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Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

GEORGIA

2 dicembre. Si è tenuta una manifestazione, nella città di Tbilisi, per contestare il risultato delle ultime elezioni presidenziali. Durante il loro svolgimento, Zurabishvili, prima donna presidente del Paese, ha ottenuto la vittoria con il 59,52% di voti. Durante le proteste, Vashadze, candidato dell’opposizione ha dichiarato di voler che “il cosiddetto governo ascolti la voce del popolo, perché tutti sanno che le elezioni sono state manipolate”. Continua a leggere

Una nuova guerra di dazi Kosovo e Serbia di nuovo ai ferri corti dopo l’imposizione di dazi da parte di Pristina

Le relazioni tra Serbia e Kosovo vivono un momento di forte difficoltà.

Il 21 novembre scorso il governo kosovaro di Ramush Haradinaj ha alzato i dazi doganali dal 10% al 100% su tutti i prodotti provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia-Erzegovina.

Questa decisione arriva in risposta all’esito negativo della votazione per l’ammissione del Kosovo nell’Interpol, l’organizzazione internazionale dedita al contrasto del crimine internazionale. Il rigetto della candidatura kosovara è stato percepito come una vittoria della Serbia, che molto si era spesa in questo senso.

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La Georgia elegge la prima Presidente donna L'opposizione denuncia l'irregolarità delle consultazioni

Mercoledì 28 novembre, in Georgia si è tenuto il ballottaggio alle presidenziali.

Salome Zurabishvili, uscita vincente con il 59,5% dei voti, sarà la prima donna a sedere alla Presidenza della Georgia. Zurabishvili si è presentata come candidata indipendente alle elezioni, senza rifiutare il sostegno politico del partito al governo, Sogno Georgiano, del miliardario Bidzina Ivanishvili. Tra le sue fila, nel 2016, è stata eletta membro del Parlamento. Il primo ministro Mamuka Bakhtadze si è subito congratulato con la neo-eletta, affermando che “le elezioni hanno dimostrato ancora una volta che la Georgia è uno stato veramente democratico”.

Con il 40,5% dei voti, Grigol Vashadze esce sconfitto dalla tornata elettorale.

Salome Zurabishvili, figlia di una famiglia di origini georgiane che dovette scappare in Francia negli anni 20, iniziò la sua carriera politica come ambasciatrice francese in Georgia. Nel 2004, fu nominata Ministra degli Affari Esteri sotto il governo di Mikhail Saakashvili. Dopo poco più di un anno, lasciò il proprio incarico, passando all’opposizione, per forti critiche verso quello che lei definì un “neototalitarismo”. Primo obiettivo del suo programma è creare un equilibrio nei rapporti con la Russia e con l’Europa, facendo affidamento sui suoi legami europei.

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La Russia ha discriminato la comunità LGBT Una sentenza della CEDU mette in luce le discriminazioni russe

Martedì scorso 27 novembre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) si è espressa su un caso che vedeva opposti 7 attivisti LGBT russi e il Cremlino. La Corte ha stabilito che tra il 2009 e il 2014 Mosca ha discriminato la comunità LGBT non concedendole il permesso di svolgere manifestazioni pubbliche. Ciò avrebbe violato gli articoli 11, 13 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, i quali tutelano il diritto alla libertà di riunione, a un ricorso effettivo e al divieto di discriminazione. Continua a leggere

Si riaccende la tensione tra Russia e Ucraina Navi ucraine attaccate e sequestrate nel mare di Azov

Nella mattina del 25 novembre scorso, si è riaccesa la tensione tra Russia e Ucraina: la Guardia costiera russa ha speronato un rimorchiatore ucraino che accompagnava due navi militari dirette a Mariupol, uno dei principali porti ucraini che affaccia sul mare di Azov. Le imbarcazioni ucraine stavano per attraversare lo stretto di Kerch quando sono state intercettate dalla Marina russa, che ha aperto fuoco contro di loro.

Dopo lo scontro, le navi sono state sequestrate e scortate fino al porto di Kerch. Continua a leggere

Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

ALBANIA

26 novembre. A Peja, in Kosovo, si è tenuto un incontro tra i rappresentanti del governo albanese e di quello kosovaro. Nel corso di questo evento, il primo ministro albanese Edi Rama ha dichiarato di appoggiare la decisione del Kosovo di aumentare dal 10 al 100% le tasse sui prodotti provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia. In particolare, Rama ha definito la decisione di Pristina “una giustificata reazione politica al comportamento ostile tenuto dalla Serbia”.

ARMENIA

24 novembre. In vista delle elezioni parlamentari, che si terranno il prossimo 9 dicembre, migliaia di persone hanno manifestato per le strade e le piazze di Yerevan, per esprimere sostegno nei confronti di Nikol Pashinyan, candidato alle prossime elezioni.

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La fuga dell’ex Primo Ministro macedone Nikola Gruevski ha chiesto asilo politico in Ungheria

Il 9 novembre alla prigione di Shuto Orizari era atteso l’ex primo ministro della Macedonia Nikola Gruevski, il quale avrebbe dovuto iniziare a scontare una pena di 2 anni di carcere. Gruevski non si è presentato, facendo perdere le sue tracce.

Gruevski è stato Primo Ministro macedone dal 2006 al 2016 e capo del Partito Democratico per l’unità nazionale (Vmro-Dpmne), il più importante partito di centrodestra del Paese. Nel 2016 ha dovuto dare le dimissioni a causa di una crisi politica che ha visto come protagonisti lui e il suo partito. A maggio è giunta la condanna per aver convinto, nel 2012, il ministro dell’Interno, Jankulovska, ad acquistare per suo uso personale un’auto con 600.000€ di fondi statali. Il 9 novembre, Gruevski ha perso in appello. Continua a leggere

Arrestato per motivi politici La CEDU si pronuncia sugli arresti subiti da Navalny

Nel corso degli ultimi anni, Alexei Navalny, avvocato e attivista critico del Presidente Putin, nonché leader dell’opposizione russa, ha subito vari arresti ed è stato detenuto per un totale di 172 giorni per aver organizzato o partecipato a manifestazioni politiche non autorizzate e, nel 2013, anche per corruzione. Il dissidente russo si è rivolto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per denunciare 7 arresti subiti tra il 2012 e il 2014, che a suo parere sono avvenuti per motivi politici. Continua a leggere

Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

BOSNIA ED ERZEGOVINA

16 novembre. Un duro scambio di battute si è verificato tra il primo ministro bosniaco, Denis Zvizdic, e la premier serba, Ana Brnabic. Quest’ultima ha affermato che i fatti di Srebrenica non sarebbero da considerarsi come un “genocidio”. La risposta di Zvizdic è stata chiara: “non è possibile costruire una moderna e prospera Serbia senza confrontarsi con il passato”. Egli ha, inoltre, sottolineato che la CIG si è già pronunciata per l’esistenza del genocidio.

20 novembre. I tre membri della Presidenza hanno prestato giuramento nel rispetto della Costituzione. Nei discorsi di apertura hanno, inoltre, sottolineato la condivisa volontà nel procedere verso l’integrazione europea e l’ammissione nella NATO. Inoltre, anche il rappresentante della comunità serba, Milorad Dodik, ha sottolineato il desiderio di ingresso nell’UE, ma, allo stesso tempo, mantenendo legami con la Russia.

BULGARIA

18 novembre. Per le strade di diverse città bulgare, centinaia di persone, a piedi e in auto, hanno bloccato il traffico, manifestando. Motivi della protesta sarebbero stati il rincaro dei prezzi, in particolare quello della benzina, i bassi standard di vita e le richieste di dimissioni del governo.

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L’inadeguatezza degli accordi di Dayton Nella Bosnia post-elezione regna il caos politico

Il 7 ottobre, la Bosnia è stata chiamata alle urne per eleggere i 3 Membri alla Presidenza. Gli Accordi di Dayton del 1995 stabiliscono l’amministrazione del territorio in due entità autonome: una serba, e una croato-bosniaca. Le tre comunità nazionali eleggono il proprio rappresentante alla Presidenza statale. Questo sistema, però, evidenzia gravi falle nella politica che spesso portano a una mancanza di cooperazione tra i 3 Presidenti.

Milorad Dodik è stato eletto come Membro della Presidenza dalla comunità serba. A Banja Luka, capitale dell’ente statale serbo, non è arrivata la netta vittoria che ci si aspettava, ma il suo partito è riuscito a mantenere la presidenza della Repubblica serba. La figura di Dodik potrebbe rappresentare un problema per l’unità del Paese in virtù del suo sostegno all’indipendenza dell’entità serba. Egli gode, inoltre, di un forte sostegno da parte di Putin che, secondo quanto riportato dalla rivista Foreign Policy, in realtà però vorrebbe mantenere lo status quo, poichè già notevolmente impegnato in Siria e in Ucraina. Continua a leggere