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Tra le fatiche dell’inverno e la marginalizzazione I rifugiati siriani in Libano e le difficoltà della cooperazione internazionale

L’inverno è duro per tutti, ma per alcuni più di altri: è il caso dei rifugiati siriani che attualmente si trovano in Libano, dove le cattive condizioni atmosferiche rischiano di pregiudicare seriamente le condizioni di migliaia di persone. Di circa 1 milione di rifugiati registrati in Libano, 170.000 vivono in alloggi improvvisati estremamente precari. Già 66 insediamenti sono stati gravemente danneggiati dal maltempo, 15 dei quali sono andati completamente distrutti, e le previsioni sono di gran lunga peggiori.

Sono state adottate misure d’emergenza e le Nazioni Unite distribuiscono generi di prima necessità. Come spesso accade in queste situazioni, le vittime si sentono abbandonate dalle autorità, che per vera impotenza o per mancanza di interesse non sono in grado di far fronte all’emergenza. In questo caso, il j’accuse è rivolto alle Nazioni Unite, ritenute assenti e incapaci di prestare l’aiuto necessario ai rifugiati, soprattutto perché per molti di essi è ormai l’ottavo inverno passato in condizioni a dir poco precarie.

In realtà, gran parte della responsabilità è del governo libanese, che non permette all’ONU né ad alcun’altra organizzazione di costruire strutture permanenti.

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Come vengono impiegati i fondi per i rifugiati in Turchia Successo del programma per gli aiuti umanitari: verità o semplice propaganda?

È partito nel 2016 il programma Rete di Sicurezza Sociale di Emergenza, creato per cercare di aiutare un Paese che, nel giro di poco tempo, si è ritrovato ad ospitare un numero spropositato di rifugiati, per lo più fuggiti dal conflitto siriano: un programma che ha portato al governo turco finanziamenti finalizzati al sostegno di tutti gli sfollati e le loro famiglie.

Così, la Turchia è diventato il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati del mondo. Sopportare un tale carico è stato possibile solo col sostegno non solo dei fondi governativi, ma anche di tutti quei Paesi che non desideravano un incremento dei flussi migratori in Europa.

Il numero di cui si parla è 4 milioni: famiglie, donne, uomini, anziani e bambini, per lo più provenienti dalla Siria, che, con poco più di niente, si sono ritrovati a vivere in un Paese sovraffollato e senza quella speranza che potrebbe venire in soccorso ai superstiti di grandi tragedie, stipati nei campi profughi che costellano i confini turchi.

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Gli ultimicentometridi Beirut Per Natale un nuovo governo per il Paese dei Cedri?

Dopo sette mesi dalle elezioni, il Libano ancora non ha un governo. Per questo motivo, domenica 16 dicembre centinaia di persone sono scese per le strade di Beirut per protestare principalmente contro lo stallo politico.

Secondo quanto riportato da Associated Press, la manifestazione sarebbe stata organizzata dal Partito Comunista, ma avrebbe attratto anche persone non affiliate a esso. Pochi giorni prima delle proteste, il primo ministro designato Saad Hariri aveva dichiarato che il governo si sarebbe formato entro la fine dell’anno e che le negoziazioni non fossero che nei loro “ultimi cento metri”.

I motivi per i quali il Libano si trova in una situazione di impasse sono legati, come già avvenuto in passato, alla difficoltà di distribuire i ministeri e i seggi ai vari partiti che rappresentano interessi molto diversi. La consuetudine vuole, infatti, che le cariche di governo vengano attribuite in maniera proporzionale a tutti gli esponenti delle numerose confessioni religiose presenti nel Paese: musulmani (sia sciiti sia sunniti), cristiani, drusi, armeni e greco-ortodossi. A questo quadro occorre aggiungere gli interessi di Paesi del calibro di Israele, Iran e Arabia Saudita, legati alle differenti fazioni. Continua a leggere

La sfida di MBS Il ritratto dell’uomo che da più di un anno sconvolge l’opinione pubblica internazionale

Guardando al 2018, una delle notizie che ha fatto più scalpore nell’opinione pubblica internazionale è stato senza dubbio il delitto Kashoggi, l’uccisione del giornalista saudita dissidente per mano del regime di Mohammed bin Salman. Ciò che colpisce di più è sicuramente la spregiudicatezza con cui avrebbe agito il principe ereditario, il quale si è dimostrato spietato e noncurante dei possibili effetti sul piano diplomatico e politico.

Per riuscire a cogliere l’evoluzione della politica del regime saudita occorre tornare al momento della salita al potere di MBS, quando questi è stato salutato con ottimismo da parte degli osservatori internazionali. Per comprendere cosa sia cambiato da allora, il Post ha deciso di raccontare nel suo podcast #WeeklyPost, attraverso le parole di Elena Zacchetti, l’ascesa di Mohammed bin Salman al trono saudita.

Il podcast presenta un profilo del principe: un ambizioso trentatreenne che, prima di diventare erede al trono, aveva già ricoperto incarichi di rilievo. Mohammed bin Salman fa parte di quella schiera di giovani principi dell’élite saudita che si oppongono alla fascia più conservatrice del regime. Continua a leggere

Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

IRAQ

8 dicembre. Scoperto un deposito di armi appartenute al sedicente Stato Islamico. A riferirlo, fonti dell’esercito iracheno. Secondo quanto riportato dai media, le armi sarebbero state ritrovate nella zona orientale di Mosul.

ISREALE

8 dicembre. Un terzo tunnel di Hezbollah è stato scoperto dalle forze dell’esercito israeliano. Secondo quanto riportato dal portavoce militare, il tunnel si estenderebbe da un punto, ancora sconosciuto, dei territori di Israele fino al Libano meridionale.

SIRIA

8 dicembre. La Coalizione anti-Isis, guidata dalle forze statunitensi, ha proceduto con intensi attacchi aerei nella zona al confine con l’Iraq. Avanza, invece, da settimane, l’offensiva dell’esercito curdo-siriano nella zona di Hajin.

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#blacksitesturkey Un’inchiesta internazionale svela le inquietanti attività di Erdogan contro i “gülanisti”

Nel glossario militare, un black site indica una località in cui viene portato avanti un progetto segreto e non ufficiale in violazione dello stato di diritto, da parte di uno Stato o un’istituzione. La trasgressione delle norme consiste solitamente nel sottoporre varie persone, prelevate senza l’utilizzo di un mandato d’arresto emesso da un giudice, ad interrogatori forzati, caratterizzati spesso da violenze carnali o d’altro tipo.

Il termine si usa correntemente dal 2005, quando il Washington Post, attraverso un’inchiesta e dichiarazioni di varie ONG, ha dimostrato l’utilizzo di tali siti da parte della CIA per cercare terroristi nel post 09/11. George W. Bush ne ha ammesso l’esistenza solo nel 2006. Continua a leggere

Israele e la “Terra Promessa” alla Palestina L’annessione è nell’aria

Di Andrea Daidone

Lo scorso ottobre, l’ex ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha annunciato l’approvazione di un nuovo insediamento nella West Bank, a Hebron. Non accadeva da 20 anni.

Gli insediamenti illegali di Israele si sono diffusi in tutta la zona negli ultimi decenni, fino ad arrivare a Gerusalemme Est. Ora, però, l’atteggiamento, e soprattutto le decisioni del ministro “hanno passato la soglia della legalità”, per dirla con le parole di Michael Lynk, osservatore ONU in Palestina.

L’occupazione e la colonizzazione di un territorio sono legalmente giustificati solo come condizione a breve termine ed eccezionale che conduce all’autodeterminazione e alla sovranità. Tuttavia, non è il caso di Israele, che occupa la West Bank e la Striscia di Gaza in modo ininterrotto da 50 anni, rendendo così la sua sgradita presenza, l’occupazione più lunga della storia, ancora lontana dal concludersi. Continua a leggere

Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

BAHREIN

1 dicembre. Si è tenuto il secondo turno delle elezioni municipali e parlamentari per eleggere 31 membri del Consiglio dei Rappresentanti e 23 dei consigli municipali. Durante il primo turno, infatti, svoltosi il 24 novembre, erano stati eletti solo 9 parlamentari su 40 e 7 membri dei municipi su 30.

2 dicembre. Secondo i risultati, sarebbero state elette 6 donne, dato storico per il Paese. Continua a leggere

Hezbollah espande i suoi confini Il partito iranico sempre più forte in Libano

È di questi giorni la notizia che letensioni fra Iran e Israele si sono intensificate a causa di alcuni tunnel che Hezbollah avrebbe costruito nel sud del Libano per attaccare lo stato ebraico. Nonostante non ci siano le prove, negli ultimi tempi la posizione iraniana si è aggravata: le sanzioni e le questioni diplomatiche con gli Stati Uniti hanno portato Hezbollah ad affrontare un inevitabile freno alle loro attività e, di conseguenza, la necessità di spostare i propri obiettivi e le proprie strategie al di là dei confini iraniani.

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I figli dimenticati di Daesh I minori orfani del sedicente Stato Islamico costituiscono una vera e propria "bomba a orologeria"

Mentre si parla del futuro dell’Iraq e della Siria e si analizzano le conseguenze a breve e lungo termine del conflitto che per anni ha visto (e che, in realtà, continua a vedere) l’autoproclamatosi Stato Islamico come protagonista, gli orfani dei militanti di Daesh pagano in silenzio le conseguenze delle azioni dei loro padri.

Si stima che siano circa 2.500 i bambini che ancora vivono in orfanotrofi e campi di rifugiati in Iraq e Siria. Tra i “figli di Daesh” vi è chi è stato rapito dai militanti dello Stato Islamico per combattere e compiere attacchi suicidi, chi è entrato nella rete terrorista perché i genitori erano dei combattenti, e chi è nato proprio durante gli anni della guerra. Molto spesso, i bambini sono il frutto della violenza dei miliziani, e per le madri che li accompagnano il ritorno a casa è impossibile. Queste donne, infatti, non vengono riaccettate dai loro mariti, o viene loro imposto di abbandonare il figlio avuto durante la prigionia.

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