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Peste polmonare in Madagascar OMS invia 1,2 milioni di dosi di antibiotico e stanzia $1,5 milioni

Il Madagascar fronteggia un aggravamento della situazione sanitaria interna a causa della comparsa della peste polmonare. I dati ufficiali del 16 ottobre indicano 57 morti e 580 nuovi infetti e di una mortalità pari al 100% nei casi di contagio. La diffusione della peste polmonare si sovrappone all’epidemia di peste bubbonica, la variante più frequente del batterio Yirsinia Pestis che affligge il Paese dalla fine di agosto.

La peste, in realtà, è una malattia storicamente presente in Madagascar. Il batterio viene trasmesso dalle pulci a un veicolo animale, spesso i roditori. Poiché i topi sono abitualmente consumati come alimento nelle zone rurali dell’isola, la malattia miete circa 400 vittime l’anno, soprattutto da settembre ad aprile, durante la stagione delle piogge, durante la quale i roditori escono dalle tane.  

Oltre che nel numero di contagi, l’eccezionalità della nuova ondata di epidemia risiede nella propagazione del morbo nei centri urbani, come la capitale Tana, e nella frequenza dei casi di peste polmonare, la cui rapida diffusione dipende dalla possibilità di trasmissione uomo-uomo, assent
e nella variante bubbonica.

La risposta della comunità internazionale è stata consistente: sull’isola, infatti, oggi lavorano congiuntamente lo UK Public Health Rapid Support Team, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Centro statunitense per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive e MSF.

Dal punto di vista delle risorse, inoltre, l’OMS ha dichiarato di aver spedito sull’isola 1,2 milioni di dosi di antibiotico e di aver stanziato 1,5 milioni di fondi d’emergenza, al fine di alleviare la pressione che grava sulle strutture sanitarie del Paese, presenti in maniera frammentaria.

La somministrazione di antibiotici è fondamentale per il contenimento dell’epidemia. Ma la diffusione del batterio della peste può essere fermata anche con un trattamento sanitario per la disinfestazione degli ambienti dalle pulci infette e, soprattutto, tramite una campagna di informazione.

Queste soluzioni, però, si scontrano con problematiche di carattere pratico: il Madagascar è un’isola estesa e le sue autorità non hanno saputo reagire con la dovuta prontezza alla diffusione dell’epidemia. A questo si sommano le carenze del sistema sanitario dell’isola e la povertà endemica, un insieme di fragilità che ha contribuito a provocare la recrudescenza dell’epidemia.