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Africa: 7 giorni in 300 parole

AFRICA

2 dicembre. Iniziata la 24th Conference of the Parties (COP24) nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in programma fino al 14 dicembre. Secondo alcuni esperti, la speranza dei Paesi africani sarebbe quella di essere facilitati nella gestione dell’impatto del cambiamento climatico, riducendone, così, il più velocemente possibile gli effetti negativi a livello socio-economico. Durante la COP16, i developed countries avevano concordato di stanziare 100 miliardi di dollari entro il 2020 a favore dei Paesi in via di sviluppo colpiti dagli effetti del cambiamento climatico. Il raggiungimento di tale obiettivo appare, tuttavia, lontano.   Continua a leggere

Sfiorare la dittatura La candidatura di Emmanuel Ramazani Shadary fa discutere gli attivisti

Con l’avvicinarsi delle elezioni del prossimo 23 dicembre, i disordini, le manifestazioni e gli scandali che non cessano di emergere continuano ad allarmare la società civile della Repubblica Democratica del Congo.

Dopo anni di governo monocolore, la continuità della linea assunta dal presidente uscente Kabila dipenderà soltanto dalle necessarie risposte alle perplessità e alle accuse rivolte al candidato prescelto dallo stesso Presidente, Emmanuel Ramazani Shadary.

Shadary, ex ministro degli Affari Interni del governo Kabila, al momento della presentazione della propria candidatura stava già scontando le sanzioni inflitte dall’Unione Europea per la sua condotta repressiva e cruenta nelle proteste antigovernative del 2016. Continua a leggere

Si aggrava la situazione Hutu-Tutsi in Burundi L’ombra della manipolazione governativa sul caso Ndadaye

Bujumbura, 2 dicembre 2018. Un arresto rischia di riaccendere le tensioni etniche in Burundi, a lungo lacerato da una feroce guerra civile dal 1993 al 2005.

Il Paese è stato scosso dalla notifica di arresto a carico dell’ex presidente Pierre Buyoya, accusato di aver ordito il complotto militare che ha portato all’uccisione di Melchior Ndadaye, il primo politico a essere democraticamente eletto nella storia dell’ex colonia belga.

Buyoya non ha riconosciuto la legittimità del mandato d’arresto, e lo ha anzi definito come una mera tattica di distrazione dell’opinione pubblica, utile a nascondere i risultati fallimentari dell’attuale presidente Pierre Nkurunziza. Continua a leggere

Africa: 7 giorni in 300 parole

CHAD

28 novembre. In occasione della visita del presidente Idriss Deby in Israele, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato che “visiterà, a sua volta, lo Stato africano”. Tale incontro ha rappresentato la prima occasione, per i due leader politici, di reciproco impegno in una visita ufficiale, da quando i due Paesi hanno interrotto le proprie relazioni diplomatiche nel 1972, a causa del mancato riconoscimento da parte del Chad dello Stato di Israele e del riconoscimento concesso all’Autorità Nazionale Palestinese.

KENYA

27 novembre. La prima conferenza globale sull’economia blu, riguardante le risorse ittiche, si è aperta a Nairobi, con la partecipazione di circa 18 mila persone. L’obiettivo del forum è quello di confrontarsi sulle possibili attività da implementare per rendere sostenibile questo tipo di industria. Attenzione particolare è stata rivolta ai Paesi in via di sviluppo, che trovano sostegno nello stesso presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta.

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Nigeria, l’affaire Eni-Shell prosegue Dal 2011, stimate a 6 miliardi di dollari le perdite subite dal Paese africano

I riflettori sono puntati di nuovo su quello che è stato definito “il processo del secolo”, ovvero l’inchiesta partita dal tribunale di Milano sull’accordo siglato dal governo nigeriano con i due giganti energetici ENI e Shell nel 2011.

Al processo sono chiamati in qualità di imputati oltre alle due società, altre 13 persone tra cui l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, con il suo predecessore. Oggetto del processo è il contratto con cui i due colossi dell’energia hanno acquisito i diritti di sfruttamento di uno dei più ricchi giacimenti petroliferi del Delta del Niger, OPL245. Secondo l’accusa, le due compagnie avrebbero versato una somma di circa 1,3 miliardi di dollari, sapendo che gran parte di questo denaro sarebbe finito non nelle casse dello Stato, bensì in tasche private.

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Violenze in Kenya Il recente rapimento della cooperante italiana Silvia Romano tra terrorismo di Al Shabaab e violenza di Stato

La sera del 20 novembre, Silvia Romano, giovane attivista della Onlus marchigiana Africa Milele, è stata rapita a Galana Kulalu, villaggio dell’area rurale Chakama, nel sud est del Kenya. La zona in cui è avvenuto il rapimento è considerata un’area non pericolosa, nonostante sia conosciuta come zona soggetta ad infiltrazioni di cellule terroristiche e reclutatori fondamentalisti. La ragazza era arrivata in Kenya da pochi mesi e stava partecipando ad un programma di cooperazione finalizzato alla costruzione di un orfanotrofio. Nel villaggio di Galana Kulalu, le persone vivono in condizioni difficili: i cittadini hanno accesso limitato a cibo e acqua, a causa dell’inquinamento del fiume che attraversa la regione.

Secondo le notizie diffuse da alcune testate internazionali nell’ultima settimana, i responsabili del rapimento sarebbero 3 uomini armati, che nel corso dell’incursione nel villaggio hanno ferito altri 5 individui. All’indomani del sequestro, la polizia aveva già arrestato 14 persone che pare fossero in contatto con i veri rapitori.

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Le leggi coloniali minacciano ancora milioni di africani Un sistema di permessi imperialista minaccia la sicurezza alimentare e lo sviluppo

L’accesso alle risorse idriche in alcuni Paesi africani è legato ad un sistema di autorizzazioni antiquato e discriminatorio risalente all’era coloniale. Uno studio condotto dall’International Water Management Institute ha esaminato il sistema delle autorizzazioni idriche in Malawi, Kenya, Sud Africa, Uganda e Zimbabwe, che venne instaurato dalle potenze coloniali agli inizi del ‘900, ma che rimane tutt’oggi in vigore. Continua a leggere

Africa: 7 giorni in 300 parole

KENYA

19 novembre. Nairobi ha istituito il primo corpo di Guardia costiera della sua storia nazionale. Progettato per contrastare la pesca illegale, aumenterà l’autonomia nazionale nei confronti della Marina statunitense, che continuerà, tuttavia, ad occuparsi della sicurezza marittima e militare delle coste keniote.

21 novembre. Silvia Romano, una volontaria italiana di 23 anni, è stata rapita da un commando di probabile matrice islamista. Il sequestro è avvenuto in seguito all’assalto di un villaggio della contea di Kilifi, dove l’aiuto delle Onlus si è reso necessario a causa delle gravi condizioni di povertà dell’area.

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

16 novembre. Almeno 7 peacekeepers ONU e 12 soldati congolesi hanno perso la vita durante uno scontro a fuoco avvenuto con il gruppo islamista Allied Democratic Forces (ADF). I miliziani sarebbero, infatti, particolarmente attivi nel Congo orientale in seguito alla scoperta di un nuovo focolaio di Ebola. Secondo gli osservatori locali il gruppo ostacolerebbe il lavoro delle squadre di soccorso.

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Il rush iniziale I candidati alle presidenziali svelano i loro programmi e la tensione sfiora la violenza


Ad Abuja l’atmosfera è già incandescente, nonostante manchino circa tre mesi alle prossime elezioni presidenziali. Tra domenica e lunedì i due candidati maggiormente accreditati, l’attuale presidente Muhammadu Buhari, del gruppo All Progressives Congress (APC), e Atiku Abubakar, del Peoples Democratic Party (PDP), hanno rivelato i punti dei rispettivi programmi.
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Africa: 7 giorni in 300 parole

ERITREA

13 novembre. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con un voto all’unanimità, ha deciso di porre fine alle sanzioni imposte all’Eritrea dal 2009. Con questa risoluzione viene revocato l’embargo sulle armi e ribadito l’impegno alla riappacificazione tra Eritrea e Gibuti, sulla scia dell’accordo di pace siglato lo scorso luglio tra Eritrea ed Etiopia. Il governo etiope ha dichiarato che la revoca delle sanzioni contribuirà alla stabilità del Corno d’Africa e alla normalizzazione delle relazioni tra i Paesi di questa regione.

GABON

11 novembre. Il mistero intorno allo stato di salute del presidente Ali Bongo Ondimba è stato chiarito, riconoscendone la gravità, come dichiarato da una portavoce della Presidenza gabonese. Secondo una fonte straniera vicina al Presidente, all’origine della sua ospedalizzazione in Arabia Saudita, vi sarebbe un accidente vascolare. Le redini del Paese sono state, dunque, affidate alla First Lady, Sylvia Bongo Ondimba, che da Riyad continua a coordinare la circolazione delle informazioni riguardanti il marito e gli affari di governo.

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