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La visita di Papa Francesco in Cile e Perù Le difficoltà e gli attacchi alla Chiesa Cattolica in America Latina

È il 22° viaggio del pontificato di Francesco, il sesto a toccare Paesi dell’America Latina. Sulla carta, quello iniziato lo scorso 15 gennaio, doveva essere un sereno ritorno del Papa nella “sua” America Latina. Al contrario, si è rivelato un viaggio difficile e pieno di contestazioni: attacchi incendiari nelle chiese e negli edifici di culto, segnali di un malessere profondo della popolazione.

In realtà, negli ultimi 25 anni, ci sono stati altri episodi nei quali sono stati “aggrediti” o bruciati i luoghi di culto cileni. Finora non ci sono mai state rivendicazioni ufficiali, anche se si ipotizza la colpevolezza dei Mapuche, una delle minoranze indigene più numerose dell’America Latina. Tale gruppo da diversi anni chiede al governo la legittimazione di uno Stato binazionale e la restituzione delle terre sottratte nel corso di cinque secoli. I Mapuche, di per sé non ostili alla Chiesa, che spesso li ha difesi, vorrebbero quindi ottenere maggiore visibilità con tali azioni.
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L’influenza cinese in America Latina La fine dell’egemonia statunitense in America Latina

L’America Latina – 600 milioni di abitanti, enormi prospettive di sviluppo economico sostenuto ed enormi diseguaglianze –  è diventato un continente soggetto ad una forte influenza cinese.

Al contrario, gli Stati Uniti, che per ragioni geografiche, storiche e culturali hanno sempre avuto maggiori legami, si sono volontariamente allontanati da possibili accordi internazionali con il continente. La lealtà all’agenda protezionista del presidente Trump, portata avanti con lo slogan “America First”, insieme all’amicizia di Pechino con l’America Latina, potrebbe rappresentare la fine dell’egemonia statunitense nella regione.

Una settimana dopo l’elezione di Donald Trump, infatti, il presidente Xi Jinping si è recato in America Latina per la terza volta in tre anni, inviando un messaggio chiaro: la Cina vuole essere l’alleato principale della Regione. “Se condividiamo la stessa voce e gli stessi valori, possiamo conversare e apprezzarci a prescindere dalla distanza”, ha promesso il leader asiatico davanti alla presidente cilena Michelle Bachelet. Continua a leggere

Le elezioni municipali di Cuba Chiamata al voto per “salvare la Patria e il Socialismo”

Un giorno dopo la commemorazione del primo anniversario della morte di Fidel Castro i cittadini cubani hanno votato i delegati municipali che formeranno le assemblee del Potere Popolare, istituzione parlamentare nazionale. Anche il presidente Raúl Castro ha partecipato al voto insieme agli altri cubani, per la prima tappa che porterà il Paese ad avere un nuovo Presidente, il prossimo 24 febbraio.

Il favorito sembra essere l’attuale vicepresidente Miguel Díaz-Canel. Con lui finirà l’epoca dei Castro, alla guida del Paese dal 1959. Nonostante Díaz-Canel non si sia esposto riguardo la sua prevista promozione alla presidenza, ha ribadito l’importanza dello status quo a Cuba: Oggi votiamo per la rivoluzione, la patria e il socialismo”. Continua a leggere

La lotta della Colombia contro il business della droga Firmato il patto tra Colombia e Nazioni Unite per eradicare la produzione di cocaina

Nell’accordo di pace firmato lo scorso agosto tra il governo colombiano e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), raggiunto dopo oltre cinquant’anni di conflitto, è prevista la partecipazione della milizia alla lotta al narcotraffico. I ribelli si sono infatti impegnati a rinunciare al controllo sulle aree di produzione di droga e a spingere gli agricoltori locali ad abbandonare la coltivazione della coca.

Ciononostante, la Colombia continua a essere il più grande produttore di cocaina al mondo; per questo motivo, lo scorso venerdì la Colombia e l’ONU hanno raggiunto un’intesa per la lotta al traffico di cocaina, cercando di porre un rimedio alla difficile situazione del Paese sudamericano.  Continua a leggere

Il Messico impedisce la vista del comitato ONU La comunità internazionale chiede di rafforzare il regime di protezione internazionale

32.318 è il numero dei desaparecidos in Messico, persone scomparse dal 2006 a oggi. Il dato è stato pubblicato dal Sistema Nazionale di Sicurezza Pubblica della Segreteria di Governo ed è la prima volta che lo Stato riconosce il drammatico aumento nel conteggio ufficiale. Il Messico è un Paese democratico, ma per molti osservatori internazionali e locali non sono del tutto infondate le accuse di voler nascondere, per svariate ragioni politiche ed economiche, le sparizioni forzate, le pratiche di tortura e la complicità fra criminalità organizzata e istituzioni.

In questo scenario non sorprende, quindi, che il Messico abbia ufficialmente negato la visita del Comitato Contro le Sparizioni Forzate dell’ONU, un gruppo di esperti indipendenti che da oltre quattro anni tenta di occuparsi del fenomeno indagando sul territorio messicano. Jan Jarab, rappresentante in Messico dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo, ha ricordato che sono passati otto anni dal momento in cui il Paese ha ratificato la convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate. “È imperativo che il Messico apra una nuova via di giustizia per le vittime scomparse e rafforzi il regime di protezione internazionale”, ha detto Jarab in una recente dichiarazione.

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L’eredità della Presidente del Cile Aborto e matrimonio "egualitario"

Mancano solo sei mesi alla conclusione del suo secondo mandato, ma prima di fare un bilancio, Michelle Bachelet vuole aspettare: dichiara di avere ancora leggi da presentare e sostiene che le conseguenze di alcune delle sue riforme si vedranno solo con il tempo.

Durante le sue amministrazioni, Bachelet ha promosso una serie di riforme liberali e di stampo conservatore, ma non sono mancate iniziative più “rivoluzionarie”. Una di queste è stata la parziale depenalizzazione dell’aborto.

La legge è riuscita a trovare l’appoggio di entrambi i rami del Parlamento,derogando, in tre soli casi, la penalizzazione sancita dalla Costituzione del 1989 sotto la dittatura militare di Pinochet. Nel messaggio che ha accompagnato il progetto, la Bachelet ha dichiarato: “uno Stato che rispetta i diritti umani non può essere orgoglioso di minacciare col carcere quelle donne che devono affrontare [questo] dramma”.

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La stage di Ayotzinapa in Messico Come dare voce a una realtà drammatica

Ayotzinapa è una località messicana tristemente nota per l’omonima strage, avvenuta il 26 settembre 2014, la cui memoria è celebrata da tre anni ogni primo d’ottobre. Le vittime furono degli studenti dell’Escuela Normal Rural Raúl Isidro Burgos, ma le dinamiche che hanno portato alla strage sono ancora oggi sconosciute.

Secondo la ricostruzione ufficiale dei fatti, i ragazzi erano in viaggio per raggiungere Città del Messico, dove avrebbero partecipato a una manifestazione per ricordare il massacro di Tlatelolco, nel ‘68. Durante il viaggio, però, i tre autobus su cui erano a bordo gli studenti sono stati bloccati dalle forze dell’ordine locali, che li avrebbero attaccati ferocemente provocando la morte di 6 studenti,e ferendone gravemente 25.Gli altri 43, di cui non si sono più avute notizie, sarebbero invece stati rapiti e consegnati ai Guerreros Unidos, un gruppo criminale della zona che li avrebbe uccisi e ne avrebbe poi bruciati i resti.

Secondo le indagini indipendenti, nel rapimento, esecuzione e occultamento dei resti degli studenti sarebbero coinvolti anche le Forze dell’Ordine federali, l’Esercito ed esponenti del Governo a vari livelli. Nel tentativo di dissipare i sospetti che gravavano sulle Istituzioni ai più alti livelli, il procuratore generale della Repubblica, Jesús Murillo Karam, si sarebbe occupato di fabbricare la cosiddetta verità storica, la ricostruzione ufficiale del massacro, favorevole al Governo.  Continua a leggere

Caraibi: sintesi di una catastrofe Il "massacro" dell’uragano Irma nei Caraibi

Gli abitanti delle isole caraibiche ricorderanno a lungo Irma, uno degli uragani più potenti a essersi mai formati nell’Atlantico. Con venti oltre i 300 chilometri orari, la tempesta ha raggiunto terra per la prima volta nella notte tra mercoledì 6 e giovedì 7 settembre, a Barbuda, facendo diverse vittime e distruggendo la quasi totalità delle abitazioni. Il primo ministro di Antigua e Barbuda, Gaston Browne, ha dichiarato alla BBC che sull’isola caraibica la situazione è quella di un “massacro totale, ed è una delle esperienze più dolorose che abbia mai vissuto”. Ciò che è rimasto dopo il passaggio dell’uragano è stato descritto come un paesaggio apocalittico, tanto da spingere Browne a invocare l’intervento della comunità internazionale per aiutare la popolazione nella ricostruzione. Continua a leggere

Dialogo di pace tra la Colombia e ENL Si apre il terzo ciclo di negoziazioni tra il governo colombiano e l'esercito di liberazione nazionale

 

Il governo della Colombia e l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) hanno iniziato questo lunedì il terzo ciclo di colloqui di pace in Ecuador, in attesa di un cessate il fuoco bilaterale, un passo fondamentale nella trattativa. Questa iniziativa rappresenta il punto più alto di un percorso complicato fatto di scontri e discussioni, che ora prospettano pace e fiducia per i cittadini colombiani.

La fase pubblica delle negoziazioni, di cui l’Ecuador è garante insieme al Brasile, Cuba, Cile, Norvegia e Venezuela, è stata avviata l’8 febbraio a Quito, dopo quasi 4 anni di trattative riservate.

Di recente, le autorità colombiane e María Fernanda Espinosa, ministra degli Esteri dell’Ecuadorhanno annunciato che il 30 giugno 2017 si è conclusa la seconda tornata di colloqui. Queste le parole della Ministra: “Esprimiamo profonda soddisfazione per i progressi dei colloqui di pace.Oggi termina il secondo ciclo dei colloqui che riprenderanno il 24 luglio a Quito. I progressi sono stati significativi“.

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos e l’ELN, il secondo più grande movimento di guerriglia del Paese, stanno cercando di porre fine al conflitto che dura da più di mezzo secolo, conflitto che ha causato 220.000 morti, 60.000 dispersi e 7.000.000 di sfollati. L’ELN, che conta circa 2.000 combattenti ed è considerato un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, è accusato di molteplici reati: sequestro di persona, omicidio, estorsione e attacchi alle infrastrutture petrolifere ed energetiche in Colombia. Nonostante ciò, il gruppo ribelle spera di raggiungere un accordo sul cessate il fuoco e spera che il relativo annuncio coincida con la visita di Papa Francesco in Colombia.

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Detenuto in Messico il presunto assassino di Jaime Guzman Ricercato da 190 paesi, viene arrestato dopo 26 anni di latitanza

Dopo 26 anni di ricerche, la Procura Generale della Repubblica messicana (PGR), tramite l’Agenzia dell’Investigazioni Criminali (AIC), ha dichiarato che un cittadino cileno ricercato dalla Giustizia del suo Paese è stato arrestato nello Stato di Guanajuanto, nel centro del Messico.

In una dichiarazione, la PGR ha affermato che Raúl Escobar Poblete sia stato fermato per la presunta responsabilità dell’attacco terroristico in cui era stato ucciso il senatore Jaime Guzmán nel 1991. Segnalato dalla Giustizia come uno degli esecutori materiali del crimine del politico conservatore, l’Autorità Antiterrorista Cilena aveva emesso un mandato d’arresto e una serie di altre ordinanze restrittive contro Poblete. Continua a leggere