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CEDU e INTERIM measures: il caso Seawatch Cosa ha stabilito la Corte di Strasburgo?


Lo scorso 25 gennaio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ricevuto una richiesta urgente di misure cautelari – a norma dell’articolo 39 del Regolamento della Corte -, da parte del capitano della nave SeaWatch 3, dal capo missione della rescue mission e da un migrante a bordo. A tale richiesta, inoltre, ne è seguita un’altra – il 28 gennaio – depositata questa volta da parte di quindici minori non accompagnati.

Il caso della nave SeaWatch, divenuto famoso per l’impossibilità di quest’ultima di poter far sbarcare i 47 migranti a bordo a causa del divieto imposto dalle autorità italiane, ha recentemente scosso l’opinione pubblica nazionale (e non solo). Il ricorso alla Corte EDU è stato così visto come effettiva possibilità di sbloccare una situazione ormai diventata insostenibile. La Corte, nello stabilire che il Governo italiano dovesse “take all necessary measures, as soon as possible, to provide all the applicants with adequate medical care, food, water and basic supplies as necessary”, ha ricordato inoltre che, “as far as the 15 unaccompanied minors are concerned, the Government are requested to provide adequate legal assistance (e.g. legal guardianship). The Government are also requested to keep the Court regularly informed of the developments of the applicants’ situation”. Per quanto non abbia acconsentito anche allo sbarco completo, come richiesto dai ricorrenti, la pronuncia della Corte risulta essere estremamente rilevante sia per il caso in oggetto sia da un punto di vista giurisprudenziale.

L’utilizzo da parte della Corte EDU di misure provvisorie non è una novità. Continua a leggere

Corte EDU: l’avvio di una fase non contenziosa La Corte di Strasburgo inizia la sperimentazione di una nuova forma di risoluzione delle controversie: si raggiungeranno i risultati sperati?

Anno nuovo vita nuova? Forse non in questi termini, ma senza dubbio l’anno che sta per cominciare sarà certamente importante per il sistema Convenzionale. Infatti, il 2019 inizierà subito con una grande novità alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Continua a leggere

Palestina c. Stati Uniti: il caso davanti alla CIG Il trasloco dell’ambasciata statunitensefonte di nuove tensioni tra i due Stati

Che l’inaugurazione della nuova ambasciata statunitense a Gerusalemme potesse essere un casus belli per ulteriori tensioni e violenze era scontato. Che la Palestina decidesse di intraprendere anche la via del contenzioso internazionale, un po’ meno. Eppure, è proprio ciò che è avvenuto.

Il 28 settembre scorso, infatti, la Palestina si è rivolta ufficialmente alla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) chiamando in causa gli Stati Uniti per la (presunta) violazione della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche (1961), che sarebbe risultata dal trasferimento della rappresentanza diplomatica statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme. Continua a leggere

Hate speech e diritti dell’uomo La Corte EDU e il caso Kurşun c. Turchia

Il c.d. hate speech ricade sotto la protezione garantita dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo? In quale misura – e sotto quali forme – si può considerare legittimo?

Su queste questioni, tra le altre, è stata chiamata ad intervenire la Corte EDU nel recente caso Kurşun c. Turchia (n. 22677/10). Il giudizio, che ha visto condannare la Turchia per violazione dell’art. 8 CEDU, si basava sul ricorso di due docenti universitari turchi i quali, a causa delle loro posizioni espresse su un rapporto riguardante la difficile situazione in cui versano le minoranze turche, si sono trovati oggetto di una campagna denigratoriaal limite della diffamazione da parte di alcuni organi di stampa, condita da veri e propri insulti e minacce.

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Protocollo n.16 CEDU: dopo l’entrata in vigore, la sua prima applicazione La Francia è il primo paese ad utilizzarlo: sortirà gli effetti sperati?

Benché ultima nel ratificarlo, prima ad applicarlo.

Sembrerà ironico, ma è proprio la Francia ad attivare per la prima volta il Protocollo n. 16 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Tale Protocollo, infatti, dopo aver raggiunto la decima ratifica, è entrato in vigore dal 1° agosto 2018 e permette, su richiesta degli Stati membri, di richiedere un parere consultivo direttamente alla Grande Camera della Corte EDU. Possibilità, quest’ultima, di primaria rilevanza in quanto avvicina la Corte EDU al rinvio pregiudiziale previsto dal sistema della Corte di Giustizia dell’UE (art. 267 TFUE) e ne indicherebbe, inoltre, una forma di “costituzionalizzazione” in nuce. Continua a leggere

“Bulk interception”: quae limite tra privacy e security? La Corte di Strasburgo alla prova dell'attualità

Allo stato attuale dell’informazione, -in quella che, sempre più spesso, viene definita post-Snowden society-, la possibilità di uno scontro tra la necessità di garantire alti livelli di sicurezza nazionale e la protezione dei diritti individuali è difficile da scongiurare. È infatti ciò su cui è stata chiamata a decidere la Corte europea dei diritti dell’uomo, nel recente caso Big Brother Watch and Others v. the United Kingdom (Applications nos. 58170/13, 62322/14 and 24960/15).

Nello specifico, i tre ricorrenti – a vario titolo giornalisti e attivisti -, ritenendo che le bulk interception portate avanti congiuntamente dal Regno Unito e dagli Stati Uniti, scoperte tramite il c.d. caso Snowden, costituissero una violazione dei propri diritti convenzionalmente riconosciuti, decisero di ricorrere alla Corte riguardo “(1) the bulk interception of communications; (2) intelligence sharing with foreign governments; and (3) the obtaining of communications data from communications service providers”. Sempre secondo i ricorrenti, il sistema di intercettazioni e di scambio delle medesime messo in atto dal Regno Unito tramite il Regulation of Investigatory Powers Act 2000 (RIPA), avrebbe comportato un accesso diretto e non mediato da parte del Regno Unito a dati sensibili e dunque meritevoli di protezione.

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OGM e Food Policy Europa: una storia senza fine I giudici europei ribaltano l’opinione dell’Avvocato Generale, con quali conseguenze?

Tutt’altro che recente è il dibattito – o più spesso scontro –  riguardo la tematica degli OGM, questione che da decenni caratterizza il diritto alimentare nazionale ed europeo. Contraddistinto da visioni dicotomiche, un antagonismo accentuato e la presa di posizioni spesso aprioristiche, quest’ultimo, soprattutto a causa delle nuove tecnologie e degli immensi sviluppi che ne sono succeduti, ha assistito ad un recente ritorno alla ribalta sulla scena internazionale.

È stata la Corte di giustizia UE a tornare sul tema con sentenza del 25 luglio (Case C-528/16) in una discussione che, a livello europeo, si protrae ormai dagli inizi degli anni ’90. Il caso vedeva contrapposti la Confédération Paysanne (insieme ad altre otto associazioni di agricoltori) alla normativa francese di trasposizione della direttiva europea in materia OGM, ovvero la 2001/18/CE. Tema della discordia era l’utilizzo di varietà di sementi di colza trattate tramite mutagenesi che avrebbe comportato, secondo i ricorrenti, gravi rischi per la salute umana ed animale. Il Consiglio di Stato francese, tramite rinvio pregiudiziale, ha così investito la Corte europea della questione tramite quattro quesiti principali, chiedendo in linea generale se tali procedure di mutagenesi fossero o meno compatibili con la direttiva OGM. Continua a leggere

Migrazioni e smuggling of migrants L'UDOC, nel suo primo rapporto a carattere mondiale, evidenzia una problematica di stringente attualità

Analizzando dati raccolti sul campo, letteratura e ricerche nel settore, il recente Global Study on Smuggling of Migrants (GLOSOM 2018) prodotto dall’UDOC (United Nations Office on Drugs and Crime) rappresenta una dei lavori più importanti in materia di migrazioni, segnatamente nell’ambito del traffico dei migranti, nella sua analisi e nella  sua possibile prevenzione.

Focalizzandosi sulle più importanti rotte di traffico dei migranti, il report ha come obbiettivo quello di fornire una visione la più completa possibile di questo crimine, connettendo di fatto tutti i fattori che partecipano al suo sviluppo 

e alla sua diffusione, ovvero l’origine, il transito e la destinazione dei migranti.

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Il Consiglio di sicurezza e il divieto di affamare la popolazione civile Tramite risoluzione, l’organo dell’ONU è ritornato sul tema

Il 24 maggio 2018, durante la sua 8267 seduta, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità la risoluzione 2417 (2018), con quale chiede agli Stati il rispetto del divieto di affamare la popolazione civile durante lo svolgimento di un conflitto armato insieme a garanzie d’accesso agli aiuti umanitari.

Tale richiamo, per quanto posso sembrare d’emblée evidente, in realtà non lo è affatto.

Le cronache provenienti dagli attuali teatri di guerra, infatti, evidenziano una costante e continua recrudescenza dei conflitti internazionali, sia per quanto riguarda i means sia i methods of warfare.

È l’art. 48 del I Protocollo addizionale (1977) a sancire il dovere, en toutes circonstances, di distinguere tra popolazione civile e combattenti e tra obiettivi civili e militari. Ad oggi, tuttavia, tale norma sembra vieppiù violata.

In un contesto così delineato, il richiamo portato avanti dal CdS, oltre ad esser stato auspicato da più parti, è da considerarsi estremamente necessario per riattrarre l’attenzione della comunità internazionale sul rispetto e sulla protezione delle parte più debole di un conflitto armato, ovvero la popolazione civile. Continua a leggere

Giustizia di transizione e crimini internazionali Quale futuro per la prevenzione delle atrocità di massa? L’Assemblea Generale è tornata sul tema

 

Il Consiglio per i diritti umani, tramite la risoluzione n. 33-19, ha affidato al relatore speciale dell’Onu sulla Transitional Justice (Paolo de Greiff) e allo Special Advisor sulla prevenzione del genocidio (Adam Dieng) di preparare “a joint study on the contribution of transitional justice to the prevention of gross violations and abuses of human rights and serious violations of international humanitarian law, particularly to the prevention of genocide, war crimes, ethnic cleansing and crimes against humanity, and their recurrence.” Continua a leggere