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Come vengono impiegati i fondi per i rifugiati in Turchia Successo del programma per gli aiuti umanitari: verità o semplice propaganda?

È partito nel 2016 il programma Rete di Sicurezza Sociale di Emergenza, creato per cercare di aiutare un Paese che, nel giro di poco tempo, si è ritrovato ad ospitare un numero spropositato di rifugiati, per lo più fuggiti dal conflitto siriano: un programma che ha portato al governo turco finanziamenti finalizzati al sostegno di tutti gli sfollati e le loro famiglie.

Così, la Turchia è diventato il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati del mondo. Sopportare un tale carico è stato possibile solo col sostegno non solo dei fondi governativi, ma anche di tutti quei Paesi che non desideravano un incremento dei flussi migratori in Europa.

Il numero di cui si parla è 4 milioni: famiglie, donne, uomini, anziani e bambini, per lo più provenienti dalla Siria, che, con poco più di niente, si sono ritrovati a vivere in un Paese sovraffollato e senza quella speranza che potrebbe venire in soccorso ai superstiti di grandi tragedie, stipati nei campi profughi che costellano i confini turchi.

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Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

IRAQ

8 dicembre. Scoperto un deposito di armi appartenute al sedicente Stato Islamico. A riferirlo, fonti dell’esercito iracheno. Secondo quanto riportato dai media, le armi sarebbero state ritrovate nella zona orientale di Mosul.

ISREALE

8 dicembre. Un terzo tunnel di Hezbollah è stato scoperto dalle forze dell’esercito israeliano. Secondo quanto riportato dal portavoce militare, il tunnel si estenderebbe da un punto, ancora sconosciuto, dei territori di Israele fino al Libano meridionale.

SIRIA

8 dicembre. La Coalizione anti-Isis, guidata dalle forze statunitensi, ha proceduto con intensi attacchi aerei nella zona al confine con l’Iraq. Avanza, invece, da settimane, l’offensiva dell’esercito curdo-siriano nella zona di Hajin.

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#insideoutabaya: la protesta delle donne saudite Nuove proteste contro l’obbligo di indossare il velo in pubblico

In una Arabia Saudita in cui sembra che, sul piano dei diritti, qualcosa si stia muovendo, ancora una volta le grandi protagoniste del cambiamento sono le donne, costrette da una cultura e una società che impedisce loro di esprimersi in piena libertà e sicurezza.

È un corso storico che attraversa i secoli quello dei diritti delle donne: ovunque si guardi, nella storia di qualsivoglia Paese del mondo, c’è stato un momento in cui donne coraggiose hanno deciso di volere qualcosa di più, qualcosa di certo, qualcosa che le rendesse esseri umani prima che donne.

A piccoli, anzi, microscopici passi (come è normale che sia per ogni cambiamento sociale che si rispetti), anche l’Arabia Saudita sembra volersi modernizzare, da più punti di vista. Continua a leggere

Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

ARABIA SAUDITA

4 novembre. Liberato il principe Khaled bin Talal dopo 11 mesi di reclusione. Quasi un anno fa era stato messo in stato di fermo a causa delle pesanti accuse di corruzione mosse dall’erede al trono dei Saud, Mohammed bin Salman.

BAHREIN

4 novembre. Condannato all’ergastolo con l’accusa di spionaggio, Ali Salman. L’oppositore del governo sunnita del Bahrein, è stato dichiarato colpevole delle accuse dopo che, lo scorso giugno, era stato assolto in primo grado. Continua a leggere

L’assedio della Striscia di Gaza Proseguono le proteste dei Palestinesi contro l'assedio israeliano, mentre il numero delle vittime di questo conflitto continua ad aumentare

Bastano quattro lettere per ricordarci che, in una parte del mondo, esiste una guerra che dura da ormai troppo tempo: Gaza.

La situazione è tale che non basterebbe un libro intero per riuscire a descrivere tutti i conflitti che si sono susseguiti e le conseguenze che hanno portato alla morte di numerose persone.

Eppure, bisogna parlarne.

La Striscia di Gaza non è riconosciuta, ad oggi, come uno stato sovrano, ma fa parte dei Territori Palestinesi, guidati dal 2006 dal governo di Hamas. Nonostante ciò, lo stato di Israele ha mantenuto il controllo delle frontiere, dello spazio aereo e delle acque territoriali, cosa che rese possibile il cosiddetto “blocco della Striscia di Gaza” del 2007, imposto da Israele ed Egitto (che lo revocò nel 2010) dopo la vittoria di Hamas.

In sostanza, sin dal momento in cui si è arrivati ad una parvenza di indipendenza, tra i Territori della Striscia e Israele, gli scontri e le proteste non hanno mai avuto fine.

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Tre condanne a morte: risposta dell’Iran alla crisi La recente crisi economica ha portato a Corti Speciali contro corruzione e reati finanziari

Una situazione drammatica quella iraniana, con una crisi che sembra non avere una fine facile.

E come per ogni crisi della storia mondiale, si è avviato un macchinoso processo al fine di identificare dei colpevoli.

Di trentadue cittadini processati per corruzione e reati finanziari dai tribunali speciali recentemente istituiti, tre sono stati condannati a morte, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato il 30 settembre scorso. Continua a leggere

Ahed Tamini: il simbolo della lotta palestinese Libera dopo 8 mesi la 17enne simbolo della resistenza palestinese

Per Ahed Tamimi, come per molte altre ragazze palestinesi, rinunciare ad una vita normale non è stata una scelta. Così come non poter vivere la serenità dei suoi 16 anni.

La sua è una famiglia di attivisti: sin da bambina si è ritrovata a lottare al fianco dei suoi genitori, a partire dal 2009, quando nel suo villaggio, Nabi Saleh in Cisgiordania, sono cominciate le proteste contro le forze militari israeliane per avere libero accesso ad una fonte d’acqua.

A 11 anni ha ricevuto un encomio dal presidente palestinese Mahmoud Abbas per il coraggio dimostrato nell’aver cercato di impedire l’arresto della madre, coraggio che ha dimostrato anche 3 anni più tardi, durante l’arresto del fratello.

Poi a 16 anni, lo scorso dicembre, suo cugino, di un anno più giovane, viene colpito in viso da un proiettile di gomma durante una protesta nella sua città natale e lei si scaglia contro i fautori dello sparo: un gruppo di soldati israeliani. Continua a leggere

Le conquiste rosa: donne emancipate in Medio Oriente La forza di donne che nonostante la condizione di totale svantaggio in ambito culturale, politico e sociale sono riuscite ad emergere.

La nostra concezione di “donna”, in qualsiasi ambito ne si parli, è cambiata radicalmente durante gli anni. Essere donna oggi, in questa parte di mondo, è molto più semplice di quanto non sia in altri luoghi, come il Medio Oriente.

Essere donna in Medio Oriente, avere sogni, aspirazioni per il futuro e desiderare ardentemente di essere qualcosa di più di una semplice moglie, o figlia, non è semplice. Crescere in ambienti chiusi, sia letteralmente, sia culturalmente parlando, rende molto difficile riuscire ad immaginare qualcosa di diverso. Continua a leggere

I diritti violati dei rifugiati in Turchia In Turchia lo status dei rifugiati rimane quello di “ospiti” indesiderati

 

Risale a marzo 2016 l’accordo stipulato tra Unione Europea e Turchia per finanziare l’accoglienza dei rifugiati, in maggioranza di cittadini siriani, e controllare il flusso migratorio verso l’Europa. Lo scorso marzo, infatti, è stata versata la seconda parte della somma prevista, pari a 3 miliardi, che, secondo il suddetto accordo, sarebbe dovuta essere ripartita tra sanità, istruzione e garantire la riduzione della pressione migratoria. Continua a leggere

Le carceri-orfanotrofio di Israele Sono sempre più numerosi i minori arrestati e obbligati crescere in “territorio nemico”

Ahed Tamimi ha 17 anni e rimarrà in carcere per i prossimi otto mesi. Questo è solo un esempio tra le tante storie di minori arrestati e condannati dai tribunali israeliani.

In Israele se lanci un sasso vieni condannato ad un massimo di 20 anni di reclusione, anche se sei solo un bambino. A volte, i giudici concedono una pena più lieve stabilendo un indennizzo in shekel, spesso però troppo elevato per le famiglie palestinesi sfollate.

Il numero degli arrestati nel periodo 2017-2018 con un’età compresa tra i 12 e i 17 anni varia tra i 500 e i 700. A riportarlo è la sezione palestinese dell’associazione Defense for Children International (DCI), ente che negli anni si è occupato di offrire assistenza legale ai bambini e di registrare il numero degli arresti e delle relative condanne.

Altri dati sono stati invece registrati dall’Israeli Information Center for Human Rights for the Occupied Territories, che nelle sue statistiche ha contato ben 356 detenuti sotto i 18 anni solo a febbraio 2018. Continua a leggere