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Il principio di un’unica Cina: Taiwan alle strette Le dichiarazioni di Xi riaccendono la disputa sull’annessione della “provincia ribelle”

Di Daniele Carli

Il 1° gennaio, a Pechino, si è svolta la cerimonia celebrativa del 40° anniversario del Messaggio ai Compatrioti di Taiwan, che sancì la distensione dei rapporti tra la Cina Comunista ed il Governo Nazionalista taiwanese. In questa occasione, il presidente cinese Xi Jinping è tornato a parlare della questione della riunificazione.

In seguito alla vittoria del Partito Comunista Cinese (PCC) nella Guerra Civile (1927-1936; 1946-1950), i nazionalisti del Kuomintang (KMT) si rifugiarono presso l’isola di Taiwan, dove nacque quella che è oggi conosciuta come la Repubblica di Cina. Ciononostante, attraverso l’accettazione della “One China Policy”, il governo di Pechino impone ai propri partner diplomatici che si riconosca l’esistenza di una sola Cina, sottintendendo la Repubblica Popolare Cinese, di cui Taiwan costituirebbe la ventitreesima provincia. Continua a leggere

Diplomatico nordcoreano diserta in Italia Molti dettagli circa la fuga di Jo Song-gil restano ignoti

Jo Song-gil, 48 anni, era Chargé d’Affaires della Repubblica Democratica Popolare di Corea: il funzionario diplomatico più alto in grado della rappresentanza nordcoreana in Italia. Dal 2015 ha ricoperto il ruolo di Primo Segretario e nell’ottobre 2017 ha preso il posto del suo superiore Mun Jong-Nam, espulso da Roma per sanzionare il sesto test nucleare ordinato da Kim Jong-un, in violazione delle risoluzioni ONU.

Il mandato di Jo sarebbe dovuto terminare il 20 novembre 2018, ma, secondo quanto riferito dal parlamentare sudcoreano Kim Min-ki, il diplomatico è fuggito dall’ambasciata insieme alla sua famiglia nei primi di novembre. L’agenzia Yonhap riporta che Jo Song-gil ha presentato richiesta di protezione personale al governo italiano a inizio dicembre: una procedura diplomatica necessaria ad evitare che venisse rimpatriato. Secondo il quotidiano sudcoreano Joongang Ilbo, Jo Song-gil avrebbe successivamente presentato domanda di asilo in un Paese occidentale non meglio identificato. Continua a leggere

India’s first “all-women” party The National Women's Party fights for more representation

Women in India have been able to participate in the political sphere since 1950. In fact, that same year, the Indian Constitution officially granted women’s suffrage.

From there on, women have been able to enjoy basic political and electoral rights. Thus, they were integrated into the public administration and in political activism, but with a marginal relevance compared to that of men. Indian women were also substantially involved in the strenuous fight for independence from Britain. The fission between the two countries brought gender equality in the form of constitutional guarantees, however, women’s participation has always been rather low. In order to solve this schizophrenic phenomenon, the Indian Parliament passed the so-called ‘Women’s Reservation Bill’ in 2008, whereby 33% of the Lower House seats are assigned to women only.

Today, the right-wing party Bharatiya Janata and the centre-left Indian Congress Party have been increasing the extent of women participation in order to develop their agendas. So, looking from the outside, it would seem as though women would actually be included in the political life of the Republic, irrespective of the political orientation. Formally, they enjoy constitutional rights and reserved seats in institutions, as established by law. Unfortunately, in practice, women encounter challenges to their participation. To put it in Hema Lata Swamp’s words “Indian women’s lives are circumscribed by 5 P’s: Patriarchy, Productive resources access inadequacy, Poverty, Promotion advancement insufficiency and powerlessness”.

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L’Australia promuove legge contro la crittografia Sarà scontro tra Camberra e le imprese

All’inizio di dicembre, il governo di Canberra ha varato una proposta di legge che, se  approvata, costituirebbe un precedente significativo in ambito internazionale. La bozza in questione obbliga le aziende tech a fornire le chiavi di accesso alle conversazioni tra gli utenti iscritti. Non è chiaro se il testo, criticato anche perché troppo vago e lacunoso, sia indirizzato solo alle applicazioni di messaggistica istantanea o se si riferisca in maniera più generale anche ai vari sistemi operativi.

Per essere convertito in legge, tuttavia, l’emendamento avrebbe dovuto ricevere un placet reale, previsto per Natale, finora non pervenuto.

L’Assistance and Access Act imporrebbe alle imprese legate al settore delle Information Technologies (IT) una forma di collaborazione, pur sempre protetta da alcune garanzie, con gli agenti e i servizi di informazione australiani, fornendo loro la possibilità di controllare i contenuti scambiati nei loro prodotti. Si tratterebbe, potenzialmente, di una rilevante limitazione della privacy nelle comunicazioni digitali, attraverso il sorpasso del sistema di crittografia end-to-end, che permette di tutelare le informazioni persino dai fornitori del servizio.

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Oriente: 7 giorni in 300 parole

FILIPPINE

12 dicembre. Approvata l’estensione, di 12 mesi, della legge marziale nella regione di Mindanao vista come una minaccia da parte del presidente Rodrigo Duterte, impegnato ad impedire l’organizzazione di ribellioni da parte di estremisti musulmani nel territorio. L’opposizione ha contestato la decisione, ritenendola ingiustificata dal momento che gli alleati del sedicente Stato Islamico, nella regione, non sarebbero in grado di rianimare una ribellione.

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Huawei e ZTE escluse dagli appalti pubblici giapponesi Tokyo si allinea con Washington e la Cina reagisce contro Apple

Anticipata di qualche giorno dal quotidiano locale Yomiuri, la decisione del governo giapponese di bandire i colossi cinesi Huawei e ZTE dagli appalti pubblici per le infrastrutture delle telecomunicazioni è stata ufficializzata il 10 dicembre.

Lo scorso agosto, già gli USA avevano vietato i prodotti Huawei e ZTE negli apparati statali. A motivare le decisioni vi sono i presunti legami intercorrenti fra il governo cinese e le due aziende. Il timore è che ad essere messa a rischio sia la cybersecurity nazionale, sia in ambito militare che finanziario.

Nel comunicato, l’esecutivo di Tokyo, per non inasprire i rapporti commerciali con la Cina, non ha fatto riferimento diretto alle due società, concentrandosi invece sulla delicata procedura contrattuale riguardante la sicurezza nazionale. Nelle settimane precedenti, inoltre, la British Telecom ha tagliato fuori Huawei dalle operazioni per la rete 5G. Nei mesi precedenti, anche Australia e Nuova Zelanda si sono uniformate. Altice, invece, il più grande phone network portoghese, ha firmato un contratto con la Huawei per lo sviluppo della rete 5G entro il 2019. Anche l’Italia lavora in collaborazione con il colosso cinese. Continua a leggere

La Cina in rotta per la luna La sonda lunare Chang’e-4 è decollata verso il lato più remoto del satellite

Un’antica leggenda cinese racconta che la Dea Chang’e fluttuò sulla Luna dopo aver assunto una medicina che l’avrebbe resa immortale; è lì che ora vivrebbe in compagnia del coniglio di giada, Yutu. Il mito ha ispirato il nome del programma di esplorazione lunare Chang’e-3, che col suo rover Yutu, nel 2013, portò la Cina sulla Luna per la prima volta. Rispettivamente, nel 2007 e nel 2010 furono lanciate Chang’e-1 e -2, che andarono in orbita, ma non atterrarono.

Il secondo capitolo della corsa alla Luna cinese si è aperto lo scorso 7 dicembre, quando la sonda Chang’e-4 è decollata dalla base spaziale di Xichang, nel Sichuan, per dirigersi verso la parte del satellite che risulta invisibile dalla Terra. Una missione del genere non è mai stata intrapresa da nessun altro Paese prima. Continua a leggere

Oriente: 7 giorni in 300 parole

CINA

03 dicembre. 46 operai cinesi sarebbero scomparsi nella prefettura settentrionale di Hokkaido, in Giappone. Tale evento sarebbe correlato all’arresto, avvenuto lo scorso 26 novembre, di altre 11 persone, accusate di avere il visto scaduto. Non è chiaro, tuttavia, come tali soggetti siano entrati sul suolo giapponese. Entrambi i gruppi lavoravano, dallo scorso settembre, per una grande fabbrica di pannelli solari situata nella prefettura di Chiba, ad est di Tokyo. Continua a leggere

Il tema della biodiversità durante la COP14 Si intensifica la cooperazione tra i Paesi ASEAN

Si è conclusa il 29 novembre scorso la Conferenza sulla Biodiversità delle Nazioni Unite, nel contesto della 14° riunione della Conferenza delle Parti (COP14) tenutasi a Sharm El Sheikh, in Egitto. Con la partecipazione dei rappresentanti di più di 190 Paesi, sono stati discussi i progressi raggiunti all’insegna del Piano Strategico Globale per la Biodiversità 2011-2020.

Il 13 novembre è stata presentata dai Paesi ASEAN una dichiarazione congiunta, nella quale si concorda l’intensificazione della cooperazione tra le parti con l’obiettivo di preservare la biodiversità in aree chiave di sviluppo. Sono stati inoltre esortati i singoli Stati firmatari della Convenzione sulla Biodiversità (CBD), guidata da Cristina Pasca Palmer, a fornire risorse finanziarie e tecniche in supporto ai Paesi Asean per affrontare l’inquinamento plastico e per integrare gli sforzi nazionali sulla tutela della biodiversità. Continua a leggere

L’APAC 18 A Kathmandu Parlando di interdipendenza, prosperità reciproca e valori universali

A ridosso del recente meeting APEC in Papua Nuova Guinea, in cui la ‘Xiplomazia’ ha provato a rubare la scena, oltre 1.500 persone da almeno 40 Paesi, tra cui rappresentanti dei governi asiatici, del business e della società civile, si sono radunati a Kathmandu per il Vertice Asia-Pacifico 2018 (APAC 18).

Il summit, tenutosi tra il 30 novembre e il 3 dicembre, è stato perlopiù finanziato dalla Federazione per la Pace Universale (UPF), un’associazione neo-cristiana fondata dal defunto mogul sudcoreano dell’informazione Sun Myung Moon.

L’APAC 18 si è concluso con un giorno di anticipo sulla tabella di marcia e la redazione di una Dichiarazione per la Pace e lo Sviluppo in 7 punti, che, oltre a celebrare l’esempio del Nepal nella conclusione della guerra civile del 1996-2006 all’insegna di amnistia, multilateralità e conciliazione, ha affrontato questioni come il cambiamento climatico, il rafforzamento dell’autonomia e della leadership femminile e dei giovani. Continua a leggere