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Sfiorare la dittatura La candidatura di Emmanuel Ramazani Shadary fa discutere gli attivisti

Con l’avvicinarsi delle elezioni del prossimo 23 dicembre, i disordini, le manifestazioni e gli scandali che non cessano di emergere continuano ad allarmare la società civile della Repubblica Democratica del Congo.

Dopo anni di governo monocolore, la continuità della linea assunta dal presidente uscente Kabila dipenderà soltanto dalle necessarie risposte alle perplessità e alle accuse rivolte al candidato prescelto dallo stesso Presidente, Emmanuel Ramazani Shadary.

Shadary, ex ministro degli Affari Interni del governo Kabila, al momento della presentazione della propria candidatura stava già scontando le sanzioni inflitte dall’Unione Europea per la sua condotta repressiva e cruenta nelle proteste antigovernative del 2016. Continua a leggere

Il rush iniziale I candidati alle presidenziali svelano i loro programmi e la tensione sfiora la violenza


Ad Abuja l’atmosfera è già incandescente, nonostante manchino circa tre mesi alle prossime elezioni presidenziali. Tra domenica e lunedì i due candidati maggiormente accreditati, l’attuale presidente Muhammadu Buhari, del gruppo All Progressives Congress (APC), e Atiku Abubakar, del Peoples Democratic Party (PDP), hanno rivelato i punti dei rispettivi programmi.
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Africa: 7 giorni in 300 parole

ERITREA

7 novembre. Confermata la visita in Etiopia per il presidente eritreo, Isaias Afwerki. Le tappe del viaggio saranno la regione dell’Amhara, la capitale storica Bahir Dar e la città di Gondar. Dall’accordo di pace, siglato con l’Etiopia lo scorso 8 luglio, si sono verificate 2 visite del presidente Afwerki nello Stato, in una delle quali è stata riaperta l’ambasciata eritrea ad Addis Abeba. La reciprocità delle visite tra i due Capi di Stato, manifesta un’intensificazione della collaborazione fra i due Paesi. Continua a leggere

Calzedonia sceglie l’Etiopia Il gigante italiano apre il primo stabilimento in Africa

Lo scorso fine settimana, l’azienda italiana leader nell’intimo ha inaugurato la sua prima fabbrica nel continente africano, precisamente nella regione del Mekelle, in Etiopia.

L’ex-amministratore delegato Marco Carletto, già nel 2016, aveva manifestato a nome del gruppo l’interesse verso l’Etiopia come primo hub africano dell’azienda nota sullo scenario internazionale del fashion. Il patron Sandro Veronesi ha sottolineato che si tratta di un mercato con buoni potenziali di crescita, in una posizione geograficamente strategica e ricca di manodopera. Continua a leggere

Terremoto elettorale Tra dichiarazioni affrettate e tumulti, si attendono ancora i risultati

Al netto delle presidenziali del 7 ottobre scorso, Maurice Kamto, capo del Movimento per la Rinascita Camerunense (MRC) si è proclamato vincitore. Ai giornalisti ha detto: “Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo… Invito il Presidente uscente a studiare un modo pacifico per il trasferimento del potere”.

Il ministro per l’Amministrazione Territoriale Paul Atanga Nji, tuttavia, ha precisato che il Consiglio Costituzionale, unico organo competente a dare pubblicità ai risultati delle elezioni, non si è ancora pronunciato.

L’attesa per gli esiti potrebbe essere più lunga del previsto: la procedura di voto prevede un unico turno di consultazioni, dal quale uscirà vincitore il candidato che ottiene la maggioranza dei consensi. In caso di ricorsi presso la Corte Suprema Camerunense, le elezioni si considereranno terminate soltanto una volta che questa si sia pronunciata.

Le ultime consultazioni nel Paese si sono rivelate politicamente tumultuose e perfino pericolose nella regione anglofona secessionista: le forze armate che sorvegliavano i seggi hanno sparato ed ucciso tre ribelli che pare tentassero di ostacolare l’esercizio del voto. Continua a leggere

Sciopero in attesa dei salari Le trattative per l’innalzamento degli stipendi minimi mettono in ginocchio la Nigeria

Lo scorso 26 settembre, e per i 5 giorni successivi, la Nigeria è rimasta completamente paralizzata a causa degli scioperi indetti dalle maggiori organizzazioni sindacali a seguito delle infruttuose trattative per l’innalzamento degli stipendi minimi.

La decisione è stata presa dalla federazione nazionale delle organizzazioni sindacali, Nigeria Labour Congress, dopo che il governo, rappresentato dal ministro per il Lavoro e l’Impiego Chris Ngige, nell’ultimo incontro con i sindacati ha rimandato alla riunione successiva la decisione su una possibile disciplina normativa del salario minimo da sottoporre al presidente Muhammadu Buhari per l’approvazione definitiva.

L’impatto della sospensione di gran parte dei servizi pubblici nel Paese più popoloso del continente non poteva che essere violento, con effetti particolarmente disagevoli per le capitali, rispettivamente amministrativa e commerciale, Abuja e Lagos. Continua a leggere

La libertà parte dal WEB La denuncia dei cyberattivisti contro le censure

Se volete liberare una società, dovete darle libero accesso a Internet”.

Le parole pronunciate dall’attivista egiziano Wael Ghonim, in occasione di un’intervista per la CNN del 9 febbraio 2011, sono diventate il motto della rivolta che ha costretto Hosni Mubarak alle dimissioni. Un ruolo fondamentale per la nascita e l’espansione della Primavera Araba è stato quello dei social networks, in particolare Facebook, Twitter e YouTube.

Arab Media & Society ha definito i social mediaviali mediatici”, per descrivere come l’immediatezza e la diffusione capillare dei contenuti pubblicati su tali piattaforme abbiano permesso la formazione di un giornalismo spontaneo, proveniente dagli stessi utenti, che in tal modo riuscivano a restare costantemente informati sulle vicende legate alle proteste. Continua a leggere

Africa: 7 giorni in 300 parole

GAMBIA

22 maggio. Si è tenuta la conferenza internazionale tra Unione Europea e governo del Gambia, presieduta dall’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri, Federica Mogherini, e il presidente del Gambia, Adama Barrow. In occasione dell’incontro, la Comunità Internazionale ha stanziato 1,45 miliardi di Euro a sostegno del piano di sviluppo del Paese. L’Alto Rappresentante ha, inoltre, garantito un ulteriore finanziamento di 140 milioni di Euro, in aggiunta ai 225 milioni, già erogati nel 2017.

MOZAMBICO

29 maggio. Almeno 10 persone sono state decapitate in un attacco operato da presunti terroristi jihadisti nel villaggio di Monjane, centro minerario e petrolifero. Dallo scorso ottobre sono state arrestate 200 persone legate ai militanti. Inoltre, alcune moschee sono state chiuse per collegamenti sospetti con i gruppi terroristici. Nella scorsa settimana, solo 6 di queste, sono state nuovamente aperte ai fedeli.

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Il ritorno di Joyce Banda L’ex Presidente coinvolta nello scandalo Cashgate torna in Malawi. Probabile la ricandidatura

Domenica 29 aprile, dopo quattro anni di esilio autoimposto, l’ex presidente Joyce Banda rimette piede in Malawi, accolta da una folla di sostenitori vestiti di arancione, il colore del Popular Party da lei rappresentato e coordinato anche durante l’assenza dal Paese.

Il ritorno in patria non lascia dubbi sulla volontà di Banda di rimettersi in politica e candidarsi per le elezioni di maggio 2019; ma le sue primissime dichiarazioni non si sbilanciano verso nessuna posizione in particolare, limitandosi ad un semplice ed incisivo “I’m back”.

Prima di dedicarsi all’attività politica, però, Banda dovrà rispondere delle accuse di corruzione e di coinvolgimento nello scandalo Cashgate, che le sono costate le dimissioni dalla presidenza e l’hanno costretta alla fuga negli Stati Uniti, dove – secondo il Nyasa Times – si è dedicata alla ricerca e alla pubblicazione di un libro sulla valorizzazione delle donne in ambito sociale. Continua a leggere

Eswatini: cosa c’è dietro il nuovo nome dello Swaziland Una riforma stilistica dal contenuto incerto

Vorrei annunciare che da oggi lo Swaziland ritornerà al suo nome originale”.

Queste sono le parole pronunciate il 19 aprile da Mswati III, sovrano dell’ultima monarchia assoluta in Africa, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla conquista dell’indipendenza dello Swaziland, ora eSwatini, che significa “Terra degli Swazi”.

Il cambiamento si ispira alla scelta di altri Stati africani che, dopo aver raggiunto l’indipendenza, hanno riadottato le loro denominazioni pre-coloniali. Continua a leggere