno in Colombia.

CUBA

22 ottobre. Le autorità cubane vogliono iniziare una politica di buone relazioni con i cittadini emigrati all’estero. Coloro che sono emigrati illegalmente non dovranno più aspettare 8 anni per poter ritornare. Nell’elenco, tuttavia, non si includono i cubani che hanno abbandonato missioni sanitarie, diplomatiche, delegazioni sportive o di altro tipo. In ogni caso non sarà possibile tornare a Cuba con il passaporto del nuovo Paese che li ha accolti.

ECUADOR

19 ottobre. Assange, residente nell’ambasciata ecuadoregna a Londra, ha promosso una azione legale nella capitale Quito contro il governo, che sarebbe reo della “violazione dei suoi diritti fondamentali di rifugiato”. Il ciber-attivista denuncia l’illegittimità della lista delle restrizioni, consegnata lo scorso 23 ottobre dal Ministero degli Esteri. La violazione determinerebbe la fine del suo diritto di asilo. A partire dal prossimo mese saranno tagliati completamente le spese alimentari, mediche e di ogni genere necessario per il fondatore di WikiLeaks, residente da 6 anni nell’ambasciata.