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Africa: 7 giorni in 300 parole

AFRICA

2 dicembre. Iniziata la 24th Conference of the Parties (COP24) nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in programma fino al 14 dicembre. Secondo alcuni esperti, la speranza dei Paesi africani sarebbe quella di essere facilitati nella gestione dell’impatto del cambiamento climatico, riducendone, così, il più velocemente possibile gli effetti negativi a livello socio-economico. Durante la COP16, i developed countries avevano concordato di stanziare 100 miliardi di dollari entro il 2020 a favore dei Paesi in via di sviluppo colpiti dagli effetti del cambiamento climatico. Il raggiungimento di tale obiettivo appare, tuttavia, lontano.   Continua a leggere

Le leggi coloniali minacciano ancora milioni di africani Un sistema di permessi imperialista minaccia la sicurezza alimentare e lo sviluppo

L’accesso alle risorse idriche in alcuni Paesi africani è legato ad un sistema di autorizzazioni antiquato e discriminatorio risalente all’era coloniale. Uno studio condotto dall’International Water Management Institute ha esaminato il sistema delle autorizzazioni idriche in Malawi, Kenya, Sud Africa, Uganda e Zimbabwe, che venne instaurato dalle potenze coloniali agli inizi del ‘900, ma che rimane tutt’oggi in vigore. Continua a leggere

Weah alla ricerca di fondi per la sua pro-poor agenda Il nuovo governo alle prese con una delle sue più grandi promesse elettorali

Lo scorso settembre si è tenuto in Cina quello che ormai è diventato uno dei più importanti summit internazionali: il Forum on China Africa Cooperation (FOCAC). In quest’occasione, il presidente Xi Jinping ha annunciato un piano di finanziamento di ingenti dimensioni, che i Paesi africani riceveranno nei prossimi anni, pari a 60 milioni di dollari.

Al vertice era presente anche il neo-presidente liberiano George Weah, al potere dal gennaio 2018. L’obiettivo della delegazione liberiana alla conferenza era quello di accaparrarsi una consistente fetta dei fondi – 3 milioni di dollari – per finanziare la cosiddetta Pro-poor Agenda, uno dei cavalli di battaglia con cui Weah si è presentato alle elezioni, vinte con oltre il 60% dei voti. Continua a leggere

Africa: 7 giorni in 300 parole

LIBERIA

19 ottobre. Un operatore di More Than Me, una nota ONG americana che si occupa di aiutare giovani donne ad uscire dalla trappola dello sfruttamento sessuale, è stato accusato di aver abusato sessualmente di diverse ospiti del centro presente a Monrovia e di averle, inoltre, contagiate con il virus dell’HIV. Secondo un report investigativo pubblicato da ProPublica, le vittime sarebbero 10 ragazze tra i 10 e i 16 anni. Il presidente Weah si è detto molto preoccupato e ha, inoltre, sottolineato che dalla fine della guerra civile, vi è oggi, più che mai, la necessità di continuare a lavorare per garantire e migliorare diritti delle donne.    Continua a leggere

Etiopia: alla ricerca di una stabilità interna Scontri etnici e il progetto riformista del neo primo ministro Abiy Ahmed

È difficile liberarsi di un passato caratterizzato da conflitti civili e marcate divisioni tra la popolazione e l’Etiopia ne è oggi il caso emblematico. In queste settimane il Paese sta infatti affrontando nuovamente scontri di connotazione interetnica. Il conflitto più recente è avvenuto il 13 settembre, quando dei giovani oromo, il gruppo etnico più numeroso, hanno innalzato bandiere del Fronte di Liberazione Oromo (OLF), nella capitale Addis Abeba, provocando la reazione dei gruppi rivali, che hanno interpretato il gesto come un tentativo di impadronirsi della città. Fonti governative riportano 28 vittime, 58 secondo Amnesty International. Inoltre nei giorni successivi 2.600 persone sono state arrestate nella capitale e più di 10.000 persone sono state sfollate.

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Cina e Africa: un’amicizia da 60 milioni di dollari Xi Jinping ha incontrato decine di leader africani, un privilegio un tempo riservato alle potenze europee

La Cina continua a scommettere sul continente africano, ampliando e rafforzando il grande progetto di infrastrutture e commercio chiamato Nuova Via della Seta (One Belt One Road), attraverso un piano di finanziamento di ingenti dimensioni. Durante i prossimi tre anni, infatti, i Paesi africani riceveranno 60 milioni di dollari di investimenti, divisi tra linee di credito, prestiti a interessi zero, fondi per lo sviluppo e fondi per l’import dalla Cina. Continua a leggere

Etiopia: rifiuti convertiti in energia elettrica Addis Ababa ha inaugurato lo scorso 18 agosto l’entrata in funzione del primo termovalorizzatore africano

 

Nei prossimi anni la gestione e lo smaltimento dei rifiuti nella capitale etiope cambieranno radicalmente. L’Etiopia ha inaugurato l’avvio del primo inceneritore-termovalorizzatore africano. La struttura, situata a 20 kilometri da Addis Ababa, avrà un ruolo decisivo nel contribuire a debellare il problema dei rifiuti dalla città. Secondo quanto riportato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per la Tutela dell’Ambiente (UNEP), l’inceneritore, soprannominato ‘Reppie Project’, brucerà circa 1400 tonnellate di spazzatura al giorno, circa l’80 % dei rifiuti generati dalla capitale. Continua a leggere

Etiopia ed Eritrea: una pace attesa 20 anni Dopo l’incontro tra i due leader africani, sembra finita l’era del ‘no war, no peace’

Eritrei ed etiopi non dimenticheranno facilmente questi giorni, che forse attendevano da troppi anni. Lo scorso 9 luglio, infatti, è stata firmata una dichiarazione congiunta di pace e di amicizia tra il presidente dell’Eritrea Isaias Afwerki ed il primo ministro etiope Abiy Ahmed, rompendo così uno stato di guerriglia che andava avanti tra i due Paesi da 20 anni.

Il cambiamento lo si poteva intuire già dallo scorso aprile, quando il neo primo ministro etiope Abiy Ahmed, fin dal suo discorso di insediamento, mandò diversi messaggi di apertura nei confronti dello Stato vicino. A giugno poi, il governo etiope ha accolto ad Addis Abeba una delegazione ufficiale eritrea per iniziare le trattative di pace. Continua a leggere

G7 2018: pesca illegale e overfishing nelle acque africane Il Presidente keniano: meno pesca illecita e localizzazione della blue economy

Un pesce su cinque consumato in una capitale occidentale è probabilmente rubato dalle acque africane”. Durante il 44° vertice del G7 degli scorsi 8 e 9 giugno, il presidente keniano Uhuru Kenyatta ha scelto queste le parole per evidenziare la gravità del fenomeno, sottolineando la necessità di un coordinamento internazionale per costruire un argine.

La pesca illecita è, infatti, un flagello transnazionale, che affligge diverse parti del mondo, tra le quali anche le coste dell’Africa occidentale e orientale. Sono migliaia i pescherecci che ogni giorno transitano nelle acque africane ed illegalmente acquisiscono un bottino che può arrivare a diverse centinaia di tonnellate di pesce.

Grazie all’utilizzo dei satelliti e dei tracking data, è stato dimostrato che la pesca illegale viene condotta principalmente attraverso l’utilizzo di pescherecci, i quali poi si incontrano con navi commerciali e vi trasferiscono il pescato affinché sia congelato; infine, il pesce viene riposto in grandi container refrigerati, che hanno meno vincoli di segnalazione rispetto ai pescherecci. Tra le imbarcazioni irregolari rintracciate vi sono navi che battono bandiera cinese, russa, olandese; il pesce raccolto viene poi commerciato globalmente. Continua a leggere

Africa: 7 giorni in 300 parole

BURUNDI

17 maggio. Si è tenuto un referendum sul controverso cambiamento costituzionale; se approvato, potrebbe mantenere al potere l’attuale presidente Pierre Nkurunziza fino al 2034. Oggi la Costituzione prevede un mandato di 5 anni, rinnovabile una sola volta; il nuovo emendamento comporterebbe, invece, un doppio mandato di 7 anni. Al potere dal 2005, Nkurunziza è stato rieletto per un terzo incarico nel 2015, violando, di fatto, gli attuali termini costituzionali.

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