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Russia 2018: risvolti politici di un evento sportivo Turismo, economia, relazioni internazionali: bilancio extra calcistico del Mondiale

Per un mese gli occhi del mondo sono stati puntati sulla Russia, sede dei Mondiali di calcio 2018.

Lo Stato guidato da Vladimir Putin ha investito ingenti somme per la costruzione di dodici nuovi stadi, strutture ultra moderne che hanno diffuso un volto nuovo della Russia: non più Paese autoritario e repressivo ma dinamico e inclusivo, pronto ad accogliere milioni di spettatori giunti per assistere dal vivo alla più importante competizione calcistica.

Ma lo sport, si sa, si presta ad essere strumentalizzato a fini politici. Le partite disputate sono state un efficace pretesto per incontrare altri Capi di Stato e per cercare di rompere l’isolamento internazionale in cui la Russia si trova. Sui campi russi si è giocata, a ben vedere, un’importante partita diplomatica prima che calcistica. Continua a leggere

La crisi in Crimea e le sanzioni contro la Russia Lo stato delle relazioni economiche tra Unione Europea, Stati Uniti e Federazione Russa

Il 26 febbraio 2014 un gruppo di uomini armati entrava nel Parlamento di Simferopoli – capitale della Repubblica autonoma di Crimea – issando una bandiera russa sul tetto: è l’episodio simbolo dell’inizio della crisi in Crimea la quale, ancora oggi, continua a produrre i suoi effetti sul piano internazionale.

Nei giorni seguenti si succedettero una serie di eventi che determinarono la graduale ma inarrestabile invasione della Russia in Crimea. Un’invasione “strisciante”, che ha comportato la presa di controllo della Russia sul territorio ucraino. La situazione precipitò con la caduta del presidente filorusso, Viktor Janukovich, e la contestuale affermazione di filo-europeisti determinati a ridurre le distanze tra l’Ucraina e l’Europa. Preoccupati del nuovo governo di Kiev, i filorussi intrapresero una serie di manifestazioni per chiedere a gran voce un referendum sulla sorte della Crimea.

Il 16 marzo 2014 la consultazione popolare sulla secessione della Crimea vide un netto trionfo dei separatisti filorussi, decretando l’annessione della penisola alla Russia. Tuttavia, il sospetto di brogli elettorali ha comportato il disconoscimento della legittimità del referendum da parte della comunità internazionale e la conseguente applicazione delle prime sanzioni contro la Russia.

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Corruzione Azerbaijan in seno al Consiglio d’Europa L’indagine conferma i sospetti della condotta corruttiva e invita a sanzionare i colpevoli

 

 

Dopo dieci mesi di inchiesta condotta da un team di esperti viene diffuso il rapporto contenente le conclusioni sul cosiddetto “Caviargate”, scandalo che coinvolge alcuni funzionari dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.

Risulta incontestabile, a valle delle oltre 200 pagine di relazione, che tali membri abbiano ricevuto in dono caviale e soggiorni in hotel lussuosi in cambio di favori al governo di Baku. Il report cita i casi di due esponenti politici noti nell’ambito della “diplomazia del caviale”: Luca Volonté e Pedro Agramunt. Continua a leggere

Russia e Austria: intese energetiche e diplomatiche Putin pronto a visitare il Paese UE per celebrare l’accordo sulle forniture del gas

 

Dopo l’incontro avvenuto lo scorso 28 febbraio, Vladimir Putin si recherà a Vienna il 1° giugno in occasione del cinquantesimo anniversario degli accordi sulla fornitura di gas naturale.

Austria e Russia si sono confermate, nel corso degli anni, come due affiatati partner commerciali, e la celebrazione per le intese energetiche siglate nel 1968, le quali hanno favorito il transito del gas naturale dalla Russia all’Austria, si presenta come una nuova opportunità per consolidare l’amicizia tra i due Stati proprio in un momento in cui i Paesi europei non tengono cordiali relazioni con la Federazione Russa. Continua a leggere

Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

 

ALBANIA

17 aprile. Via libera di Bruxelles all’apertura dei negoziati che consentiranno all’Albania di entrare nell’UE. Lo status di Paese candidato è stato raggiunto grazie alle riforme attuate dal governo di Tirana, in particolare nei settori della Pubblica Amministrazione e della Giustizia. Sull’ammissione a pieno titolo si discuterà durante il summit dei 28 Paesi membri programmato per il mese di giugno. Continua a leggere

Nuova rotta balcanica La chiusura dei confini e i muri di filo spinato non fermano i flussi migratori attraverso l'Europa

 

Il 2015 fu l’anno dell’esodo da record lungo la rotta balcanica.

La traversata dei migranti verso le porte della “fortezza Europa” aveva il suo punto di partenza nelle Isole Egee, in Grecia, e interessava principalmente Stati come la Serbia, l’Ungheria e la Croazia. Tuttavia, con un’iniziativa unilaterale di presidio dei propri confini, alcuni dei suddetti Stati hanno annunciato ufficialmente la chiusura di quel corridoio da sempre noto come rotta balcanica.

Nonostante gli intenti delle autorità politiche locali, il flusso di persone non si è placato, inaugurando nuove vie per giungere nell’Europa occidentale. La principale deviazione alla marcia dei profughi interessa la Bosnia Erzegovina, che nel 2017 ha registrato un aumento di ingressi clandestini pari al 700%. Da qui il flusso prosegue verso la Croazia e si estende fino al confine sloveno. In questo lembo di terra, nonostante i disagi incontrati, il numero di migranti continua a crescere.

Secondo i dati diffusi dall’UNHCR lo scorso febbraio, tra le 40 e le 50.000 persone in fuga dai propri Paesi di origine si trovano nel “limbo” della nuova rotta balcanica, in attesa di proseguire verso l’Europa ma di fatto bloccati e respinti dalle autorità locali.

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Le rivoluzioni colorate Strumenti di lotta pacifica all’indomani della dissoluzione dell’URSS

Rivoluzioni colorate” è l’appellativo con cui viene ricordata una serie di manifestazioni svoltasi principalmente nei Paesi dell’ex blocco sovietico. Scoppiate tra il 2003 e il 2008 e caratterizzate dalla declinazione non violenta delle proteste, le rivoluzioni colorate si diffusero in diverse regioni canalizzando il malcontento delle popolazioni locali che reclamavano l’affermazione di una reale democrazia ed emancipazione dall’URSS.

L’arancione è il colore della rivoluzione ucraina, di cui erano tinte le bandiere sventolanti durante i sit- in di protesta contro l’elezione di Yanukovich e a sostegno del suo sfidante, Yuschenko. La resistenza dei manifestanti ebbe il risultato sperato: la Corte Suprema ucraina invalidò il risultato elettorale indicendo nuove elezioni, dalle quali lo stesso Yuschenko uscì vincitore. Continua a leggere

Ingerenza della Russia nel sistema politico ungherese La politica di Orban, sempre più lontana dall'UE, sembra influenzata dall'amicizia con Putin

La linea politica di Orban, inaugurata fin dalla sua prima elezione avvenuta nel 2010, non è mai stata conforme a quella europea. La vittoria quasi plebiscitaria ottenuta con le ultime consultazioni elettorali gli ha consentito di approvare una serie di misure su media, giustizia, migrazioni e altri temi sensibili che sono state accolte con svariate polemiche, ponendosi in contrasto con la linea tendenzialmente liberale adottata in Europa.

La figura controversa del leader ungherese ha dato spazio a una serie di preoccupazioni, tra cui primeggia quella di comprendere il ruolo che gioca, e ha giocato, la Russia nella politica magiara.

La strategia di Mosca di diffondere fake news volte a denigrare l’immagine pubblica di candidati che concorrono in partiti politici avversi a quelli cui strizza l’occhio il Cremlino, non è cosa nuova.

Tale pratica assume però un’eco ancora maggiore se calata nella realtà dell’Europa centro-orientale, territori che sono meno schermati contro simili tentativi di propaganda celata. L’influenza di media poco trasparenti, in tale area geografica, risulta altresì favorita dalla presenza di minoranze russe nelle regioni dell’est Europa, oltre che dal fascino esercitato da leader autoritari in un contesto che da poco si è emancipato dall’egemonia sovietica.

Alla luce di questa premessa, l’Ungheria si presenta come il territorio più consono alla proliferazione delle ingerenze russe nelle elezioni politiche che si terranno nella prossima primavera. In realtà, il Cremlino non deve “conquistare” Budapest attraverso le già richiamate campagne mediatiche subliminali: la classe politica ungherese, infatti, intrattiene dei buoni rapporti con Mosca e non vi sono esponenti istituzionali che le si schierino apertamente contro.

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Provvedimenti in vista delle presidenziali Le mosse del Presidente lasciano presagire la sua volontà di concorrere alle prossime elezioni

Sebbene la sua candidatura non sia ancora stata ufficializzata, vi sono pochi dubbi sulla volontà di Vladimir Putin di concorrere alle prossime elezioni presidenziali russe. Secondo fonti confidenziali, infatti, l’attuale capo di Stato starebbe solo aspettando il momento propizio per affiancare il proprio nome a quelli di chi già si è dichiarato interessato alla corsa al Cremlino.

Intanto, Putin sta mettendo in atto una serie di politiche che potrebbero rivelarsi vincenti nell’ottica di un’imminente campagna elettorale. Sul fronte interno, è di recente approvazione la legge sui cosiddetti agenti stranieri, con cui molte ONG, accusate dal governo di svolgere attività politiche, sono state iscritte in un apposito registro, con effetti negativi sulla propria libertà. Continua a leggere