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Africa: 7 giorni in 300 parole

CHAD

28 novembre. In occasione della visita del presidente Idriss Deby in Israele, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato che “visiterà, a sua volta, lo Stato africano”. Tale incontro ha rappresentato la prima occasione, per i due leader politici, di reciproco impegno in una visita ufficiale, da quando i due Paesi hanno interrotto le proprie relazioni diplomatiche nel 1972, a causa del mancato riconoscimento da parte del Chad dello Stato di Israele e del riconoscimento concesso all’Autorità Nazionale Palestinese.

KENYA

27 novembre. La prima conferenza globale sull’economia blu, riguardante le risorse ittiche, si è aperta a Nairobi, con la partecipazione di circa 18 mila persone. L’obiettivo del forum è quello di confrontarsi sulle possibili attività da implementare per rendere sostenibile questo tipo di industria. Attenzione particolare è stata rivolta ai Paesi in via di sviluppo, che trovano sostegno nello stesso presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta.

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Oriente: 7 giorni in 300 parole

CINA.

26 novembre. He Jiankui, scienziato cinese, ha annunciato la nascita dei primi due bebè geneticamente modificati. Il processo di “chirurgia genetica” alla quale i due embrioni sono stati sottoposti sarebbe stato finalizzato a introdurre un gene in grado di renderli più resistenti al virus dell’Hiv e ad altre malattie. La notizia ha immediatamente sollevato critiche all’interno della comunità scientifica mondiale e dell’opinione pubblica. Rappresenterebbe, infatti, un cambiamento epocale nel campo della genetica, ma dalle imponenti implicazioni sul piano dell’etica. Inoltre, se il fatto venisse confermato, si tratterebbe di un esperimento operato illegalmente, secondo l’ordinamento cinese.

28 Novembre. Il giornalista e fotografo cinese Lu Guang è scomparso nello Xinjiang, regione da tempo al centro della repressione della minoranza Uigura da parte del governo centrale.

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Il destino di una Nazione Il Mozambico firma accordi di esplorazione petrolifera

Che una nazione venga ritenuta dagli addetti ai lavori ricca di  riserve di combustibili fossili è paradossalmente motivo di entusiasmo e preoccupazione al tempo stesso. Spesso, infatti, e specialmente nei Paesi in via di sviluppo, lo sfruttamento delle risorse naturali va a braccetto con l’instabilità politica, passando rapidamente ad essere da trait d’union a mela della discordia. Si tratta della “Oil curse”, la cosiddetta maledizione del petrolio, che abbiamo visto abbattersi in anni recenti su Paesi come la Libia e il Venezuela, piombati nel caos anche per la gestione poco accorta di una materia delicata come quella energetica.

In questo caso è il Mozambico ad essere chiamato in causa.

Il Paese sta attraversando ormai da diversi mesi una congiuntura tutt’altro che positiva: si è infatti passati dai pubblici elogi sulle riforme da parte degli alti quadri del Fondo Monetario Internazionale nel 2014, a una crisi profonda, innescata dalla scoperta di prestiti stimati in 2 miliardi di dollari nascosti dal governo nel 2016. Sono seguiti una brusca battuta d’arresto della crescita economica e la perdita dello status di ‘promessa’ tra gli Stati emergenti dell’Africa sub-sahariana. Ora, proprio in questo contesto di incertezza, il governo intende sfruttare fino in fondo le sue risorse naturali per supplire almeno in parte alle difficoltà nel finanziarsi in tutti gli altri settori economici. Continua a leggere

60 anni dopo In Guinea si festeggia l’anniversario dell’indipendenza

Sono cariche di pathos le parole pronunciate dal presidente Alpha Condé alla vigilia del Sessantesimo anniversario dell’indipendenza del suo Paese: “Dopo 60 anni di lavoro e di sacrifici, invito tutti voi a privilegiare ciò che è essenziale, vale a dire la protezione della nostra casa comune nella pace, nella coesione sociale e nell’unità nazionale”.

Così il Presidente ha incoraggiato i suoi cittadini nel discorso ufficiale del 1° ottobre.

Era il 2 ottobre 1958 quando la Guinea si oppose con un “no” referendario al progetto di una nuova Costituzione proposto da Charles de Gaulle, la quale prevedeva un progetto di comunità politica ed economica con la Francia. Paladino della battaglia per l’indipendenza fu Ahmed Sékou Touré, all’epoca deputato all’Assemblée Nationale francese e sindaco di Conakry, entrato negli annali politici della Guinea grazie alla celebre frase: “non può esserci dignità senza libertà; meglio essere poveri nella libertà che ricchi nella schiavitù”. Continua a leggere

La Commissione Europea deferisce la Polonia Entro sei mesi il giudizio definitivo della Corte di Giustizia dell'Unione Europea

Lunedì 24 settembre la Commissione Europea ha deferito il Governo della Polonia davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Secondo l’organo comunitario, la riforma della giustizia attuata nel Paese potrebbe seriamente compromettere il principio di indipendenza del sistema giudiziario Polacco.

La riforma attuata dal partito euroscettico di maggioranza PiS, Diritto e Giustizia, che è al governo dal 2015, prevede tra le diverse norme la riduzione dell’età pensionabile per i giudici della Corte Suprema da 70 a 65 anni, dimettendo quindi in anticipo 27 dei 72 giudici che attualmente compongono il giudice. La misura riguarda anche il primo Presidente della Corte, il cui mandato, sancito in Costituzione, terminerebbe in anticipo ed in maniera permanente.

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Quando sapere significa morire Triplo omicidio di giornalisti in Centrafrica: vittime del caso o della volontà?

Per quale motivo tre giornalisti russi avrebbero dovuto trovare la morte nel cuore del territorio ribelle della Repubblica Centrafricana? È questo l’interrogativo che ormai da lunedì 30 luglio si pongono i colleghi di Kirill Radchenko, Alexander Rastorguyev e Orkhan Dzhemal, tre giornalisti uccisi ad un posto di blocco da una banda armata. I tre facevano parte della redazione di una testata giornalistica riconducibile ad un magnate russo del petrolio in esilio, Mikhail Khodorkovsky. I dettagli emersi finora non hanno contribuito a dare certezze, quanto piuttosto a proiettare nuove ombre sulla vicenda, tra le quali si profila, sullo sfondo, la sempre più incombente sagoma del Cremlino sullo Stato centrafricano.

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L’interrogativo hotspot in Africa Soluzione o azzardo per la questione immigrazione?

È ormai chiaro ai più che l’Europa abbia trovato nella cosiddetta questione migranti un nodo fondamentale sul suo cammino. A tal proposito, appare ormai scontato ai grandi leader politici europei che non è più possibile – se mai lo è stato – ignorare quel che accade in Africa per risolvere l’impasse. E, in effetti, si è arrivati a parlare proprio di Africa ai più alti livelli della diplomazia, segno che la sua importanza nello scacchiere delle migrazioni ha subìto una rivalutazione.

Se la Libia è sempre rimasta, per ovvie ragioni, nel vivo del dibattito, lo stesso non si può dire di altri stati apparentemente di secondo piano. Nei giorni scorsi, ha fatto molto parlare di sé la proposta per la European Multilevel Strategy for Migration (EMSM), presentata dal presidente del Consiglio italiano Conte, in un incontro preparatorio al Consiglio europeo di giovedì 28 giugno. Definita “coerente” dal presidente francese Macron con quanto già in corso di discussione, la proposta fa dei famigerati hotspot uno dei suoi 10 punti cardine. Il nome scelto e utilizzato nella EMSM (“centri di protezione internazionale nei Paesi di transito”) è indicativo del fatto che si ricerchi il consenso sulla questione, a livello europeo. Continua a leggere

Pronti al decollo? Presto operativo un nuovo framework di cooperazione dell’Unione Africana

26 Paesi africani hanno assunto un impegno formale ad integrare il Single African Air Transport Market (SAATM), un progetto facente parte dell’Agenda 2063 dell’Unione Africana (UA) dal 28 gennaio, data della 30a riunione dei Capi di Stato e di Governo. Al momento del suo lancio, Paul Kagame, attuale presidente del Rwanda e dell’UA, ha salutato l’iniziativa come “[…] un grande passo per i trasporti. Siamo quasi pronti ad adottare l’area di libero scambio continentale”.

In un momento di difficoltà manifesta di un gran numero di fori internazionali, in primis ONU e UE, sotto attacco di opinione pubblica e governi, l’Africa si piazza positivamente in controtendenza. Il commercio internazionale, dominio a cui appartiene il SAATM, potrebbe rivelarsi un vettore d’importanza capitale nel raggiungimento di un continente integrato, prospero e stabile. Continua a leggere

Una diplomazia in divenire La Francia e l’Africa all’epoca di Macron

La Françafrique è un’eredità del passato”. “Il colonialismo appartiene alle scorse generazioni” e “l’Africa sarà al centro delle sorti del mondo nel prossimo futuro”.

Di certo, gli studenti dell’università di Ouagadougou tutto si sarebbero aspettati fuorché di sentir pronunciare da un Presidente francese queste affermazioni. Che, a dispetto di quanto possano sembrare a prima vista, non sono affatto sintomo di un’imminente abdicazione o di rinuncia ad un ruolo attivo in quest’area geografica da parte della Francia. Nel novembre scorso, Emmanuel Macron ha infatti sfruttato l’incontro con i giovani burkinabé per marcare una svolta nelle relazioni tra il suo Paese e il Continente africano.

L’Africa francofona è ovviamente al centro di questo inatteso quanto potenzialmente notevole pivot, a causa del passato di storia coloniale che Paesi come il Burkina Faso, la RDC, il Chad hanno condiviso con la Francia. Quali sono, dunque, le misure che ci si attende vengano implementate nel breve termine? Principalmente, la diplomazia degli Stati in questione si concentrerà sul settore culturale e dello sviluppo.

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Africa: 7 giorni in 300 parole

 

BURUNDI

17 aprile. Il governo e diversi membri del partito di governo hanno avviato una violenta repressione dell’opposizione in vista di un controverso referendum previsto per il mese di maggio, durante il quale i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sull’estensione del mandato del Presidente. Secondo un rapporto di Human Rights Watch, Bujumbura si è resa responsabile, nel corso dei mesi passati, di uccisioni e intimidazioni. Continua a leggere