Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



La manovra del popolo L’approvazione del DEF tra rilancio dei consumi e perplessità europee

A una settimana dal clamoroso annuncio della maggioranza di rompere con gli impegni presi dal governo precedente di mantenere un deficit al 1,6% del PIL per il 2018, portandolo a 2,4%, numerose sono le questioni da analizzare, sia per il contenuto della ‘Manovra del Popolo’, sia per gli scenari extra-economici, e squisitamente politici, che tali provvedimenti nazionali disegnano per tutta la UE.

Anzitutto, cosa prevede il Documento di Economia e Finanza (DEF)? Molto ambiziose e dirompenti sono le principali misure previste nella manovra. Analizziamole con ordine. Il ‘reddito di cittadinanza’ si qualifica come sussidio per chi versa in stato di estrema indigenza, da finanziarsi con 10 miliardi di euro all’anno. Il governo si aspetta così una crescita dei consumi e, unitamente alla riforma dei centri per l’impiego, si attende un aumento del turn-over lavorativo, se non una diminuzione stessa della disoccupazione.

La ‘quota 100’ è una misura che permette di diminuire nei fatti l’età pensionabile prevista dalla Legge Fornero (100 = età + anni di contributi). L’obiettivo è aumentare i posti di lavoro disponibili sul mercato, favorendo così l’occupazione. È previsto anche un aumento delle pensioni minime da 450 a 780 euro mensili. Anche questa è una manovra che aumenterebbe i consumi.

La flat tax al 15% sulle partite IVA (probabilmente con un tetto massimo per i redditi imponibili fino a 100.000 euro) è stata presentata come una misura per aumentare i redditi disponibili dei lavoratori autonomi, considerando che, negli anni, per effetto del Jobs Act, questa categoria di lavoratori si è noteolemente allargata, dal momento che le aziende avevano più convenienza ad assumere lavoratori formalmente autonomi non dovendo corrispondere loro i contributi pensionistici.

Ora, lo spirito di questo primo DEF della ‘maggioranza gialloverde’ è chiaramente puntare a una crescita non più basata sul lato dell’offerta, vale a dire la grande imprenditoria, il settore bancario e i fondi di investimento, bensì sul lato della domanda. La platea dei beneficiari sarà certamente più ampia rispetto a quella delle precedenti manovre, essendo espansiva e non prociclica. Inoltre, i consumi sono stati troppo a lungo trascurati in Italia; basti pensare al blocco dei salari nella Pubblica Amministrazione.

Questi obiettivi possono essere raggiunti esclusivamente passando per un deficit che sia almeno pari al 2,4% per il 2018. Di per sé, un deficit di tale entità, contrariamente ad alcune dichiarazioni smaccatamente oppositive, è decisamente normale per uno Stato storicamente industriale come il nostro, quota che peraltro rispetterebbe anche il formale vincolo UE del 3% sul PIL.

Sebbene quindi la manovra appaia formalmente adeguata, potrebbe tuttavia non avere gli effetti sperati, per diverse ragioni, di cui la più importante è senza dubbio la percezione degli investitori istituzionali (i ‘mercati’). Quello che davvero potrebbe portare ad aspettative negative sui mercati finanziari, con conseguenti effetti negativi sui tassi di interesse a breve termine, è la bocciatura del DEF da parte della Commissione Europea, dato che, sulla base del fatto che il debito pubblico complessivo potrebbe aumentare, esso risulta in contrasto con il Patto di Stabilità concluso dal governo Monti.

Una bocciatura avrebbe, dunque, effetti devastanti sul mercato del debito italiano, ma sancirebbe una rottura definitiva tra Roma e Bruxelles, specialmente in vista delle elezioni europee 2019. (Continua…)