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Tim: si acuisce la crisi di Governance i risultati del gruppo L’allontanamento dell’AD Amos Genish mira ad aprire una nuova fase

I conti perennemente in rosso del gruppo TIM, che già da gennaio 2016 ha portato sotto un unico marchio anche tutte le attività della ex Telecom Italia, non lasciano senz’altro sonni tranquilli agli amministratori e agli azionisti del gruppo.

Sulla scia del 2017, infatti, come già certificato a marzo dalla società di revisione PwC, le attività del gruppo hanno registrato una perdita di 800 milioni di euro, connessa alla svalutazione dell’avviamento domestico per 2 miliardi, senza la quale l’utile netto si sarebbe attestato a 1,2 miliardi euro.

Alla presentazione dei risultati del gruppo per il terzo trimestre, tenutasi il 12 novembre scorso a Milano, l’amministratore delegato Amos Genish ha imputato le difficoltà dell’ultimo trimestre principalmente a due fattori avversi. Da una parte, le decisioni dell’Autorità di vigilanza di passare da una fatturazione di 28 giorni a una di 30 a partire dallo scorso aprile; dall’altra, l’ingresso nel mercato italiano del nuovo operatore Iliad, che ha sconvolto ogni precedente tendenza positiva. Continua a leggere

Tra tradizione e innovazione, Pam Panorama punta all’espansione all’estero La catena di supermercati italiana svela i piani di sviluppo inediti e guarda oltreconfine

Pam Panorama, società del gruppo Pam che proprio in questi giorni d’autunno taglia il traguardo dei 60 anni di attività, ha da poco svelato i propri piani di sviluppo strategici per i prossimi due anni, che si preannunciano piuttosto impegnativi.

Crescita dell’area food, raddoppio dei punti vendita di piccola e media superficie in Italia e debutto dell’insegna in Europa. Sono questi i principali obiettivi che l’amministratore delegato del gruppo, Gianpietro Corbari, ha presentato alla stampa a Milano la settimana scorsa.

Se oggi, infatti, il gruppo conta già oltre 1.000 punti vendita di diversa metratura solo in Italia – in cui, nel 2017, il comparto food rappresentava il 94% dei 2,4 miliardi di euro di fatturato -, entro il 2020 esso punta ad arrivare al 98%.

La ricetta del successo fin qui ottenuto e dello sviluppo nel futuro prossimo si fonda sugli investimenti nello sviluppo della rete, ai quali Pam Panorama conta di dedicare risorse importanti: dei 120 milioni di euro pianificati fino al 2020, circa la metà sarà destinata alle nuove aperture, mentre i restanti 60 milioni saranno investiti in tecnologia (sviluppo applicazioni online) e in ristrutturazioni dei punti vendita esistenti. Continua a leggere

A tre anni dal Dieselgate, il mercato dell’auto in Europa è ancora in affanno Benché la flessione delle vendite sia innegabile, non mancano le eccezioni

A tre anni dallo scoppio dello scandalo “Dieselgate” in Germania, che ha messo in discussione la veridicità dei dati relativi alle emissioni dei propulsori a gasolio della Volkswagen, il mercato dell’auto sembra ancora risentirne le conseguenze in tutta Europa.

Se, infatti, nello scorso mese di agosto i volumi di vendita di molti costruttori europei sono di poco aumentati almeno rispetto al 2017, lo stesso non si può dire per i tre trimestri dell’anno in corso e, soprattutto, per l’appena concluso mese di settembre. In questi 30 giorni le immatricolazioni di auto nuove in Europa sono infatti diminuite del 23,4 %; un risultato per certi versi atteso, legato all’entrata in vigore del nuovo sistema WLTP per misurare le emissioni in sede di omologazione. Solo il confronto del terzo trimestre 2018 con lo stesso periodo dello scorso anno mostra una contrazione più contenuta, pari al 6,9%, ma c’è poco da stare allegri: i numeri parlano chiaro, con un crollo verticale di qualsiasi settore.

Solo le auto elettriche si salvano, ovviamente con numeri bassissimi, ma in graduale crescita.

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Russia: approvata la controversa riforma del sistema pensionistico La riforma, promossa dal presidente Putin, mette mano a un sistema creato da Stalin nel 1932

Il 27 settembre, la Duma di Stato (camera bassa del parlamento federale russo) ha approvato in via definitiva la riforma delle pensioni voluta dal presidente Putin. Alla base del disegno di legge presentato a fine giugno dal primo ministro Medvedev, infatti, vi è il rinnovo del sistema previdenziale quasi immutato dal 1932, quando la Russia era da soli dieci anni parte dell’Unione Sovietica con a capo Stalin.

La riforma prevede innanzitutto l’innalzamento dell’età pensionabile per tutta la popolazione attiva. Se fino ad oggi, infatti, i cittadini russi sono abitualmente andati in pensione a 55 anni (donne) o 60 (uomini), dal 1 gennaio dell’anno prossimo non sarà più possibile. Tra il 2019 e il 2028 l’età minima per poter percepire la pensione d’anzianità salirà gradualmente a 63 anni per le donne e a 65 anni per gli uomini.

Novità, questa, che sembrerebbe più che sensata e al passo con i tempi in diversi Paesi europei e negli Stati Uniti, dove l’età pensionabile media è di 66 anni. Tuttavia, mentre in Europa e negli Stati Uniti l’aspettativa di vita per gli uomini è almeno pari o superiore a 76 anni, in Russia nel 2017 è stata di soli 67 anni per gli uomini e di poco superiore ai 75 anni per la componente femminile della popolazione. Continua a leggere

Coca Cola sfida Starbucks e acquisisce Costa Coffee Con l’ingresso del gruppo nel mercato del caffè, i concorrenti non stanno a guardare

Il colosso alimentare statunitense Coca Cola prosegue la diversificazione del proprio portafoglio prodotti, lanciata ormai già da qualche anno.

Ovunque nel mondo, infatti, sta aumentando la domanda di prodotti più salutari della tradizionale bevanda gassata, con minore contenuto di zuccheri e quindi a un più basso indice calorico. Se già nel 2013 il gruppo aveva lanciato Coca Cola Life, bevanda simile a quella tradizionale ma prodotta con il solo utilizzo di dolcificanti naturali (stevia) e disponibile in Italia da dicembre 2017, ora la sua strategia di sviluppo sembra scostarsi dalle bibite tradizionali.

Infatti, proprio la scorsa settimana, Coca Cola ha annunciato l’imminente acquisizione della catena di caffetterie britannica Costa Coffee, che mette in evidenza la portata del fenomeno del caffè del mondo. Il gruppo Whitbread, conglomerato britannico attuale proprietario del marchio Costa Coffee, cederà infatti il marchio per 3 miliardi e 900 milioni di sterline, rendendo di fatto la Coca Cola il più grande attore nel mercato britannico ed europeo del caffè, la cui popolarità nel mondo è sempre più ampia.

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Coca Cola sfida Starbucks e acquisisce Costa Coffee Con l’ingresso del gruppo nel mercato del caffè, i concorrenti non stanno a guardare

Il colosso alimentare statunitense Coca Cola prosegue la diversificazione del proprio portafoglio prodotti, lanciata ormai già da qualche anno.

Ovunque nel mondo, infatti, sta aumentando la domanda di prodotti più salutari della tradizionale bevanda gassata, con minore contenuto di zuccheri e quindi a un più basso indice calorico. Se già nel 2013 il gruppo aveva lanciato Coca Cola Life, bevanda simile a quella tradizionale ma prodotta con il solo utilizzo di dolcificanti naturali (stevia) e disponibile in Italia da dicembre 2017, ora la sua strategia di sviluppo sembra scostarsi dalle bibite tradizionali Continua a leggere

La valuta ai minimi storici mette in ansia l’economia turca Sulla Turchia si abbatte lo spettro di una crisi finanziaria senza precedenti

Mentre il Regno Unito, in vista di una possibile Hard Brexit, è in questi giorni alle prese con il maggior tracollo della sterlina degli ultimi nove mesi, vi è un’altra valuta che sta destando timori ben più grandi sui mercati internazionali: la lira turca.

La valuta turca, infatti, da inizio anno ha perso oltre il 29% del proprio valore sul dollaro statunitense, con notevoli conseguenze per famiglie e imprese locali, che presto potrebbero vedere nuovi dazi imposti sulle esportazioni negli Stati Uniti. La lira turca è, al momento, ancorata ai minimi storici dopo il crollo di lunedì scorso (-5,5%) che ha fatto scivolare il cambio a 5,4250 contro il dollaro.

Un crollo che, per un Paese storicamente in disavanzo nei conti con l’estero, prelude al concreto rischio di iper-inflazione (l’indice dei prezzi al consumo sfiora già il 16%) e che richiederebbe una drastica stretta monetaria, se non fosse che il presidente Erdogan, rieletto nel giugno scorso, è da sempre nemico del rialzo dei tassi di interesse ed esercita forti pressioni in tal senso sulla Banca Centrale. Continua a leggere

General Electric esce dal Dow Jones e annuncia l’abbandono di alcuni settori La mossa del conglomerato statunitense mira al rilancio dopo anni di crisi

General Electric (abbreviato GE), ovvero uno dei maggiori conglomerati statunitensi attivo nei settori della tecnologia e dell’energia, è giunto in questi giorni a un punto di svolta della sua storia, che iniziò nel lontano 1892. Il management dell’azienda, infatti, visti i risultati economici e finanziari tutt’altro che soddisfacenti degli ultimi anni, ha accordato con la Borsa di New York l’uscita del titolo dal Dow Jones. Continua a leggere

Gli Stati Uniti introdurranno presto dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio L’annuncio del Presidente Trump è ormai atteso nelle prossime ore

Come già riportano numerosi quotidiani statunitensi, dal Washington Post al Wall Street Journal, gli Stati Uniti d’America si accingono ad introdurre nuovi dazi sulle importazioni di alluminio (10%) e acciaio (25%), le quali che potrebbero entrare ufficialmente in vigore nelle prossime ore. Tra i Paesi produttori che saranno interessati dalle nuove misure protezionistiche vi sono, oltre al Canada e al Messico, tutti i 28 Stati membri dell’Unione Europea.

L’idea di misure restrittive nei confronti dell’industria siderurgica europea e non solo aveva preso piede a partire da gennaio scorso, quando il presidente Donald Trump aveva reso pubblica l’intenzione di aumentare la produzione siderurgica interna. Secondo il piano di Trump, infatti, garantendo incentivi e sgravi fiscali alle aziende del settore, il governo statunitense contribuirebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro, riducendo ulteriormente il tasso di disoccupazione del Paese, che già ora è ai livelli più bassi da quarant’anni a questa parte. Continua a leggere

Per i Paesi dell’Europa orientale, la strada verso l’Euro è ancora lunga La Bulgaria, in particolare, deve ancora soddisfare numerosi requisiti d’accesso

Lo scorso 23 maggio, la Commissione Europea ha pubblicato il cosiddetto “Convergence Report 2018”, documento che viene pubblicato con cadenza almeno biennale (l’ultima edizione risale, infatti, a maggio 2016) e che intende fornire una valutazione sui progressi compiuti da alcuni Paesi membri verso la piena adesione alla moneta unica.

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