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POP UP: Pro e contro della strategia di commercio al dettaglio Aprono e chiudono a tempo di record: non si arresta la moda dei negozi temporanei

Spuntano all’improvviso e, dopo qualche giorno, settimana, o al massimo alcuni mesi, scompaiono. Così come hanno aperto, con pochissimo preavviso, i negozi pop up abbassano le serrande. Magari, per rialzarle in un’altra città, in un altro Paese o chiudendo definitivamente i battenti. Pubblicizzata e caratterizzata da un’importante risonanza mediatica, questa nuova strategia commerciale esaurisce la propria energia attrattiva in poco tempo. Nel corso della vita di ciascun punto vendita temporaneo, però, nessuna opportunità di profitto viene sprecata. Sono, infatti, innumerevoli i vantaggi che marchi più o meno conosciuti hanno ritenuto meritevoli di attenzione e valutazione.

La caratteristica che, forse, prima di tutte viene considerata è strettamente legata alla gestione economica e finanziaria dell’azienda. I punti vendita pop up consentono, infatti, di abbattere i numerosi costi fissi dovuti ai canoni d’affitto. Nell’ottica, invece, di mercato, i prezzi offerti sono inferiori rispetto a quelli riconducibili ai negozi ‘tradizionali’, attraendo buona parte della domanda. Continua a leggere

Odissea Brexit Oltremanica, il dibattito sulla Brexit si prepara a ulteriori sviluppi

Ancora cambio di rotta sulla Brexit. Almeno stando a quanto accaduto alla Camera dei Comuni nei giorni scorsi, quando è stato approvato un emendamento che rappresenta una nuova spallata al governo conservatore. Il testo, promosso dal dissidente tory Dominic Grieve con il sostegno dell’opposizione laburista, prevede che, in caso di bocciatura dell’intesa presentata dalla premier Theresa May, l’accordo con l’UE passi nelle mani del Parlamento, attribuendogli potere di veto su qualunque opzione successiva.

Queste opzioni, in realtà, si aprirebbero in caso di bocciatura l’11 dicembre prossimo, data in cui il Parlamento di Westminster dovrà pronunciarsi sulla bontà dell’accordo siglato dalla premier britannica con l’Unione Europea, accordo che finora pare scontentare tutti, da destra a sinistra. Ma, più di tutti, un alleato chiave, il Partito Unionista Irlandese, il DUP, indispensabile al governo per avere una maggioranza. Continua a leggere

Suicidio europeo L’UE boccia la manovra e sanziona l’Italia

Tanto tuonò che piovve. Il 21 novembre la Commissione Europea ha bocciato la ‘manovra del popolo’. Decisione ampiamente prevista da tutti i commentatori politici, ma non per questo meno straordinaria.

Innanzitutto, bisogna capire perché tutti i commentatori avevano ampiamente previsto la bocciatura e poi occorre chiarire gli effetti economici ed extraeconomici di questa bocciatura. La Commissione ha giustificato l’applicazione della misura, per la prima volta nella storia dell’UE, in ragione di “una deviazione particolarmente grave dagli impegni presi dal governo precedente”, a cui invece era stata concessa flessibilità sui numeri di deficit e debito. Continua a leggere

La BCE considera la fine del quantitative easing La cessazione del QE prevista per dicembre potrebbe avere significative ripercussioni sull’acquisto dei titoli di Stato europei

Di Vittoria Beatrice Giovine

La decisione di porre un termine alla politica monetaria espansiva, adottata nel marzo 2015, sembrerebbe esser stata nuovamente messa in discussione da parte della Banca Centrale Europea.

Se, dalla sua data d’avvio sino al settembre scorso, il Quantitative Easing (QE) ha portato la BCE a impegnare tra i 30 e i 60 miliardi di euro mensili nell’acquisto di titoli di Stato e asset finanziari, è anche vero che, secondo i piani originari, la fine del QE dovrebbe sopraggiungere per dicembre 2018. Attraverso un sistema di ‘smantellamento progressivo’, la somma spesa dalla BCE dovrebbe essere ridotta a 15 miliardi mensili a partire da ottobre, per poi essere del tutto azzerata entro gennaio 2019. Continua a leggere

TAV: una storia lunga quasi quaranta anni Tornano accesi i toni sulla realizzazione della linea ad Alta Velocità Torino-Lione

Era il 1990 quando, per la prima volta, la Società Nazionale dei Trasporti Ferroviari Francesi (SNCF) pubblicò una nota in cui, congiuntamente alle parole del presidente François Mitterrand, auspicava la realizzazione di una nuova linea di collegamento fra Italia e Francia. Nel corso di questi di 28 anni, si è potuto assistere a quattro accordi internazionali tra i due Paesi, marce di protesta, manifestazioni, scontri, processi e condanne, ma – di fatto – la sua costruzione non è ancora iniziata.

Nell’idea originale, la tratta internazionale dell’Alta Velocità Torino-Lione è rappresentata dai 57 chilometri di tunnel di base del Moncenisio, a doppia canna, e dalle due stazioni internazionali di Susa e di Saint-Jean-de-Maurienne, per una lunghezza complessiva dell’opera, destinata al trasporto di merci e persone, di 65 chilometri. La linea, quindi, è per l’89% in galleria: dei 57 chilometri, 45 sono in territorio francese, 12,5 sul versante italiano. Continua a leggere

Tim: si acuisce la crisi di Governance i risultati del gruppo L’allontanamento dell’AD Amos Genish mira ad aprire una nuova fase

I conti perennemente in rosso del gruppo TIM, che già da gennaio 2016 ha portato sotto un unico marchio anche tutte le attività della ex Telecom Italia, non lasciano senz’altro sonni tranquilli agli amministratori e agli azionisti del gruppo.

Sulla scia del 2017, infatti, come già certificato a marzo dalla società di revisione PwC, le attività del gruppo hanno registrato una perdita di 800 milioni di euro, connessa alla svalutazione dell’avviamento domestico per 2 miliardi, senza la quale l’utile netto si sarebbe attestato a 1,2 miliardi euro.

Alla presentazione dei risultati del gruppo per il terzo trimestre, tenutasi il 12 novembre scorso a Milano, l’amministratore delegato Amos Genish ha imputato le difficoltà dell’ultimo trimestre principalmente a due fattori avversi. Da una parte, le decisioni dell’Autorità di vigilanza di passare da una fatturazione di 28 giorni a una di 30 a partire dallo scorso aprile; dall’altra, l’ingresso nel mercato italiano del nuovo operatore Iliad, che ha sconvolto ogni precedente tendenza positiva. Continua a leggere

EBA: pubblicati i risultati degli stress test 2018 Le quattro maggiori banche italiane promosse dall’Autorità Bancaria Europea

Il 2 novembre scorso, l’EBA ha annunciato in conferenza stampa la pubblicazione dei risultati degli stress test condotti sulle principali banche dell’EU-15. Di questo raggruppamento fanno parte i quindici Stati membri che, al 31 dicembre 2003, facevano parte dell’Unione Europea. Essi sono: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia and Regno Unito.

L’Autorità Bancaria Europea (EBA), insieme all’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA) e all’Autorità europea per i valori mobiliari (ESMA), costituisce il Sistema europeo delle autorità di vigilanza, che, dal 2011, rientra in un sistema di prevenzione della destabilizzazione del sistema finanziario dell’Unione.

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The sanction game Gli Stati Uniti impongono le sanzioni, i loro alleati prendono le distanze

E alla fine arrivano le sanzioni.  Il Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo ha salutato l’entrata in vigore delle nuove sanzioni all’Iran come “le più dure di sempre”. Pompeo ha, inoltre, spiegato che con il nuovo round di sanzioni il governo iraniano “non avrà più alcun introito da spendere in terrorismo, proliferazione missilistica, guerre per procura regionali, o programmi nucleari”.

Queste affermazioni rispecchiano appieno il sistema di alleanze mediorientali di Washington che, dopo aver ampiamente fallito il proprio piano di ‘ristrutturazione politica’ in Siria, ha sperimentato una serie di insuccessi nell’area, a vantaggio dell’alleanza russo-iraniana. Queste sanzioni dunque hanno come obiettivo sia quello, ormai passato, di spronare l’elettorato Repubblicano conservatore e anti-iraniano per le elezioni di midterm, sia di concedere ulteriore vantaggio agli ultimi due solidi alleati nella regione, ovvero Israele e l’Arabia Saudita.

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Tra tradizione e innovazione, Pam Panorama punta all’espansione all’estero La catena di supermercati italiana svela i piani di sviluppo inediti e guarda oltreconfine

Pam Panorama, società del gruppo Pam che proprio in questi giorni d’autunno taglia il traguardo dei 60 anni di attività, ha da poco svelato i propri piani di sviluppo strategici per i prossimi due anni, che si preannunciano piuttosto impegnativi.

Crescita dell’area food, raddoppio dei punti vendita di piccola e media superficie in Italia e debutto dell’insegna in Europa. Sono questi i principali obiettivi che l’amministratore delegato del gruppo, Gianpietro Corbari, ha presentato alla stampa a Milano la settimana scorsa.

Se oggi, infatti, il gruppo conta già oltre 1.000 punti vendita di diversa metratura solo in Italia – in cui, nel 2017, il comparto food rappresentava il 94% dei 2,4 miliardi di euro di fatturato -, entro il 2020 esso punta ad arrivare al 98%.

La ricetta del successo fin qui ottenuto e dello sviluppo nel futuro prossimo si fonda sugli investimenti nello sviluppo della rete, ai quali Pam Panorama conta di dedicare risorse importanti: dei 120 milioni di euro pianificati fino al 2020, circa la metà sarà destinata alle nuove aperture, mentre i restanti 60 milioni saranno investiti in tecnologia (sviluppo applicazioni online) e in ristrutturazioni dei punti vendita esistenti. Continua a leggere

Paulo Guedes: il braccio destra di Bolsonaro Ritratto e programmi del nuovo Ministro dell’Economia brasiliano

Il 28 ottobre 2018 è già passato alla storia come la data in cui Jair Bolsonaro, candidato di estrema destra del Partito Social-liberale, è diventato il 28esimo Presidente della Repubblica Federale del Brasile, dopo aver battuto la concorrenza del candidato del Partito dei Lavoratori, Fernando Haddad, con il 56% dei voti.

Nel contesto di un Paese con 13 milioni di persone disoccupate, Bolsonaro ha basato la propria campagna elettorale sulla difesa della sicurezza nazionale e sulla critica dei partiti tradizionali, corrotti e non più orientati al soddisfacimento degli interessi del popolo, ponendosi così come un candidato populista, antisistema e rivoluzionario.

La particolarità del nuovo Presidente del Brasile è emersa in diverse occasioni, con idee controverse che hanno smosso i sentimenti dell’opinione pubblica mondiale. Significativo, poi, che su un tema estremamente rilevante come l’economia, egli abbia dichiarato, in un’intervista rilasciata al quotidiano O Globo, che “non si intende di numeri e programmi di sviluppo”, e che per questo non se ne occuperà in prima persona. Continua a leggere