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La CEDU condanna la Russia per la violazione dei diritti del dissidente politico Navalny Con la decisione del 15 novembre, la Corte EDU dichiara che i numerosi arresti di Navalny hanno violato i suoi diritti e sono stati dettati da ragioni politiche

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso la propria sentenza nel caso Navalny v. Russia sancendo all’unanimità la violazione dei diritti dell’oppositore politico di Putin, Aleksey Navalny, arrestato sette volte negli anni tra il 2012 e il 2014 per ragioni di tipo politico.

Il cittadino russo è un avvocato, blogger, leader della campagna anti-corruzione e attivista politico, a capo del partito di opposizione russo, il Partito del Progresso. I suoi numerosi arresti sono stati generalmente dovuti all’aver organizzato e preso parte a manifestazioni non autorizzate dal governo. Nel 2017, inoltre, Navalny aveva annunciato la sua candidatura alle presidenziali russe, poi bloccata dall’amministrazione russa a causa delle sue vicende giudiziarie. Continua a leggere

Il New Deal dei consumatori La Commissione Europea propone l’introduzione di uno strumento di ricorso collettivo davanti alla Corte di Giustizia dell’UE per tutelare gli interessi dei consumatori europei

L’art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea statuisce che ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell’UE siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, il quale, in base alle indicazioni dell’articolo, deve essere indipendente e imparziale.

L’accesso alla Corte di Giustizia dell’UE oggi è possibile tramite il procedimento del rinvio pregiudiziale, ovvero il caso in cui il giudice nazionale trasmetta una questione al giudice europeo circa l’interpretazione o la validità delle disposizioni di diritto dell’Unione, oppure attraverso il ricorso diretto, con il quale i cittadini chiedono alla Corte di verificare la legittimità degli atti adottati dalle istituzioni, denunciano la mancata adozione di un atto da parte degli Stati membri oppure invocano pretese risarcitorie conseguenti a danni patiti in ragione della responsabilità civile delle istituzioni. In base all’art. 263, par. 4, TFUE, la persona fisica o giuridica che ricorre alla Corte europea deve necessariamente avere un interesse individuale e diretto nei confronti degli atti di cui si chiede la verifica. Continua a leggere

Il Parlamento europeo approva la procedura contro l’Ungheria Per la prima volta nella storia dell’Unione, il Parlamento europeo ha votato l’attivazione della procedura prevista dall’art. 7 TUE

Il 12 settembre scorso è stato certamente un giorno delicato a Strasburgo. Oltre all’annuale discorso sullo State of the Union tenuto dal presidente della Commissione Juncker e al voto in merito alla direttiva sul copyright, il Parlamento Europeo ha affrontato la votazione circa l’attivazione della procedura dell’art. 7 TUE nei confronti del governo ungherese di Orbán.

Il Parlamento, votando a favore della risoluzione, ha inteso mettere in luce le decisioni antidemocratiche assunte dal governo ungherese e l’evidente rischio che il Paese stia superando la sottile linea esistente tra un governo democratico e un regime autoritario.

L’art. 7 TUE prevede che, su proposta di 1/3 degli Stati membri, del Parlamento Europeo (come in questo caso) o della Commissione, il Consiglio, previa approvazione del Parlamento, possa, a maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri, constatare l’esistenza di un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro di uno dei valori dell’UE elencati all’art. 2 TUE (rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani). Continua a leggere

L’Unione Europea approva il procedimento contro l’Ungheria Per la prima volta nella storia dell’Unione, il Parlamento europeo ha votato l’attivazione della procedura prevista dall’art. 7 TUE

Il 12 settembre è stato certamente un giorno delicato per Strasburgo. Oltre all’annuale discorso sullo State of the Union tenuto dal presidente della Commissione Juncker e al voto in merito alla direttiva sul copyright, il Parlamento Europeo ha affrontato la votazione circa l’attivazione della procedura dell’art. 7 TUE nei confronti del Governo ungherese di Orbán.

Il Parlamento, votando a favore della risoluzione, ha inteso mettere in luce le decisioni antidemocratiche assunte dal governo ungherese e l’evidente rischio che il Paese stia superando la sottile linea esistente tra un Governo democratico e un regime autoritario.

L’art. 7 TUE prevede che, su proposta di 1/3 degli Stati membri, del Parlamento Europeo (come in questo caso) o della Commissione, il Consiglio, previa approvazione del Parlamento, possa, a maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri, constatare l’esistenza di un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro di uno dei valori dell’UE elencati all’art. 2 TUE (rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani). Continua a leggere

JEFTA: l’accordo UE – Giappone contro il protezionismo Venticinque anni dopo la creazione del Mercato Unico, l’UE conclude il più grande trattato commerciale mai negoziato

L’accordo di libero scambio tra l’UE e il Giappone, i cui negoziati si sono conclusi il 17 luglio scorso dopo 5 anni di meeting, non poteva essere firmato in un momento più significativo per la politica economica mondiale.

La conclusione dell’accordo appare profeticamente quale una risposta al crescente protezionismo degli Stati Uniti: alla dimensione nazionale preferita dal presidente Trump, l’Unione Europea e il Giappone rispondono con l’eliminazione di gran parte dei dazi sui prodotti commerciati scambiati dalle due economie (il Giappone si impegna a cancellare il 94% dei dazi sui prodotti esportati dall’UE, e quest’ultima eliminerà il 99% delle imposte sulle merci giapponesi). Contestualmente, vengono ridotte le barriere non tariffarie, in particolare tramite la semplificazione delle procedure doganali. Continua a leggere

Il riconoscimento del Kosovo. Strategie e implicazioni per l’Unione Europea La partita dei mondiali e il meeting con Federica Mogherini riaccendono l’attenzione sulla questione kosovara

Serbia-Svizzera, mondiali Russia 2018, 22 giugno. La sconfitta della Serbia è dovuta ai goal di Xhaka e Shaquiri, calciatori originari del Kosovo che hanno esultato mimando il gesto dell’aquila, ovvero il simbolo albanese. La Serbia non ha evidentemente gradito il gesto, non riconoscendo la minoranza kosovara, così come la FIFA, che ha multato entrambi per condotta antisportiva.

La partita dei mondiali ha riacceso l’attenzione sulla questione del riconoscimento del Kosovo, sicuramente più di quanto abbia fatto il meeting del 24 giugno scorso tra l’Alto Rappresentante UE Federica Mogherini e i presidenti del Kosovo e della Serbia, Thaci e Vucic.

La questione del riconoscimento internazionale del Kosovo come Stato indipendente è delicata e di fondamentale importanza per il futuro dell’Unione. Oggi il Kosovo è riconosciuto soltanto da 23 dei 28 Stati membri. All’appello mancano Grecia, Slovacchia, Romania, Spagna e Cipro. Le motivazioni vanno cercate in particolare nel timore che il riconoscimento dell’indipendenza della minoranza albanese in Serbia possa costituire un precedente per analoghe rivendicazioni da parte delle minoranze presenti nei loro territori. La situazione è particolarmente incandescente nei casi della Catalogna in Spagna e della presenza turca a Cipro. Continua a leggere

Distacco dei lavoratori: il Parlamento europeo approva la riforma della direttica 96/71 Maggiore protezione dei lavoratori e concorrenza leale tra imprese i due obiettivi principali del testo

Il 29 maggio scorso il Parlamento Europeo ha approvato il testo di riforma della direttiva 96/71 sul distacco transnazionale di lavoratori. La materia disciplina il caso di lavoratori inviati in uno Stato membro diverso da quello in cui svolgono abitualmente la propria attività, al fine di eseguire una prestazione transnazionale di servizi in seguito a un contratto di appalto, una mobilità all’interno dello stesso gruppo di aziende o tramite la somministrazione di lavoro.

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L’obiettivo del quadro finanziario europeo Junker: “La definizione del budget è direttamente collegata alle nostre ambizioni”. Ma la proposta della Commissione è sufficientemente coraggiosa?

Il 2 maggio la Commissione Europea ha presentato al Parlamento e al Consiglio dell’UE la proposta di definizione del quadro finanziario europeo relativo al periodo 2021/2027. Per la prima volta, nonostante la presenza di minori risorse dovute alla Brexit, il bilancio supera la soglia “psicologica” dell’1%, rappresentando un impegno di 1135 miliardi di euro, pari all’1,11% del PIL dell’EU27.

Fino all’approvazione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, la discussione sul bilancio sarà presumibilmente ancora lunga e accesa: nonostante l’ottimismo del presidente Junker, il quale parla di un progetto “ambizioso, ma bilanciato e giusto per tutti”, l’iniziativa della Commissione è stata da più parti giudicata insufficiente a rispondere alle complicate sfide che l’UE deve affrontare in questo momento storico e proiettata più a rispondere alle esigenze egoistiche di alcuni governi nazionali che a definire una politica efficace per il futuro. Continua a leggere

Il bilancio dell’UE post 2020 È partito il negoziato per il bilancio finanziario dell’UE, tra vecchie sfide e nuove prospettive

Traduciamo in cifre il nostro futuro”: così il presidente del Parlamento Europeo Junker apre ai difficili mesi di negoziati che precedono l’approvazione del quadro finanziario europeo per il periodo 2021-2027. Lo strumento del bilancio finanziario, da definizione, stabilisce i limiti dei bilanci generali annuali dell’UE, determinando gli importi complessivi e gli importi relativi ai diversi settori dell’attività dell’Unione, che le istituzioni utilizzeranno ogni volta che assumeranno impegni giuridicamente vincolanti.

Lo strumento è, in realtà, molto più di un semplice elenco di somme stanziate, perché è l’espressione finanziaria degli impegni politici che le istituzioni europee decidono di assumere come priorità. Ed è proprio per questa ragione che i negoziati sul bilancio pluriennale rappresentano un momento delicato per il futuro dell’Unione. Se lo scorso esercizio finanziario aveva l’obiettivo primario di contrastare gli anni di crisi economica dai quali uscivano la maggior parte degli Stati membri (sforzandosi, anche efficacemente, di compensare il calo degli investimenti nazionali), oggi i negoziatori si pongono sfide nuove ma altrettanto ambiziose. Continua a leggere

La strategia isolazionista americana La “guerra dei dazi” di Trump e i suoi effetti sulla politica interna ed estera

 

Il 23 marzo entreranno in vigore i dazi doganali annunciati dal presidente americano Trump: la misura prevede l’introduzione di una tassa del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio. Se la decisione da un lato dimostra la coerenza del Presidente nel mettere in atto le politiche annunciate in campagna elettorale, dall’altra evidenzia la scarsa considerazione americana nei confronti del sistema commerciale internazionale e una miope visione economica e geopolitica del mondo. Continua a leggere