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Lettere per Putin Mentre il Presidente pensa al 2018, centinaia di russi esprimono il loro malcontento

 

Il 29 aprile migliaia di cittadini russi hanno manifestato in 30 città del Paese contro il governo Putin.

Su iniziativa del movimento Open Russia, fondato dall’oppositore Michail Chodorkovskij per difendere la democrazia ed i diritti civili, i manifestanti si sono messi in fila davanti agli uffici pubblici incaricati di raccogliere le lettere di petizione al governo. Il fine di questa protesta era chiedere a Putin di non ricandidarsi per il suo quarto mandato nelle elezioni che si terranno il prossimo marzo.

A Mosca e a San Pietroburgo, città in cui la partecipazione è stata più massiccia, si sono verificati alcuni scontri con la polizia. Erano presenti centinaia di agenti in assetto anti sommossa, che hanno effettuato altrettanti arresti.

Putin, al potere da 17 anni, non ha confermato la sua corsa ad un nuovo mandato, ma intanto le autorità hanno aumentato la pressione su Open Russia, da sempre vista come un’organizzazione indesiderata.

Chodorkovskij, ex presidente della compagnia petrolifera Yukos, venne arrestato nel 2010 per motivi politici e venne rilasciato nel 2013 grazie ad un’amnistia. Da allora ha vissuto fuori dai confini russi ed è diventato uno dei personaggi più noti tra i critici del presidente Putin, anche grazie alla nascita di Open Russia nel 2014.

Molti degli attivisti e dei cittadini che hanno presentato le proprie petizioni hanno riconosciuto che la bassa partecipazione popolare e l’indifferenza del governo di fronte alle proteste faranno sì che non vi siano risultati concreti, perlomeno in un futuro immediato.

Per molti, però, era giunto il tempo di far sentire la propria voce in uno scenario in cui le libertà civili sono in pericolo e la scarsa crescita economica mette a repentaglio le fasce più deboli della popolazione.

Il movimento di Chodorkovskij è comunque riuscito a tenere vive le più imponenti proteste anti-Putin che si tennero il prossimo 26 marzo in oltre 80 città della Russia.

Aleksei Navalny, altro leader del fronte dell’opposizione russa, fu il promotore di queste proteste. Egli trascorse 15 giorni in carcere con l’accusa di aver organizzato quelle manifestazioni, durante le quali si registrarono 1.000 arresti ed un picco di partecipazione popolare mai visto prima.


Il malcontento non sembra, ad ogni modo, mostrare segnali di stop e Navalny ha raccolto il sentimento di milioni di cittadini russi, invitandoli a partecipare a nuove proteste, previste per il prossimo 12 giugno.