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Venezuela: risposta ferrea di Maduro alle elezioni statunitensi Maduro contesta le sanzioni irrogate dagli USA sul commercio dell’oro venezuelano

di Sabrina Certomà

Il Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha dichiarato nel suo ultimo discorso a Caracas che il Paese continuerà a produrre e vendere oro, a dispetto delle sanzioni – “misure unilaterali e illegali” – apposte da Trump lo scorso 1 novembre contro le transazioni finanziarie dell’oro venezuelano.

La Casa Bianca ha, infatti, adottato alcune misure che proibiscono ai cittadini americani qualsiasi relazione con l’industria venezuelana, accusata del finanziamento di attività illecite; ciò potrebbe ostacolare lo sviluppo economico del Paese caraibico, oltreché danneggiare il leader socialista.

Entrambi i partiti americani appoggiano la linea dura di Trump nei confronti della dittatura di Maduro; anche a seguito delle Midterm elections il Presidente statunitense è, dunque, sicuro del sostegno dei democratici nelle operazioni di boicottaggio del redditizio settore commerciale dell’oro. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

CUBA

14 novembre. Il Ministerio de Salud Pública di Cuba ha deciso di interrompere il proprio contributo al programma Más Médicos in Brasile a causa delle dichiarazioni del neopresidente Bolsonaro, intenzionato ad apportare delle modifiche al progetto. Tale decisione implica il rimpatrio di 11 mila medici cubani, che dal 2013 lavorano negli ospedali brasiliani.

MESSICO

13 novembre. Prosegue a New York il processo nei confronti del narcotrafficante Joaquin Guzmán Loera, noto come El Chapo. Secondo quanto affermato dalla difesa, l’arresto di El Chapo sarebbe stato utilizzato dal governo messicano per ottenere consensi a livello internazionale. Tuttavia, secondo gli avvocati del narcotrafficante, il vero leader del cartello di Sinaloa sarebbe sempre stato Ismael Zambada García, sfuggito all’arresto.

13 novembre. Prosegue l’avanzata della carovana dei migranti partita dall’Honduras il 13 ottobre e diretta negli USA. Arrivati in Messico, si sono generati più gruppi, diretti verso località differenti: un cospicuo numero di migranti si è recato verso l’area metropolitana di Guadalajara, un altro gruppo ha raggiunto, invece, la capitale Città del Messico. L’ultimo obiettivo dei migranti rimane quello di varcare il confine tra il Messico e gli Stati Uniti d’America.

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Stati Uniti e Cuba: convivenza difficile Nuovo scontro all'ONU: non passa l'emendamento americano

Di Natalie Sclippa

Il 31 ottobre scorso, l’assemblea delle Nazioni Unite ha adottato per il ventisettesimo anno consecutivo una risoluzione che chiede la fine dell’embargo statunitense nei confronti di Cuba: 189 Paesi hanno votato a favore, 2 si sono astenuti, mentre soltanto Stati Uniti e Israele si sono espressi in maniera contraria. Soltanto un’ora dopo il voto, il consigliere di sicurezza nazionale americano John Bolton ha annunciato che decine di imprese cubane sono state aggiunte alla lista delle già oltre cento compagnie bandite, cui è interdetto il commercio con gli Stati Uniti. Continua a leggere

Haiti travolta dallo scandalo Petrocaribe Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza chiedendo le dimissioni del presidente Moise

Dalla scorsa metà di ottobre è in corso una feroce protesta da parte del popolo di Haiti, scoppiata in seguito alla notizia della scomparsa di oltre 3 miliardi di dollari dal fondo di Petrocaribe.

La Unión de Petróleo del Caribe è un’alleanza nata nel 2005 per iniziativa del governo venezuelano di Hugo Chávez, che permette ad alcuni Paesi situati nel mar dei Caraibi (tra cui Haiti) di acquistare il petrolio venezuelano a prezzi vantaggiosi. Ben 3 miliardi di dollari a disposizione del governo haitiano per acquistare il grezzo venezuelano si sono dissolti nel corso di circa 10 anni, dal 2008 ad oggi: oltre all’attuale presidente Jovenel Moise sono quindi sotto accusa anche i governi degli ex-presidenti René Préval (in carica dal 2006 al 2011) e Michel Martelly (in carica dal 2011 al 2016). Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA

5 novembre. Il deputato Alfredo Olmedo, omofobo, di estrema destra, dichiaratosi fedelissimo alla Chiesa evangelica e accusato di sfruttamento del lavoro e di schiavismo, ha stupito i giornali affermando che “l’errore di Videla con i desaparecidos fu di lasciarli senza nome”. Non si tratterebbe della prima dichiarazione di questo tenore. Dalla candidatura di Bolsonaro, il suo obiettivo si è concentrato nel guadagnarsi una fortuna politica diventando l’omologo argentino del leader brasiliano. Continua a leggere

Aumenta l’influenza cinese in America Latina Xi Jinping apre le porte al Centroamerica

Di Sabrina Certomà

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo si è recentemente pronunciato in modo critico nei confronti dell’espansione economica cinese a Panama, qualificando le mire asiatiche come “predatorie” e sottolineandone la natura dannosa per l’economia centroamericana. Invero, gli Stati Uniti costituiscono il mercato di esportazione più importante per Panama, ma, negli ultimi anni, la Cina vi ha fortificato la sua presenza. Ha indotto infatti il Paese ad abbandonare le relazioni con Taiwan per firmare 19 accordi di cooperazione con la Repubblica Popolare nel corso del 2017.

L’interesse cinese nei confronti della regione latinoamericana sembra essere dimostrato dalle tre visite che il presidente Xi Jinping vi ha effettuato dal 2013. Attualmente Pechino è il secondo partner commerciale di Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama, dove le imprese cinesi realizzano già da tempo opere di modernizzazione e costruzione di impianti pubblici, aumentando, inoltre, le importazioni e le esportazioni verso l’Asia. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

BRASILE

30 ottobre. Jair Bolsonaro è il nuovo presidente del Brasile con il 55,13% dei voti, dopo aver superato al ballottaggio Fernando Haddad, fermatosi al 44,87%. Nel suo primo discorso al Paese, il nuovo Presidente ha rimacato l’idea dell’inizio di “una nuova era”, che chiude definitivamente il flirt con il socialismo, il comunismo, il populismo e l’estremismo di sinistra. Bolsonaro ha ricevuto la maggior parte dei voti dal sud del Brasile e dalle grandi città, mentre il nord e il nord-est, le zone più povere del Paese, hanno appoggiato Haddad.

COLOMBIA

26 ottobre. Allarmante il messaggio dell’ex presidente Ernesto Samper il quale ha affermato che “suenan tambores de guerra” tra Colombia e Venezuela, a causa della migrazione di migliaia di cittadini in fuga dal regime di Nicolás Maduro. Necessario anche continuare il dialogo con l’Ejercito de Liberación Nacional (ELN); in caso contrario, sarà quasi inevitabile un nuovo conflitto nazionale.

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Jair Bolsonaro è il nuovo presidente del Brasile Anche il Brasile si uniforma all’ondata populista

Di Francesca Chiara Lionetti 

Jair Bolsonaro ha vinto le elezioni presidenziali del Brasile con il 55% dei voti, ottenendo al ballottaggio la vittoria sul suo avversario Haddad con un margine del 10%. La vittoria di Bolsonaro non sorprende dato che già al primo turno era stato il candidato più votato.

Esponente dell’estrema destra, Bolsonaro fu capitano dell’esercito ai tempi della dittatura militare ed ha affermato più volte che il regime militare rappresenta il passato glorioso del paese. Proprio per le sue posizioni estremiste, razziste, sessiste e nazionaliste la sua elezione spaventa. Nel discorso che ha fatto su Facebook subito dopo la vittoria, tuttavia, ha promesso che “riappacificherà ed unirà il Paese”. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA – CILE

20 ottobre. Il popolo Mapuche ha fatto sentire la propria voce nella sede dell’ONU di Ginevra, dichiarando di “parlare a nome di tutti i popoli aborigeni americani che spesso hanno ancora meno voce di loro”. I rappresentanti del popolo Mapuche hanno ricercato, in ambito internazionale, quella risonanza che non hanno mai avuto in Cile e Argentina, luoghi nei quali risiedono. L’obiettivo è porre un freno “all’estrattivismo” e alla monocoltura delle imprese cilene che, con la compiacenza del governo, si sono appropriate e continuano ad appropriarsi delle loro terre originarie. Continua a leggere

L’opposizione denuncia l’omicidio di Fernando Alban Le vicende che hanno portato alla morte di Fernando Albán riaccendono le polemiche sui trattamenti che il Venezuela riserva agli oppositori politici

Lunedì 8 ottobre scorso il consigliere comunale dell’area metropolitana di Caracas, Fernando Albán Salazar è morto mentre si trovava nel palazzo in cui ha sede il servizio di intelligence nazionale bolivariano (Sebin). Albán era stato arrestato 3 giorni prima con l’accusa di un suo coinvolgimento nel fallito attentato a Maduro con i droni, avvenuto il 4 agosto scorso. Continua a leggere