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Cina-India: il summit informale di Wuhan “Il dragone cinese e l’elefante indiano non devono lottare, ma danzare l’un con l’altro”

 

Il 27 ed il 28 aprile si è tenuto a Wuhan il summit informale tra il primo ministro indiano Modi ed il presidente cinese Xi. L’incontro è stato ampiamente interpretato come un tentativo per riaprire le relazioni e ricostruire la fiducia in seguito ad un lungo periodo di allontanamento diplomatico fra le due potenze vicine.

Tra gli obiettivi prefissati emergono: fattiva cooperazione, espansione della comunicazione tra i due Stati e rivitalizzazione della civiltà orientale. Quest’ultima aspirazione si riflette anche internamente con il mito del “sogno cinese del ringiovanimento nazionale” e la visione della “nuova India”. I due leaders hanno inoltre entrambi reiterato la propria condanna ad ogni forma di terrorismo, impegnandosi a collaborare per arginarne la minaccia. Infine, in una mossa che potrebbe disturbare il Pakistan, Modi e Xi si sono accordati per la realizzazione di un progetto economico congiunto in Afghanistan, rimandando al futuro la definizione dei dettagli.

Sebbene non sia stato firmato alcun accordo o fatta alcuna dichiarazione, Xi e Modi si sono mostrati consapevoli del ruolo rivestito dai rispettivi Paesi nell’ordine regionale e globale. La Cina, lo scorso anno, si è affermata come il maggiore trade partner dell’India (per un totale di 84 miliardi di dollari di scambi) e di fatto lo sviluppo delle relazioni tra i due Paesi coinvolge la prosperità ed il progresso di circa un terzo della popolazione mondiale (2.6 miliardi di persone). Finora, però, la storia delle relazioni sino-indiane è stata ricca di contenziosi: la realizzazione del Corridoio Economico Cina-Pakistan nella zona contestata del Kashmir, il rifiuto dell’India di partecipare ad OBOR, l’incidente di Doklam, l’intrusione cinese in Sri Lanka, Nepal, Bangladesh e alle Maldive – Paesi tradizionalmente dipendenti dall’India – e l’accoglienza offerta da Nuova Delhi al Dalai Lama sono solo alcuni esempi.

Pertanto, nonostante il tenore retorico dell’incontro, resta il timore di Pechino di un’alleanza India-USA finalizzata al suo contenimento, come presagibile dall’idea dell’“Indo-Pacific”, promossa da Trump e accarezzata anche da Giappone e Australia, a cui la Cina risponde con il “New Asian Security Concept”. Nuova Delhi, dal canto proprio, diffida da una piena alleanza con Washington, ma è consapevole della necessità di una partnership per il progresso dell’economia indiana e la resistenza all’espansionismo cinese.

Gli scenari restano quindi ancora aperti e si attende lo Shanghai Cooperation Organisation Summit di giugno, in cui Xi e Modi si rincontreranno a Qingdao.