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Le autoproclamate repubbliche popolari al voto Le elezioni nel Donbass riaccendono le polemiche e le tensioni

Si sono svolte sotto un’occupazione, dove non c’è libertà di espressione, né libertà di movimento nè di fare campagna elettorale, e in generale nessuna libertà di scelta per le persone nell’eleggere i candidati”. Kurt Volker, inviato speciale statunitense per l’Ucraina, ha così commentato le elezioni, svoltesi domenica 11 novembre, dei leader e dei membri delle assemblee parlamentari delle autoproclamate “Repubbliche popolari” di Donetsk e Lugansk.

Il risultato ha rispettato le attese. Sono stati confermati, infatti, Leonid Pasechnik col 68% dei voti a Lugansk, e Denis Pushilin col 61% dei voti a Donetsk. Quest’ultimo era succeduto nell’agosto scorso a Aleksandr Zakharchenko, leader separatista morto a causa di un’esplosione nella capitale del Donbass. Continua a leggere

Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

BULGARIA

12 novembre. Il leader del partito di maggioranza Gerb, Tsvetanov, ha annunciato alla stampa che il governo non sottoscriverà il Patto globale per l’immigrazione dell’ONU, perché “metterebbe in pericolo gli interessi nazionali”. Hanno rifiutato anche USA, Polonia, Ungheria, Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca.

KOSOVO

13 novembre. Il presidente del Kosovo Hashim Thaci ha incontrato Vladimir Putin a Parigi durante le celebrazioni per il centenario del termine della Prima Guerra Mondiale, discutendo brevemente della normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo. Sul punto, il Presidente russo si è dichiarato pronto a sostenere una soluzione pacifica, come dichiarato da Thaci sulla sua pagina social. Il Cremlino per ora non ha rilasciato alcun comunicato riguardo all’incontro.

MACEDONIA

13 novembre. Condannato a 2 anni di carcere per abuso di potere, l’ex premier Gruevski ha annunciato su Facebook di aver chiesto asilo politico all’Ungheria, dove sarebbe fuggito visti i buoni rapporti col premier Viktor Orban. Coinvolto nell’inchiesta “Tank”, insieme ad altri ex funzionari ora agli arresti, Gruevski era ricercato per non essersi presentato a scontare la pena detentiva.

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Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

ALBANIA

6 novembre. Il presidente dell’Albania, Ilir Meta, si è recato in Calabria in occasione del 550° anniversario della morte di Scanderbeg, eroe nazionale albanese molto caro alle comunità albanofone locali. Meta ha incontrato il governatore Mario Oliverio, con il quale ha discusso dei legami storici e culturali intercorrenti tra i due popoli. Il leader albanese ha, inoltre, preso parte a un incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha sottolineato l’importanza della comune vocazione europea per i due Paesi.   Continua a leggere

A dicembre, elezioni anticipate in Armenia L’Assemblea Nazionale non trova l’accordo sul nome del Primo Ministro

Giovedì 1 novembre scorso, l’Assemblea Nazionale armena non è riuscita a raggiungere un accordo per l’elezione del nuovo Primo Ministro. I parlamentari si erano già riuniti il 24 ottobre, senza però ottenere alcun risultato. Pertanto, ai sensi degli articoli 149.3 e 149.4 della Costituzione armena, l’Assemblea Nazionale, avendo fallito due volte consecutive nel compito di eleggere il Primo Ministro, è stata sciolta e sono state indette elezioni anticipate.

Ciò che auspicava Nikol Pashinyan, dunque, si è avverato. Egli, già giornalista, era stato nominato Primo Ministro a maggio del 2018, dopo aver guidato la “rivoluzione di velluto”. La popolazione armena era insorta contro la diffusa corruzione politica e, soprattutto, in seguito al tentativo dell’ormai ex presidente della Repubblica Serž Sargsyan di divenire Primo Ministro con poteri esecutivi accentrati nelle sue mani.

Pashinyan così ha guidato l’Armenia per i mesi successivi con l’obiettivo di portare il Paese a elezioni anticipate. Il 16 ottobre 2018, si è dimesso, forte degli ottimi risultati ottenuti nelle elezioni del Consiglio comunale di Yerevan che hanno stabilito la vittoria della coalizione Yelk, di cui fa parte il partito Contratto Civile di Pashinyan.

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Un esercito contestato A dieci anni dall'indipendenza nasce l'esercito kosovaro

Il 19 ottobre il Parlamento kosovaro ha approvato diversi disegni di legge che prevedono la creazione di un esercito regolare, a sostituzione della Kosovo Force Security (KFS), forza speciale che dovrebbe intervenire solamente in caso di disastri. Dalla fine della guerra del Kosovo, sono state le forze internazionali della NATO (KFOR) a garantire stabilità e sicurezza alla regione.

Le disposizioni presentate in Parlamento non richiedono modifiche della Costituzione. Secondo la Costituzione, la formazione di esercito nazionale richiederebbe in Parlamento una maggioranza di due terzi e ciò permetterebbe a gruppi parlamentari minori di bloccare il progetto.


 

Il disegno di legge è stato approvato da quasi la totalità dei gruppi parlamentari, ad eccezione dei rappresentanti della minoranza serba. Quest’ultimi, al momento della votazione, hanno abbandonato l’aula in segno di protesta. Per i deputati serbi, la formazione di un esercito è in contraddizione con la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che prevede che nessuna forza militare possa stazionare in Kosovo ad eccezionedella KFOR.

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Concessa l’autocefalia alla Chiesa ucraina Durissime le reazioni dal Patriarcato di Mosca

di Mario Rafaniello

La decisione sull’indipendenza della Chiesa ortodossa di Kiev dal Patriarcato di Mosca è stata presa l’11 ottobre nel Santo Sinodo del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Il patriarca Bartolomeo, che nella Chiesa ortodossa assume un ruolo di primus inter pares, ha firmato nel Sinodo di Istanbul il discusso Tomos, il decreto ufficiale che concede l’autocefalia. Si revoca quindi la lettera sinodale del 1686, la quale, riconoscendo al Patriarca di Mosca il potere di ordinare il Metropolita di Kiev, ne stabiliva la dipendenza canonica. Continua a leggere

Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

ALBANIA

28 ottobre. Un cittadino greco-albanese è stato ucciso dalle forze di polizia locali nel villaggio greco di Bularat, nell’Albania meridionale. Il 35enne Kostantinos Kacifa avrebbe sparato, durante la festa greca del “Giorno del No”, contro una pattuglia di polizia, che avrebbe cercato di arrestarlo e che, dopo una sparatoria, lo avrebbe ucciso. Ignote le motivazioni del gesto. “Chiederemo un chiarimento alle autorità albanesi”, ha detto il Ministro degli Esteri greco. Due episodi di violenza, presumibilmente collegati con la vicenda, sono stati registrati in Grecia successivamente.

ARMENIA

29 ottobre. Il Parlamento ha rigettato, per la seconda volta, una proposta di modifica del Codice elettorale presentata dal governo di Pashinian. La proposta prevede un cambiamento nel meccanismo di distrubuzione dei seggi dell’aula. Pashinian, diventato Primo Ministro lo scorso maggio in seguito a forti proteste di piazza, si è dimesso lo scorso 16 ottobre. In caso di mancata formazione di un nuovo governo entro 2 settimane dalle sue dimissioni, si andrà, come vuole Pashinian, a elezioni anticipate a dicembre.  

31 ottobre. Il Parlamento armeno ha approvato in prima lettura un’amnistia presentata dal governo in occasione del 100° anniversario della Prima Repubblica Armena e il 2800° anniversario della fondazione della capitale Yerevan. L’amnistia dovrebbe coinvolgere 6500 persone, tra le quali 660 detenuti che dovrebbero essere rilasciati.

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Ultime elezioni presidenziali a suffragio diretto in Georgia Verrà eletto al secondo turno il nuovo Presidente della Repubblica georgiano

Domenica 28 ottobre scorso il popolo georgiano è stato chiamato ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica; tuttavia, solo il 46,7% degli aventi diritto si è recato alle urne. Al termine dello spoglio, la Commissione Elettorale Centrale ha dichiarato che nessuno dei candidati ha raggiunto la maggioranza assoluta. Per questo motivo, l’elezione del nuovo Presidente è quindi rimandata al secondo turno, che dovrà tenersi entro il 2 dicembre. In questa seconda tornata si sfideranno Salome Zurabishvili, che ha ottenuto il 38,63% dei voti, e Grigol Vashadze,che ha invece ricevuto il 37,74%dei consensi. Continua a leggere

Strage in Ucraina Russia e Ucraina si accusano a vicenda

Mercoledì 17 ottobre scorso, lo studente diciottenne Vladislav Roslyakov ha aperto il fuoco in una scuola professionale a Kerch, in Crimea, uccidendo 18 persone e ferendone circa 50.

L’omicida si è suicidato al termine della sparatoria. Il ragazzo aveva da poco ottenuto il porto d’armi, che gli aveva permesso di acquistare il fucile. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Roslyakov avrebbe sofferto di una malattia mentale che non gli era mai stata diagnosticata. Pertanto, l’assalto è stato classificato come un mass shooting piuttosto che un atto terroristico.

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Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

AZERBAIGIAN

23 ottobre. Il presidente azero Ilham Aliyev e il suo omologo turco Erdoğan hanno messo in funzione, durante una sobria cerimonia, la raffineria STAR, la prima realizzata dall’Azerbaigian in Turchia. Costruita ad Aliağa, sulle coste turche dell’Egeo, l’opera è costata 6,3 miliardi di dollari e rappresenta il più grande investimento estero nel Paese mediterraneo. “Con questa raffineria, noi abbiamo ulteriormente rafforzato la dimensione strategica delle nostre relazioni fraterne con l’Azerbaigian” ha dichiarato Erdogan. Continua a leggere