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Nord America: 7 giorni in 300 parole

STATI UNITI

30 novembre. Michael Cohen, l’ex avvocato personale di Donald Trump, si dichiarerà colpevole di aver mentito dinnanzi al Congresso in relazione al proprio coinvolgimento nel Russiagate. Prima della partenza per il G20, Trump ha definito l’inchiesta condotta dal procuratore speciale, Robert Muller, “un’illegale caccia alle streghe in stile Joseph McCarthy”. Continua a leggere

Nord America: 7 giorni in 300 parole

STATI UNITI

9 novembre. Un’ex marine ha aperto il fuoco durante una festa studentesca in corso nella città di Los Angeles, uccidendo 12 persone. Ian David Long, 28 anni e autore del gesto, dopo la sparatoria si è tolto la vita. Non è ancora chiaro il movente, ma lo sceriffo della Contea di Ventura, Geoff Dean, ha comunicato che il giovane avrebbe sofferto di disturbi mentali. Si tratta dell’ennesima sparatoria, che riapre il dibattito sul possesso delle armi da fuoco negli Stati Uniti.

9 novembre. Alla vigilia delle celebrazioni per il centenario dell’armistizio della Prima Guerra Mondiale, Donald Trump ha attaccato con un tweet la proposta di creare un esercito europeo di Emmanuel Macron: “è un grosso insulto, ma forse l’Europa dovrebbe prima pagare la sua quota alla Nato, che gli Stati Uniti sovvenzionano in gran parte”.

11 novembre. La California è devastata dalle fiamme. Il bilancio con il passare dei giorni è salito a 50 morti e 200 dispersi. Bruciando 505 km quadrati e contenuto solo del 35%, Camp Fire è considerato il più devastante e mortale incendio della storia della California. Favorito da una siccità senza precedenti, ha costretto più di 250 mila persone a lasciare le proprie abitazioni.

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USA: possibile stretta sui diritti dei transgender Il sesso sarebbe determinato esclusivamente alla nascita

In un articolo pubblicato domenica scorsa 21 ottobre dal New York Times, è stata rivelata l’esistenza di un memorandum del Dipartimento per la Salute che propone una definizione restrittiva di genere, basata sui genitali della persona alla nascita. Una decisione che considererebbe il genere come una condizione esclusivamente biologica e, dunque, immutabile.

Ciò porterebbe all’eliminazione del riconoscimento federale di circa 1.4 milioni di cittadini che si identificano in un genere diverso da quello di nascita. Qualsiasi controversia sul genere, secondo quanto scritto nel memorandum, dovrebbe essere risolta unicamente con l’ausilio di test genetici ‘affidabili’.

Immediata la mobilitazione della comunità LGBTQ, che ha già organizzato due manifestazioni, a New York e a Washington, e lanciato l’hashtag #WontBeErased sui social media. “C’è stata una risposta così massiccia perché questo attacco sta essenzialmente cercando di cancellare la comunità trans da questo Paese”, ha affermato Sarah Kate Ellis, presidente e AD di Glaad, un gruppo di difesa delle persone LGBTQ.

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Rilasciato il pastore Brunson dalla prigionia turca È l’inizio della distensione dei rapporti tra Turchia e USA?

Dalle carceri turche all’incontro con il Presidente alla Casa Bianca: il pastore evangelico Andrew Brunson, protagonista suo malgrado della crisi dei rapporti tra la Turchia e gli Usa, è stato rilasciato dopo 3 anni di prigionia. Immediato l’incontro con Donald Trump che lo ha definito “un grande cristiano che ha attraversato una esperienza molto dura”. Giunto allo studio Ovale, il pastore si è inginocchiato e, ponendo una mano sulla spalla del Presidente, ha recitato una preghiera per lui. Continua a leggere

Kavanaugh nominato alla Corte Suprema Le accuse di molestie sessuali dividono il Paese

Il 6 ottobre scorso, con 50 voti a favore e 48 contrari, il Senato ha confermato la nomina del giudice Brett M. Kavanaugh alla Corte Suprema.

Figura di spicco tra i conservatori, Kavanaugh è stato al centro di un’animata protesta in seguito alle accuse di molestie sessuali rivoltogli da tre donne.

La prima a farsi avanti contro il giudice è stata Christine Blasey Ford, professoressa di psicologia dell’Università di Palo Alto. Dopo aver inviato una lettera confidenziale a inizio estate, ha deciso di abbandonare l’anonimato dichiarando: “Non sono qui perché voglio esserlo. Sono terrorizzata. Sono qui perché penso che sia mio dovere civico raccontarvi cosa mi è successo”. Continua a leggere

Russiagate, Manafort si dichiara colpevole di cospirazione L’ex capo della campagna elettorale di Trump collaborerà con il Procuratore speciale

 

Dopo essersi dichiarato innocente per mesi, Paul Manafort, l’ex-responsabile della campagna elettorale di Donald Trump, ha deciso di collaborare con il procuratore speciale Robert S. Mueller. L’accordo prevede che Manafort cooperi “pienamente e onestamente” sulle indagini condotte nel caso Russiagate. “Voleva assicurarsi che la sua famiglia fosse in grado di restare al sicuro e vivesse una vita buona. Ha accettato la sua responsabilità”, ha dichiarato Kevin Downing, l’avvocato difensore. Continua a leggere

L’eredità politica di John McCain “Al mio funerale parlino Obama e Bush, gli uomini che mi hanno sconfitto”

Lo scorso 24 agosto si è spento, a 81 anni, il senatore Repubblicano John McCain. La sua morte arriva dopo la recente decisione di sospendere le cure contro il tumore al cervello che gli era stato diagnosticato un anno fa. Ai funerali erano presenti gli ex-presidenti degli Stati Uniti George W. Bush e Barack Obama, che durante la funzione lo hanno ricordato come un avversario stimato e un uomo dedito alla propria patria. Grande assente, secondo l’espressa volontà di McCain, Donald Trump, il quale si è limitato twittare un conciso messaggio di condoglianze alla famiglia.

Proveniente da una famiglia di ammiragli, McCain si dedicò anch’egli alla vita militare.

Nel 1967, durante la guerra in Vietnam, venne catturato e tenuto in prigionia per 6 anni. Definito eroe di guerra per non aver confessato nulla nonostante le torture subite, ricevette le più alte onorificenze. Fu negli anni Ottanta che scoprì la passione per la politica e si distinse fin dal principio per la sua personalità indipendente, anche all’interno del suo stesso partito, tratto che gli costò il soprannome di Maverick, “cane sciolto”.

Nel 2000 si candidò alla Casa Bianca, correndo per le primarie del Partito Repubblicano, vinte poi da George W. Bush. Nel 2008 riuscì a conquistare la nomination, ma venne battuto poi da Barack Obama. Nonostante McCain e Trump appartenessero allo stesso partito, si sono scontrati più volte con parole talmente dure che hanno portato alla decisione di non volere l’attuale inquilino della Casa Bianca al proprio funerale. Il punto di rottura è avvenuto quando lo scorso anno McCain annunciò il no decisivo alla cancellazione dell’Obamacare, misura tanto voluta da Trump.

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Summit Nato tra tensioni e riavvicinamenti Trump fa pressione sugli alleati per aumentare gli investimenti nella difesa comune

In occasione del 29° Summit NATO svoltosi l’11 e il 12 luglio scorso, i capi di Stato e di governo dei 29 Paesi membri si sono incontrati a Bruxelles. Il Vertice è stato contraddistinto dai tweet di Donald Trump, il quale ha espresso, ancor prima dell’inizio, la propria insoddisfazione circa l’esiguità delle spese destinate alla difesa da parte degli alleati. Dichiarazioni accompagnate dalla dura critica nei confronti degli accordi commerciali sulla fornitura di gas conclusi tra la Germania e la Russia.

L’incontro si è concluso con una Dichiarazione congiunta degli Alleati, la quale affronta temi ‘tradizionali’ come l’impegno in Afghanistan, che rimane in agenda fino al 2024, il rafforzamento della partnership con l’UE e la relazione con la Russia.

Quest’ultimo punto è senza dubbio uno dei più delicati visti i numerosi momenti di tensione, dalle vicende ucraine alla recente espulsione di diplomatici russi in seguito al caso Skripal. La NATO, nell’ottica del dual-track approach, ha deciso di mantenere un approccio duro di deterrenza e difesa associato al dialogo politico e diplomatico al fine di prevenire ulteriori crisi. Il Segretario Generale NATO Stoltenberg non si è mostrato preoccupato per il meeting tra Putin e Trump, ritenendo la vicinanza di Trump alla Russia in linea con la politica NATO.

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Gli Stati Uniti si sono ritirati dall’UNHCR Trump accusa il Consiglio di parzialità nei confronti di Israele

Martedì 19 giugno, Nikki Haley, l’ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, ha comunicato il ritiro degli Stati Uniti dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU (UNHRC).

Una dichiarazione preannunciata dalle dure critiche rivolte dall’amministrazione Trump nei confronti di un organismo ritenuto “protettore di chi abusa dei diritti umani” e “pervaso da un pregiudizio verso Israele”. La stessa ambasciatrice ha evidenziato l’elevato numero di risoluzioni adottate dal Consiglio contro Israele, più di 70, ritenute eccessive se paragonate alle sette accolte contro l’Iran.

L’UNHRC è stato istituito nel 2006 in sostituzione della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di tutelare e promuovere il rispetto dei diritti dell’uomo. Il rapporto degli Stati Uniti con il Consiglio è stato difficoltoso fin dalla sua istituzione, contro la quale Washington ha espresso uno dei 4 voti contrari assieme a Israele, Palau e alle Isole Marshall.

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La corsa delle donne al Congresso Il Partito Democratico statunitense si rinnova

L’attuale presidenza statunitense ha assistito alla nascita di importanti campagne sociali guidate dalle donne contro le molestie sessuali, tra le quali MeToo e TimesUp, che in breve tempo hanno raggiunto una portata globale. Questo crescente attivismo femminile ha scosso anche le primarie nazionali, raggiungendo il record di quasi 400 donne in corsa per il Congresso, la maggior parte delle quali appartenenti al Partito Democratico.

Questo scenario inedito è dominato dal nome di Stacey Abrams, in corsa per la carica di governatrice della Georgia. Con un passato da procuratrice e scrittrice, Abrams affronta una duplice sfida: essere la prima donna e la prima afroamericana a ricoprire tale ruolo. Una sfida ancor più difficile considerando che la Georgia è una roccaforte Repubblicana e che gli afroamericani costituiscono solo il 30% della popolazione.

Le donne sono state le protagoniste anche negli altri Stati ove si sono svolte le primarie. L’ispanica Lupe Valdez, ex sceriffa di Dallas dichiaratamente omosessuale, ha battuto Andrew White nella corsa per il posto di governatore. In Kentucky, l’ex marine Amy McGrath ha vinto per un seggio alla Camera contro il sindaco di Lexington Jim Gray. E un’altra donna, Gina Ortiz Jones, veterana dell’aeronautica, ha vinto nell’area latina di San Antonio.

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