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In conflitto dal settant’anni Dal 1945 Russia e Giappone si contendono le Isole Curili

Il 20 gennaio scorso, oltre 500 manifestanti sono scesi in piazza Suvorovskaya, a Mosca, per chiedere al governo di non cedere alle richieste giapponesi riguardo la contesa delle Isole Curili. Le proteste si sono tenute due giorni prima dell’incontro a Mosca tra il presidente russo Vladimir Putin e il primo Ministro giapponese Shinzo Abe per affrontare la questione della sovranità sulle isole.

Le isole Curili sono un arcipelago di più di 50 isole che si trova tra l’isola giapponese Hokkaidō e l’arcipelago russo della Kamčatka. L’arcipelago si trova nel punto in cui il fondale dell’Oceano Pacifico sprofonda sotto la Placca Asiatica: ciò provoca frequenti terremoti e tsunami, i quali rendono la maggior parte delle isole disabitata.

La questione della sovranità sulle isole Curili risale alla fine della Seconda Guerra Mondiale, motivo per cui Russia e Giappone non hanno mai firmato gli accordi di pace. L’8 agosto 1945, Stalin dichiarò guerra al Giappone con cui, per tutta la durata delle guerra, era rimasto in pace. In pochissimo tempo, l’Unione Sovietica occupò i territori del continente asiatico conquistati dai giapponesi, tra cui le isole Curili.

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Battaglia ambientale per la salvaguardia ambientale dei fiumi Bloccata la costruzione di mini-centrali idroelettriche in Serbia

A inizio mese, la Suprema Corte di Cassazione serba ha bloccato la costruzione di una mini-centrale elettrica (SHPP) a Paklestica, sulle sponde del fiume Visovika. La decisione di bloccare il progetto era stata presa dal Ministero della Protezione ambientale, che aveva rilevato enormi differenze tra lo studio d’impatto ambientale degli investitori e la situazione reale del terreno emersa da un’analisi dell’Istituto per la conservazione della Natura.

Le mini-centrali non possono produrre più di 10MW e per il loro funzionamento non necessitano di dighe o di laghi artificiali. Tuttavia, la loro costruzione comporta, tra le altre cose, anche la canalizzazione e la diversione delle acque. La conseguenza inevitabile è una notevole riduzione della portata dei fiumi con il rischio di un completo prosciugamento nei mesi più caldi, mettendo in pericolo la sopravvivenza della flora e della fauna autoctona.

Il primo catasto ufficiale che definisce il piano di sviluppo risale al 1987. Il progetto iniziale prevedeva la costruzione di 857 SHPP, ma ne sono state realizzate solamente 60. A seguito di una ricerca svolta dalla compagnia elettrica Srbijavode, è emerso che almeno un quinto dei 600 posti in cui sarebbero sorte le centrali è all’asciutto. Inoltre, solamente 60 di questi sarebbero adatti alla costruzione di dighe, mentre i restanti si troverebbero all’interno di parchi nazionali o di proprietà private.

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Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

GEORGIA

2 dicembre. Si è tenuta una manifestazione, nella città di Tbilisi, per contestare il risultato delle ultime elezioni presidenziali. Durante il loro svolgimento, Zurabishvili, prima donna presidente del Paese, ha ottenuto la vittoria con il 59,52% di voti. Durante le proteste, Vashadze, candidato dell’opposizione ha dichiarato di voler che “il cosiddetto governo ascolti la voce del popolo, perché tutti sanno che le elezioni sono state manipolate”. Continua a leggere

Si riaccende la tensione tra Russia e Ucraina Navi ucraine attaccate e sequestrate nel mare di Azov

Nella mattina del 25 novembre scorso, si è riaccesa la tensione tra Russia e Ucraina: la Guardia costiera russa ha speronato un rimorchiatore ucraino che accompagnava due navi militari dirette a Mariupol, uno dei principali porti ucraini che affaccia sul mare di Azov. Le imbarcazioni ucraine stavano per attraversare lo stretto di Kerch quando sono state intercettate dalla Marina russa, che ha aperto fuoco contro di loro.

Dopo lo scontro, le navi sono state sequestrate e scortate fino al porto di Kerch. Continua a leggere

La fuga dell’ex Primo Ministro macedone Nikola Gruevski ha chiesto asilo politico in Ungheria

Il 9 novembre alla prigione di Shuto Orizari era atteso l’ex primo ministro della Macedonia Nikola Gruevski, il quale avrebbe dovuto iniziare a scontare una pena di 2 anni di carcere. Gruevski non si è presentato, facendo perdere le sue tracce.

Gruevski è stato Primo Ministro macedone dal 2006 al 2016 e capo del Partito Democratico per l’unità nazionale (Vmro-Dpmne), il più importante partito di centrodestra del Paese. Nel 2016 ha dovuto dare le dimissioni a causa di una crisi politica che ha visto come protagonisti lui e il suo partito. A maggio è giunta la condanna per aver convinto, nel 2012, il ministro dell’Interno, Jankulovska, ad acquistare per suo uso personale un’auto con 600.000€ di fondi statali. Il 9 novembre, Gruevski ha perso in appello. Continua a leggere

Un esercito contestato A dieci anni dall'indipendenza nasce l'esercito kosovaro

Il 19 ottobre il Parlamento kosovaro ha approvato diversi disegni di legge che prevedono la creazione di un esercito regolare, a sostituzione della Kosovo Force Security (KFS), forza speciale che dovrebbe intervenire solamente in caso di disastri. Dalla fine della guerra del Kosovo, sono state le forze internazionali della NATO (KFOR) a garantire stabilità e sicurezza alla regione.

Le disposizioni presentate in Parlamento non richiedono modifiche della Costituzione. Secondo la Costituzione, la formazione di esercito nazionale richiederebbe in Parlamento una maggioranza di due terzi e ciò permetterebbe a gruppi parlamentari minori di bloccare il progetto.


 

Il disegno di legge è stato approvato da quasi la totalità dei gruppi parlamentari, ad eccezione dei rappresentanti della minoranza serba. Quest’ultimi, al momento della votazione, hanno abbandonato l’aula in segno di protesta. Per i deputati serbi, la formazione di un esercito è in contraddizione con la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che prevede che nessuna forza militare possa stazionare in Kosovo ad eccezionedella KFOR.

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Crisi diplomatica all’orizzonte L’OPAC nel mirino del cyberterrorismo russo

Negli ultimi mesi le tensioni tra Occidente e Russia si sono acuite per via del cyberterrorismo.

Gran Bretagna, Paesi Bassi, NATO e Stati Uniti hanno pubblicamente mosso accuse nei confronti dell’intelligence militare russa, il GRU. Le accuse riguardano diversi attacchi informatici da parte dei russi contro l’Occidente e le istituzione internazionali. Continua a leggere

Lo scisma della Chiesa Ortodossa Russia e Ucraina: un conflitto tra territorio e fedeli

Il conflitto tra Russia e Ucraina continua su molteplici fronti. Kiev sta affrontando il conflitto con i separatisti filo-russi nelle re

gioni orientali del Paese; la Russia, invece, rischia di perdere un potere fondamentale, quello sui cristiani ortodossi ucraini.

Ad aprile, il presidente ucraino Porošenko ha chiesto ufficialmente al patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, capo supremo della Chiesa ortodossa, l’indipendenza della Chiesa ucraina. Alcuni ritengono che questa richiesta sia una strategia politica, in vista delle elezioni del marzo 2019. Prima della richiesta dell’autocefalia, solamente l’8% della popolazione avrebbe votato per Porošenko. Se il suo progetto d’indipendenza avrà successo, avrà molte più possibilità di ottenere il secondo mandato.

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Una primavera che resiste La Primavera di Praga e i 50 anni dell’invasione sovietica

Il 2018 segna il 50° anniversario della Primavera di Praga, che in circa 8 mesi segnò in modo notevole e cruento la Cecoslovacchia. La Primavera di Praga si caratterizzò come un periodo molto importante di liberalizzazione politica.

Tutto ebbe inizio il 5 gennaio 1968, quando Alexander Dubček venne eletto segretario generale del PCC. Con Dubček venne avviata una nuova strategia politica, denominata “nuovo corso”, con l’intento di introdurre alcuni elementi democratici in ogni settore, mantenendo tuttavia fedeltà all’Unione Sovietica. Sotto il potere del segretario venne avviato un intenso processo di liberalizzazione: venne abolita la censura e vi furono allentamenti delle restrizioni alla libertà di stampa e di movimento. Inoltre, Dubček ridiede spazio alla componente slovacca del Paese.

A seguito delle sue riforme di stampo liberalista e della sua decisione di decentrare il potere, Dubček perse l’appoggio dei sovietici. Il 23 marzo il segretario si recò a Dresda per un incontro con gli esponenti dell’Europa orientale. Quello che doveva essere un semplice incontro sulla cooperazione economica si trasformò in un vero e proprio processo a Dubček e alle sue proposte riformiste. Venne accusato dal Tribunale dei Cinque (Ungheria, Polonia, Bulgaria, Germania Est e Unione Sovietica) non solo di aver perso completamente il controllo sulla stampa e sul popolo, ma di essere molto vicino ad una controrivoluzione. Dubček non si fece fermare dalle opinioni degli Stati considerati suoi alleati e proseguì con la sua politica. A metà luglio, il segretario fu convocato a Varsavia dal Tribunale dei Cinque per cercare di affrontare il problema in modo diplomatico. A questo incontro Dubček non si presentò; i Cinque si riunirono con il solo scopo di condannare le riforme di Praga, inviando al governo cecoslovacco la celebre Lettera da Varsavia.

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