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Data management e privacy Il connubio tra cloud computing e artificial intelligence

Molti accademici sono ormai concordi sul fatto che la nostra società non si trovi in un’epoca di cambiamenti, ma si stia assistendo ad un cambiamento d’epoca. Le innovazioni che hanno caratterizzato il ventesimo secolo e a cui stiamo assistendo tutt’ora, infatti, andrebbero comprese nel quadro di un vero e proprio mutamento paradigmatico, che impone di individuare le misure necessarie per facilitare la transizione e di ridurre al minimo le tensioni sociali che, fisiologicamente, ne deriveranno. È proprio questa sfida che anche secondo il presidente emerito della Camera dei Deputati Luciano Violante ha accompagnato la crisi democratica di cui molti Paesi sono attualmente testimoni.

Negli ultimi tre secoli di storia, dopo l’avvento della produzione di massa grazie all’impiego dell’acciaio durante la prima rivoluzione industriale, abbiamo assistito sia alla diffusione dell’elettricità, sia, in seguito, al raggiungimento della potenza di calcolo dei computer nel XX° secolo, il cui potenziale venne rivelato al mondo intero durante il Secondo conflitto bellico, grazie ad Alan Turing. Fu la sua Bomba a sconfiggere la macchina Enigma dell’Asse e a valere al matematico un posto tra i padri dell’informatica.

In questa catena di eventi significativi, l’ultimo anello è costituito dall’intelligenza artificiale, definita come l’uso sapiente dell’algoritmo in grado di aggiungere capacità cognitiva alla semplice computazione.

 

Per comprendere meglio, è importante identificare l’elemento che collega la diffusione e l’utilizzo dei computer su larga scala, con lo sviluppo delle Artificial Intelligence Technologies: i Big Data. Questi, la cui esistenza e il cui ruolo era ancora ignorato dai molti appena un lustro fa, oggi rappresentano uno strumento commerciale dal valore di milioni o miliardi di dollari.

Sebbene, infatti, i ‘dati’ grezzi abbiano un’utilità limitata, per mezzo di un particolare tipo di analisi sistematica che tiene conto di grandi quantità di dati, è possibile estrapolare nuove informazioni dal dato originale, impiegabili in vari ambiti, da quello sanitario a quello commerciale, ad esempio, ma anche per l’analisi dei trend di ricerca o per il suggerimento di inserzioni mirate. Lo scopo di questa analisi è in primo luogo quello di utilizzare specifici strumenti per identificare patterns nascoste e connessioni tra dati.

L’introduzione di queste innovazioni potrebbe determinare un rilevante svantaggio competitivo per quelle imprese che non saranno in grado di stare al passo. Secondo un’indagine a campionatura mondiale condotta dai ricercatori di Forrester, infatti, già nel 2016 il 40% circa delle aziende avevano avviato processi che prevedevano l’implementazione dei Big Data, mentre il 30% stava pianificando l’adozione di servizi Cloud per la gestione delle informazioni. Il Cloud rappresenta un efficace risorsa, poiché permette di utilizzare programmi software e hardware in remoto senza localizzare i calcolatori nella propria sede. Il servizio può essere adottato nella forma tradizionale, attraverso il pagamento di un corrispettivo periodico, oppure on-Demand, in base al proprio utilizzo, nella forma meglio nota come throughput provisioning, in cui le unità di lettura e scrittura possono essere regolate automaticamente in base all’uso effettivo dell’applicazione. Gli utenti, in questo caso, interagiscono solo con l’applicazione in esecuzione, senza chiedersi dove siano immagazzinati i dati, quale sia il percorso di rete seguito per la veicolazione delle informazioni o chi stia effettivamente governando il traffico Internet e da dove.

A questo proposito, Dan Vesset, vice presidente di Idc Analytics and Information Management Market Research, ha dichiarato che “la disponibilità di enormi quantità di dati, una nuova generazione di tecnologie e uno spostamento culturale verso processi decisionali basati sull’analisi dei dati, continuano a guidare la richiesta di piattaforme Big Data e di tecnologie e servizi di analisi”.

Un aspetto di questo fenomeno che non preoccupa nell’immediato, ma che pure si rivelerà fondamentale, riguarda la formazione dei professionisti per l’elaborazione di piattaforme di analisi. A tal proposito il McKinsey Global Institute (MGI) ha quantificato, nel solo 2018, una richiesta variabile da 140.000 fino a 190.000 esperti in questo settore. Inoltre, in musura minore, saranno necessari esperti traduttori per i dati già elaborati.

Riguardo alle modalità e alle tecniche di gestione dei grandi sistemi di utilizzo dei dati, la principale applicazione è quella di Machine Learning (ML). Questo programma è quello più vicino alla definizione di intelligenza artificiale poiché permette di a un software di procedere nell’apprendimento, senza che vi sia una un’esplicita programmazione dell’uomo. Tali sistemi, infatti, possono vagliare enormi pacchetti di dati, arrivando a conclusioni differenti a seconda degli eventi con cui si sono trovati ad interagire nel corso del tempo, in base alle esperienze immagazzinate durante l’apprendimento automatico.

Secondo la compagnia di ricerca Gartner, l’implementazione di sistemi ML sarà una tendenza rampante nel corso dei prossimi anni. Non c’è da stupirsi dunque se Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo, sia il principale sostenitore e fruitore di tale tecnologia. Con la propria azienda consociata, la quale fornisce servizi Cloud al colosso Amazon Web Service (AWS), il magnate americano è riuscito a realizzare una piattaforma ML in grado di analizzare dati e trend su ogni livello sociale, portando la AWS a diventare la piattaforma Cloud più utilizzata al mondo da ormai 12 anni.

Poichè lo scenario raffigurato è destinato a un’espansione esponenziale, dobbiamo assicurarci che la sicurezza e la privacy di questi sistemi siano garantiti. Per fare ciò, è necessario comprendere quale sia il punto in cui l’IA e il ML andranno a incidere sulla libertà personale degli utenti. L’intelligenza artificiale e le varie tecnologie di supporto (come la robotica) potrebbero infatti produrre un esito positivo per le condizioni di vita dei cittadini. Come è stato notato all’inizio, tuttavia, non ci si può aspettare che questi cambiamenti avvengano senza generare perturbazioni nella coscienza collettiva e nel tessuto sociale.

A questo proposito, bisogna tenere presente che il grande progresso segnato dalle IT rispetto ai normali calcolatori, consiste in una maggiore plasticità di analisi che permette a tali programmi di migliorarsi col tempo. L’algoritmo alla base del processo, una volta presi in considerazione determinati dati, non restituisce un risultato basato su un procedimento schematico, ma ne fornisce una compiuta interpretazione. In quest’ottica si spiega come tali programmi vengano definiti ‘intelligenti’: sono capaci di apprendere dai propri errori. Un ulteriore corollario, è che i ricercatori, e conseguentemente i sistemi da loro progettati, tenderanno a riprodurre un’intelligenza ‘vantaggiosa’, anziché un’intelligenza ‘non orientata’, come potrebbe chiamarsi quella dei precedenti strumenti di computazione.

Rimane comunque una questione aperta, ossia in che cosa tale ‘vantaggio’ debba consistere. La risposta, probabilmente, travalica la tecnologia per invadere il dominio dell’etica. La metodologia più indicata per risolvere questi quesiti, dovrebbe consistere nell’approccio interdisciplinare. Il problema della privacy, per far un esempio, non riguarda più solamente la presenza di dati sensibili in alcuni database, ma deve fare il conto con nuovi dispositivi e nuove strategie per la rielaborazione dei dati, capaci di rendere i confini della riservatezza più labili e incerti.

Dispositivi come Alexa ed Echo di Amazon sono in grado di gestire una conversazione con chiunque, grazie a un sintetizzatore vocale che fornisce risposte coerenti alle domande loro poste. Lo scopo principale di tali congegni è quello di fornire un supporto completo alle attività dell’utente, collegandosi ad altri dispositivi per migliorare la condivisione e l’integrazione dei dati. È dunque difficile definire il limite entro cui tale digital intelligence possa essere considerata pervasiva, dal momento che la conoscenza verso i soggetti in cui entra in contatto deriva dall’acquisizione di e-mail e messaggi provenienti da applicazioni di instant messaging come WhatsApp, Viber, Skype e altre affini.

 

Per ora strumenti come questi sono ancora all’avanguardia del proprio sviluppo e manifestano con qualche frequenza difetti e carenze di varia natura, corrispondenti a diverse fragilità sotto il profilo della sicurezza. Nonostante siano stati registrati numerosi malfunzionamenti in ambiente Cloud e di IA, tuttavia, tali tecnologie sono considerate ormai mature per l’implementazione e la gestione dei Big Data. A differenza di quanto si rappresenti nell’immaginario collettivo, infatti, le principali fughe di dati sensibili sono da imputare non tanto ad azioni di hacking, quanto all’incuria e alla superficialità dei programmatori deputati alla configurazione dei meccanismi per la protezione dei dati. La già citata agenzia Gartner, ha stimato che gli errori di programmazione constino dal 70% al 99% del totale.

 

I rischi che potrebbero derivare dall’adozione di queste nuove tecnologie, se non opportunamente testate e progettate in funzione di specifiche e sempre più personalizzabili esigenze dell’utenza, andrebbero insomma affrontati con strategie informate, mirate ed efficaci. Il progresso della ricerca e dello studio in funzione della loro applicabilità nei Big Data è senza alcun dubbio una priorità.

La bocciatura di Bruxelles La Commissione europea chiede all’Italia di presentare un nuovo progetto di bilancio

Martedì, la Commissione europea ha respinto il progetto di bilancio dell’Italia per il 2019, un fatto senza precedenti nella storia comunitaria, e ha chiesto al governo italiano di presentarne una nuova versione entro tre settimane, in linea con il Patto di Stabilità.

Il governo italiano non è stato, però, l’unico dell’Eurozona a ricevere una richiesta di informazioni e precisazioni da parte della Commissione. Anche Francia, Slovenia, Spagna, Portogallo e Belgio hanno ricevuto lettere di richiesta di ragguagli sui piani di bilancio da Bruxelles, ma, secondo funzionari comunitari, nessuno di questi casi è grave quanto quello italiano.

Infatti, la lettera all’Italia è stata consegnata a mano al ministro dell’Economia Giovanni Tria dal commissario agli affari monetari Pierre Moscovici solo quattro giorni dopo la presentazione del bilancio. Un’accelerazione che dimostra la gravità del caso e le differenze con la situazione degli altri cinque Paesi citati. Nella lettera al governo italiano, Bruxelles parla infatti di “non rispetto particolarmente serio degli obblighi di bilancio”, “senza precedenti” nella storia dell’unione monetaria. Continua a leggere

Il nuovo aeroporto di città del Messico tra innovazione e proteste #yoprefieroellago a difesa dell’ecosistema del bacino lacustre vicino alla capitale messicana

La gara di appalto per l’assegnazione del progetto risale al 2014, ma l’inizio delle proteste va ricondotto a molti anni prima. Quando, nel 2001, il governo messicano del tempo aveva annunciato l’imminente costruzione del Nuovo Aeroporto Internazionale di Città del Messico, le mobilitazioni popolari erano riuscite a bloccare il processo di messa al bando.

Quattro anni fa la ripresa delle trattative, su iniziativa dell’allora presidente Enrique Peña Nieto. A oggi risulta costruito circa il 20% del totale. È un progetto da circa 13 miliardi di dollari, nato negli studi di progettazione Foster + Partners, Fr-Ee e NACO, e nel quale sono coinvolte imprese internazionali, come Proc Mina e Astaldi. A tal proposito, sono state più volte criticate per presunte irregolarità le modalità di assegnazione degli incarichi, il 90% dei quali non sarebbe stato sottoposto a concorso pubblico.

Il nuovo hub aeroportuale, una volta terminato, sarà in grado di accogliere 120 milioni di passeggeri l’anno, su una superficie di 555.000 metri quadrati. Il proposito di ecosostenibilità alla base dell’aeroporto è la sua caratteristica principale, che lo rende innovativo rispetto al modello di Stansted di Londra. Quest’ultimo, infatti, ideato dall’architetto Norman Foster negli anni 1988-1991, non rispecchia più le esigenze contemporanee. Continua a leggere

A tre anni dal Dieselgate, il mercato dell’auto in Europa è ancora in affanno Benché la flessione delle vendite sia innegabile, non mancano le eccezioni

A tre anni dallo scoppio dello scandalo “Dieselgate” in Germania, che ha messo in discussione la veridicità dei dati relativi alle emissioni dei propulsori a gasolio della Volkswagen, il mercato dell’auto sembra ancora risentirne le conseguenze in tutta Europa.

Se, infatti, nello scorso mese di agosto i volumi di vendita di molti costruttori europei sono di poco aumentati almeno rispetto al 2017, lo stesso non si può dire per i tre trimestri dell’anno in corso e, soprattutto, per l’appena concluso mese di settembre. In questi 30 giorni le immatricolazioni di auto nuove in Europa sono infatti diminuite del 23,4 %; un risultato per certi versi atteso, legato all’entrata in vigore del nuovo sistema WLTP per misurare le emissioni in sede di omologazione. Solo il confronto del terzo trimestre 2018 con lo stesso periodo dello scorso anno mostra una contrazione più contenuta, pari al 6,9%, ma c’è poco da stare allegri: i numeri parlano chiaro, con un crollo verticale di qualsiasi settore.

Solo le auto elettriche si salvano, ovviamente con numeri bassissimi, ma in graduale crescita.

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La manovra del popolo II La finale di Bruxelles

Più passano i giorni che separano il giudizio della Ue e delle istituzioni finanziarie globali dall’approvazione della Manovra del Popolo, più il solco tra il Governo Gialloverde e la Commissione Europea si fa profondo.

Dopo i dissidi tra i vicepremier Salvini e Di Maio con i commissari Moscovici e Junker, è stata la volta di Oettinger, il quale ha anticipato che “probabilmente la Commissione respingerà il Def italiano”.

La questione è abbastanza lineare per la Commissione Bilancio: se l’Italia sfora l’obiettivo della riduzione del debito pubblico, allora anche gli altri paesi dell’Eurozona si sentirebbero autorizzati a fare lo stesso.

L’argomentazione è la stessa usata a suo tempo quando si rinviarono gli aiuti alla Grecia, all’inizio della sua lunga crisi,  per evitare che altri Paesi Ue si permettessero comportamenti da “moral hazard”, sulla base di un sicuro salvataggio. Quali poi siano state le conseguenze di questo approccio le conosciamo fin troppo bene.

E dunque il rischio, anche questa volta, è quello di un meccanismo che, una volta innescato, provochi una serie di reazioni a catena che esulino dagli effetti di stabilizzazione auspicati, ottenendone il contrario.

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Trasporto pubblico: tra un mese il referendum nella Capitale Aprirsi alla concorrenza o rompere il monopolio?

ATAC S.p.A, azienda che eroga i servizi di trasporto pubblico nel Comune di Roma, nel 2015 registrava un indebitamento complessivo di 1,3 miliardi di euro. Il 65% degli utenti, inoltre, si dichiarava altamente insoddisfatto: mezzi vecchi e sporchi, pochi controlli, bassa manutenzione e soprattutto ritardi. Il referendum consultivo proposto ha ad oggetto l’eventuale privatizzazione di parte o dell’intero servizio di trasporto pubblico romano. L’incarico di ATAC, infatti, vede avvicinarsi il termine del contratto. Continua a leggere

Il Nobel per l’Economia premia l’ambiente Consegnato a due studiosi dei cambiamenti climatici e dell’innovazione il prestigioso premio

Lo scorso 8 ottobre l’Accademia Reale Svedese ha assegnato il Premio Nobel per l’Economia 2018, premiando William D. Nordhaus e Paul M. Romer per i loro studi sui rapporti tra cambiamento climatico, nuove tecnologie e andamenti macroeconomici.

I due economisti americani, ha sottolineato l’Accademia di Svezia, “Hanno sviluppato metodi che affrontano alcune delle sfide fondamentali e più urgenti del nostro tempo: combinare la crescita sostenibile a lungo termine dell’economia globale con il benessere della popolazione del pianeta”. Continua a leggere

Russia: approvata la controversa riforma del sistema pensionistico La riforma, promossa dal presidente Putin, mette mano a un sistema creato da Stalin nel 1932

Il 27 settembre, la Duma di Stato (camera bassa del parlamento federale russo) ha approvato in via definitiva la riforma delle pensioni voluta dal presidente Putin. Alla base del disegno di legge presentato a fine giugno dal primo ministro Medvedev, infatti, vi è il rinnovo del sistema previdenziale quasi immutato dal 1932, quando la Russia era da soli dieci anni parte dell’Unione Sovietica con a capo Stalin.

La riforma prevede innanzitutto l’innalzamento dell’età pensionabile per tutta la popolazione attiva. Se fino ad oggi, infatti, i cittadini russi sono abitualmente andati in pensione a 55 anni (donne) o 60 (uomini), dal 1 gennaio dell’anno prossimo non sarà più possibile. Tra il 2019 e il 2028 l’età minima per poter percepire la pensione d’anzianità salirà gradualmente a 63 anni per le donne e a 65 anni per gli uomini.

Novità, questa, che sembrerebbe più che sensata e al passo con i tempi in diversi Paesi europei e negli Stati Uniti, dove l’età pensionabile media è di 66 anni. Tuttavia, mentre in Europa e negli Stati Uniti l’aspettativa di vita per gli uomini è almeno pari o superiore a 76 anni, in Russia nel 2017 è stata di soli 67 anni per gli uomini e di poco superiore ai 75 anni per la componente femminile della popolazione. Continua a leggere

La manovra del popolo L’approvazione del DEF tra rilancio dei consumi e perplessità europee

A una settimana dal clamoroso annuncio della maggioranza di rompere con gli impegni presi dal governo precedente di mantenere un deficit al 1,6% del PIL per il 2018, portandolo a 2,4%, numerose sono le questioni da analizzare, sia per il contenuto della ‘Manovra del Popolo’, sia per gli scenari extra-economici, e squisitamente politici, che tali provvedimenti nazionali disegnano per tutta la UE.

Anzitutto, cosa prevede il Documento di Economia e Finanza (DEF)? Molto ambiziose e dirompenti sono le principali misure previste nella manovra. Analizziamole con ordine. Il ‘reddito di cittadinanza’ si qualifica come sussidio per chi versa in stato di estrema indigenza, da finanziarsi con 10 miliardi di euro all’anno. Il governo si aspetta così una crescita dei consumi e, unitamente alla riforma dei centri per l’impiego, si attende un aumento del turn-over lavorativo, se non una diminuzione stessa della disoccupazione.

La ‘quota 100’ è una misura che permette di diminuire nei fatti l’età pensionabile prevista dalla Legge Fornero (100 = età + anni di contributi). L’obiettivo è aumentare i posti di lavoro disponibili sul mercato, favorendo così l’occupazione. È previsto anche un aumento delle pensioni minime da 450 a 780 euro mensili. Anche questa è una manovra che aumenterebbe i consumi. Continua a leggere

L’economia di Gaza è in caduta libera Un report della Banca Mondiale lancia l'allerta sul territorio palestinese

È stato presentato il 27 settembre all’incontro dell’Ad Hoc Liason Commitee (AHLC, ente che coordina gli aiuti internazionali per i palestinesi) di New York il documento di 38 pagine della Banca Mondiale col quale viene lanciata l’allerta sulla situazione economica della Striscia di Gaza, dichiarata “in caduta libera”.

I fattori che hanno portato a tale condizione, riferisce la Banca Mondiale, sono molteplici. In particolare, l’Organismo finanziario internazionale menziona da un lato la decisione dell’Autorità della Palestina di ridurre di 30 milioni di dollari i pagamenti mensili a Gaza, dall’altro il taglio dei finanziamenti statunitensi annuali al territorio palestinese deciso dall’amministrazione Trump. Come se non bastasse, ad aggravare la situazione c’è la continua confisca di terreni e risorse naturali da parte dello Stato di Israele.

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