Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



Nigeria, l’affaire Eni-Shell prosegue Dal 2011, stimate a 6 miliardi di dollari le perdite subite dal Paese africano

I riflettori sono puntati di nuovo su quello che è stato definito “il processo del secolo”, ovvero l’inchiesta partita dal tribunale di Milano sull’accordo siglato dal governo nigeriano con i due giganti energetici ENI e Shell nel 2011.

Al processo sono chiamati in qualità di imputati oltre alle due società, altre 13 persone tra cui l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, con il suo predecessore. Oggetto del processo è il contratto con cui i due colossi dell’energia hanno acquisito i diritti di sfruttamento di uno dei più ricchi giacimenti petroliferi del Delta del Niger, OPL245. Secondo l’accusa, le due compagnie avrebbero versato una somma di circa 1,3 miliardi di dollari, sapendo che gran parte di questo denaro sarebbe finito non nelle casse dello Stato, bensì in tasche private.

Continua a leggere

Sahel: una lista di progetti da approvare rapidamente La sicurezza in Niger è ancora lontana

La settimana scorsa, a Niamey, in Niger si è tenuta la riunione dei Paesi appartenenti al G5 Sahel.

L’obiettivo del meeting resta la questione riguardante la messa in sicurezza e lo sviluppo della fascia di terra semi-desertica che tocca Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Chad che prende il nome, appunto, di Sahel.

La riunione è stata teatro di un forte dibattito tra ministri, alleati ed esperti che ha portato alla stesura di 40 progetti per i quali saranno stanziati circa 90 milioni di euro. Il prossimo step consisterà nella riunione del 6 dicembre, che si terrà in Mauritania, a Nouakchott. Come annunciato da Angel Losada, inviato speciale dell’Unione Europea in Sahel, durante la prossima riunione, i 12 membri dell’alleanza tra cui gli stati europei di Francia, Italia, Inghilterra, Germania, Spagna e Lussemburgo, si riuniranno per approvare definitivamente i progetti più importanti, dando risalto a quelli su sicurezza e sviluppo delle infrastrutture. Continua a leggere

Africa: 7 giorni in 300 parole

ANGOLA

27 ottobre. Durante la settimana, il governo dell’Angola ha espulso circa 330.000 rifugiati provenienti dal Congo e non solo. Le forze di sicurezza locali, avrebbero, inoltre, compiuto svariati crimini violando i diritti umani. L’accaduto non è passato inosservato all’Alto commissario delle Nazioni Unite, il quale ha immediatamente messo sotto inchiesta il Paese.

CAMEROUN

30 ottobre. Nel Nord Ovest del Paese, vicino alla città di Bamenda, un missionario americano è stato ucciso da un gruppo indipendentista molto attivo nella regione. Sembrerebbe che il pastore stesse tornando verso la città su un’autovettura che sarebbe stata crivellata di proiettili, non lasciandogli scampo.

GABON

29 ottobre. Il partito democratico, già al potere da decenni, si è aggiudicato anche il secondo turno delle elezioni legislative. Ali Bongo, presidente dal 2009, è stato riconfermato, con la maggioranza dei voti, con 126 seggi su 143.

MALI

27 ottobre. Nella città di Ber, a Nord del Mali, 2 militari, appartenenti ai caschi blu dell’ONU, sono stati uccisi. Nella mattinata, infatti, un gruppo di miliziani avrebbe preso di mira le postazioni occupate dall’ONU per poi essere subito respinti. Lo stesso giorno, un altro gruppo di caschi blu sarebbe caduto in un’imboscata riportando soltanto alcune ferite.

Continua a leggere

Nigeria: 833 bambini hanno posato le armi L’UNICEF sempre in prima fila per la difesa dei diritti umani

Domenica scorsa a Maiduguri, nel nord.est della Nigeria, è stata una deposta una “pietra miliare” in onore della difesa dei diritti umani, come riferito dal rappresentante UNICEF per il Paese. Infatti, dopo mesi di trattative, Il Civil Joint Task Force (CJTF) ha finalmente ‘congedato’ (liberato) 833 bambini che imbracciavano le armi in suo nome.

Nel settembre 2017, il gruppo armato aveva siglato un accordo con le Nazioni Unite, impegnandosi a mettere in atto misure per la lotta e la prevenzione contro il reclutamento e l’utilizzo dei minori in guerra. Nello stesso anno si era stimato che tra le file del CJTF militavano circa 1500 bambini soldato. Il rilascio di domenica non è che il primo atto concreto in direzione dell’impegno preso, che porterà ad ulteriori rilasci nei prossimi mesi. Intanto per quanto riguarda l’arruolamento di bambini è stato lanciato un comunicato dall’ UNICEF in cui si chiede alle parti combattenti nell’area di astenersi immediatamente dal perpetuare la pratica. Continua a leggere

Africa: 7 giorni in 300 parole

BURUNDI

4 ottobre. Continuano le polemiche riguardo la sospensione delle attività delle ONG Internazionali, bloccate nel Paese dal 1 ottobre, con esclusione di quelle operanti in scuole e ospedali. A tutte sarebbe stato concesso un termine di 3 mesi per mettersi in regola con le nuove direttive del governo

. Sarebbero richiesti, un accordo di cooperazione tra Ong e Ministero Degli Affari Esteri, un protocollo di disciplina concernente il proprio settore di intervento, l’impegno al rispetto delle normative finanziarie e l’impegno alla “correzione dello squilibrio etnico”.

ETIOPIA

2 ottobre. Tra la regione di Oromia e quella di Benishangul, nell’ovest del Paese, continuano gli scontri tra comunità locali. Gli ultimi atti di violenza hanno condotto alla morte di altre 44 persone. I disordini sarebbero iniziati il 28 settembre, quando 4 dirigenti della regione di Benishangul sono stati uccisi nella regione di Oromia da uomini non identificati. L’accaduto ha riacceso i dissidi esistenti da tempo tra le due regioni spingendo, come confermato dalle Nazioni Unite, circa 70.000 persone ad abbandonare la propria abitazione per cercare riparo altrove.

Continua a leggere

Ciad: tra difesa dei confini ed errori di valutazione Civili colpiti per sbaglio, vittime innocenti della superficialità/i>

In Ciad, il mese di settembre si apre con una tragedia; questa volta, però, il responsabile non sarebbe uno dei molti gruppi ribelli presenti nella zona, ma lo stesso esercito, come riferito dalle fonti ufficiali ciadiane. Nel giorno di sabato 1° settembre, un errore di valutazione ha portato l’aviazione militare ciadiana a bombardare una colonna di autoveicoli che si sono rivelati essere, in un secondo momento, non dei ribelli, ma bensì di alcuni civili che si stavano recando a un matrimonio in un villaggio vicino. Le fonti locali parlano di dozzine di feriti, anche se il bilancio reale delle vittime resta ancora sconosciuto. Continua a leggere

Le ombre dei diritti umani in Africa La denuncia di Amnesty International nel rapporto 2017/2018

Amnesty International ha pubblicato il rapporto annuale sull’Africa e la situazione descritta evidenzia tutte le criticità relative al rispetto dei diritti umani nel continente nero.

L’anno passato ha visto, principalmente nell’Africa sub-sahariana, un’involuzione generale di qualsiasi libertà di manifestazione pacifica oltre che di informazione.

In contemporanea, i numerosi conflitti interni che vedono contrapposte milizie di vario genere con i rispettivi eserciti nazionali e multinazionali sono ancora lontani da qualsiasi conclusione. La popolazione civile, ormai da anni, è vittima di ripetute violazioni dei più basilari diritti umani e delle leggi della guerra stabilite dal diritto internazionale umanitario.

Tutto questo è accompagnato da un’impunità dilagante, legata alla natura stessa dei trasgressori, che si alternano tra miliziani, difficili da intercettare, e forze armate regolari, difficili da perseguire. Continua a leggere

Congo: la giustizia di Sassou Nguesso continua a far condanne Chiuso il primo processo illustre, ma la corte di Brazzaville non accenna a fermarsi

Il Congo, dal 2015, vive in un clima politico di instabilità interna e di repressione dell’opposizione.

 

Il regime instaurato da Denis Sassou-Nguesso, salito al potere nel 1979, era stato combattuto nel 1992, dando luogo ad una guerra civile che Nguesso vinse. Nel 1997, la propria carica di Colonnello fu sostituita con quella di Presidente della Repubblica Del Congo. Infine, nel 2015, Nguesso promosse un referendum per permettergli di presentarsi come candidato alle elezioni successive, peraltro suscitando dispute interne tra coloro che davano per scontato un suo ritiro politico, come del resto era sancito dalla carta costituzionale antecedente.

Dalle elezioni del 2016 Nguesso è uscito vittorioso, sebbene alcuni dei suoi avversari politici ed anche alcuni suoi stretti collaboratori di un tempo, all’indomani dello scrutinio, abbiano contestato la sua vittoria per presunti brogli elettorali. Da quel momento in poi, presso il Tribunale di Brazzaville, la capitale del Paese, sono stati aperti numerosi procedimenti a carico di ex-alti dirigenti dell’Amministrazione per attentato alla sicurezza interna dello stato.

Continua a leggere

Burundi: un attacco che genera riflessioni La comunità in stato di shock, a pochi giorni dal referendum

Il Burundi, nella notte dell’11 maggio scorso, è stato scosso da un brutale attacco che ha colpito il villaggio di Ruhagarika, nel nord del Paese, portando alla morte di 26 persone ed al ferimento di altre 7. Il gruppo armato non identificato era composto da circa una ventina di uomini, che si sarebbero poi messi in fuga oltre il vicino confine con la Repubblica Democratica del Congo.

Il giorno seguente il Ministro della Sicurezza ed il generale Alain-Guillaume Bunyonyi, seguiti dai principali esponenti dell’esercito e della polizia, si sono recati sul posto per esprimere il proprio cordoglio e per annunciare la collaborazione del proprio governo con quello della RDC nella cattura dei fuggitivi, definiti dallo stesso generale terroristi. Secondi le fonti ufficiali, il gruppo armato sarebbe entrato dal confine nord con la vicina Repubblica Congolese per un presunto regolamento di conti di natura privata. Continua a leggere

Africa: 7 giorni in 300 parole

CIAD

4 maggio. Il primo ministro Albert Pahimi Padacke ha annunciato le sue dimissioni per protesta alle recenti modifiche costituzionali avute luogo nel Paese.

Secondo la nuova legge, il presidente Idriss Deby potrà rimanere al potere per altri 6 anni, rinnovabili per altri 6. Nonostante le opposizioni della minoranza, la legge è stata approvata dalla Corte Costituzionale, assicurando così al Presidente, in carica dal 1990, la continuazione del mandato.

7 maggio. Il gruppo terrorista di Boko Haram ha attaccato, nella notte tra sabato e domenica, un avamposto dell’esercito sito su un’isola del lago Ciad. Il bilancio è di 6 morti e 3 feriti. Si tratta del secondo scontro a fuoco, negli ultimi 10 giorni, tra le forze militari ciadiane e il gruppo terroristico. Confermato, dunque, come il confine con il Camerun resti una zona “movimentata” per quanto riguarda la lotta al terrorismo nella regione.

DJIBUTI

9 maggio. Il governo ha portato a termine uno storico processo di cooperazione con il proprio vicino Kenya, giungendo alla firma di 4 accordi bilaterali che dovrebbero facilitare le relazioni commerciali ed economiche tra i due Paesi.

ETIOPIA

9 maggio. Le proteste dei cittadini della regione centro-meridionale di Oromia hanno costretto il governo a sospendere la licenza di scavo alla compagnia MIDROC. Secondo i manifestanti, le estrazioni di minerali causerebbero danni irreparabili alla salute delle persone e all’ambiente.

Continua a leggere