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La difficile democrazia turkmena L’elezione del 12 febbraio spiana la strada per una presidenza a vita

Con oltre il 97% dei voti, Gurbanguly Berdimuhamedov è stato rieletto per un 3° mandato alle elezioni presidenziali turkmene del 12 febbraio, replicando un numero di preferenze molto simile a quello ottenuto alle elezioni del 2012.

L’esito non è arrivato a sorpresa: il Presidente ha sfidato altri 8 candidati, tutti funzionari pubblici, manager di aziende di Stato o esponenti di partiti politici leali al governo.

Berdimuhamedov, 59 anni, è divenuto Presidente per la prima volta nel 2007, succedendo a Saparmurat Niyazov, un Presidente autocratico che aveva guidato con il pugno di ferro, fino alla sua morte, gli oltre 5 milioni di cittadini del Turkmenistan.

Dentista di professione, Berdimuhamedov si presentò al popolo turkmeno come un riformatore, impegnato a modernizzare il Paese e a portarlo al pari delle potenze continentali. Il neo Presidente, però, non ruppe il sistema politico repressivo instaurato dal suo predecessore, ma anzi lo fece proprio, trovando dunque una forte continuità con i marchi distintivi degli anni di Niyazov.

10 anni dopo, i diritti umani sono ancora riconosciuti solo sulla carta.

L’ONG Reporters without borders ha inserito il Turkmenistan al 178° posto su 180 Paesi nella sua classifica sulla libertà di stampa, visto l’alto numero di persecuzioni che i pochi giornalisti indipendenti rimasti sono costretti a subire in maniera sempre più intensa.

Lo scorso anno il Turkmenistan ha modificato la propria Costituzione in modo da poter permettere a Berdimuhamedov  di rimanere al potere per un tempo indefinito, rimuovendo il limite di età di 70 anni per i candidati presidenziali ed estendendo il termine della carica da 5 a 7 anni.

Il rafforzarsi del potere presidenziale è avvenuto in uno scenario di lenta crescita economica, anche e soprattutto in seguito alla decisione della Russia di bloccare le importazioni di gas dal Turkmenistan, una delle fonti primarie di introito nelle esportazioni del Paese. Tale rallentamento dell’economia ha spinto le autorità a chiedere di ridurre le spese nel settore del welfare.

È su questo punto che probabilmente si giocherà la partita più importante per la permanenza prolungata di Berdimuhamedov, che, pur evitando di ricalcare il culto della personalità costruito da Nyiazov, non è mai sembrato intenzionato a portare a compimento un processo di democratizzazione reale in Turkmenistan.