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Scontri al confine tra Messico e USA Alcuni migranti hanno provato a scavalcare le recinzioni, i soldati statunitensi hanno risposto con lacrimogeni

Domenica 25 novembre un gruppo di 500 migranti, giunti in Messico in queste ultime settimane dopo aver viaggiato in carovana per più di 4000 km, ha marciato per le strade di Tijuana, città al confine con gli USA; dalla città la protesta si è spostata fino ad arrivare al confine con la California. A quel punto, alcuni tra i manifestanti sono riusciti a superare il cordone di sicurezza e hanno cominciato a correre verso le recinzioni per scavalcarle. I soldati statunitensi di guardia al confine hanno iniziato a sparare gas lacrimogeni sulla folla per far sì che si disperdesse e tornasse indietro.

L’uso dei lacrimogeni ha colpito anche diverse donne e bambini e ciò ha scatenato diverse polemiche. Secondo Rodney Scott, ufficiale dei Border Patrol agents ovvero la polizia di frontiera, i migranti avrebbero aggredito i soldati lanciando loro pietre, provocando la dura risposta: “abbiamo provato a colpire solo gli istigatori, in particolare quelli che avevano assalito gli agenti, ma una volta che quel tipo di gas viene lanciato si disperde nell’aria”.

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L’ex presidente Garcia chiede asilo diplomatico in Uruguay Le inchieste sulla Odebrecht continuano a travolgere la classe politica peruviana

L’operazione Lava Jato, iniziata nel 2014 in Brasile dalla polizia federale, ha portato alla luce uno dei più grossi casi di corruzione all’interno di tutta l’America Latina; in particolare, le indagini sulla società edile brasiliana Odebrecht hanno rivelato una vastissima rete di contatti e tangenti, travolgendo alcune delle più importanti cariche dei vari Stati del Sud America.

Tra i Paesi più colpiti dallo scandalo della Odebrecht c’è sicuramente il Perù; la società ha infatti ammesso di aver interagito in modo illecito con i vari governi peruviani che si sono succeduti tra il 2005 ed il 2014, arrivando a pagare circa 29 milioni di tangenti in cambio di contratti e appalti; gli ex presidenti Pedro Pablo Kuczynski, Alejandro Toledo e Ollanta Humala sono stati tutti e tre indagati e gli ultimi due condannati a pene detentive. Continua a leggere

L’opposizione denuncia l’omicidio di Fernando Alban Le vicende che hanno portato alla morte di Fernando Albán riaccendono le polemiche sui trattamenti che il Venezuela riserva agli oppositori politici

Lunedì 8 ottobre scorso il consigliere comunale dell’area metropolitana di Caracas, Fernando Albán Salazar è morto mentre si trovava nel palazzo in cui ha sede il servizio di intelligence nazionale bolivariano (Sebin). Albán era stato arrestato 3 giorni prima con l’accusa di un suo coinvolgimento nel fallito attentato a Maduro con i droni, avvenuto il 4 agosto scorso. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA

10 ottobre. L’ex ministro della Pianificazione Federale, Julio De Vido, è stato dichiarato responsabile della tragedia ferroviaria di Once, avvenuta il 22 febbraio 2012, la quale ha provocato 51 morti e più di 600 feriti. De Vido è accusato di frode contro la Pubblica Amministrazione e con questa prima sentenza è stato anche interdetto dai pubblici uffici.

BRASILE

8 ottobre. Il primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane ha visto trionfare il candidato Jair Bolsonaro, il quale ha ottenuto il 47, 60 % dei voti; al ballottaggio del prossimo 28 ottobre, Bolsonaro dovrà sfidare il candidato del PT, Fernando Haddad, l’erede politico di Lula, il quale ha però totalizzato solo il 27, 97% delle preferenze.

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Nessun accesso al mare per la Bolivia La Corte Internazionale di Giustizia respinge la richiesta di rinegoziazione dei confini con il Cile

La Corte Internazionale di Giustizia (CIG) si è espressa sulla questione “Bolivia Mar” emanando una sentenza con la quale riconosce l’assenza di un obbligo pendente sul Cile di ridiscutere l’accesso all’oceano richiesto dalla Bolivia.

La disputa tra i due Paesi si trascina da secoli. Continua a leggere

OSA: intervento militare in Venezuela non è escluso L’Organizzazione degli Stati Americani sta considerando attentamente ogni opzione

 

Il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), Luis Almagro, dopo essersi recato in Colombia in visita a migranti venezuelani, ha espresso delle forti preoccupazioni nei confronti della situazione in Venezuela, dichiarando di “non escludere l’ipotesi di un attacco militare contro Maduro”. Continua a leggere

Bolsonaro è candidato presidente del Brasile Durante una convention del PSL la candidatura dell’ex militare è stata ufficializzata

Il Partido Social Liberal (PSL) ha designato il proprio candidato per le elezioni presidenziali brasiliane dell’autunno 2018. La scelta è ricaduta su Jair Bolsonaro, 63 anni, ex ufficiale dell’esercito e attualmente deputato federale. La nomina è stata annunciata durante una convention del partito e non sono state date indicazioni su chi dovrebbe ricoprire il ruolo di candidato alla vicepresidenza.

In seguito alla notizia, Bolsonaro ha tenuto un lungo discorso, durante il quale ha dichiarato: “Non sono il salvatore della Patria; lo siamo tutti”, aggiungendo di non ambire al potere di per sé ma di considerare questo nuovo percorso politico come una missione per liberare il Paese dal Partido dos Trabalhadores (PT). Continua a leggere

Prima donna Presidente in Paraguay Dopo le dimissioni di Cartes, Alicia Pucheta sarà Presidente

Horacio Cartes, presidente del Paraguay dal 2013 e membro del Asociación Nacional Republicana – Partido Colorado (ANR-PC), si è dimesso dalla carica per poter occupare quella di senatore. Il Presidente ha annunciato la sua decisione con un messaggio su Twitter nel quale ha aggiunto di voler “continuare a servire il Paese all’interno del Senato della Nazione, come disposto dalla volontà nazionale, depositata nelle urne”.

Il mandato di Cartes sarebbe dovuto terminare ad agosto con il passaggio dell’incarico a Mario Abdo Benitez (ANR-PC), eletto Presidente il 22 aprile scorso. La Costituzione paraguaiana prevede che il Presidente uscente diventi di diritto senatore a vita ma con un potere di voto del tutto limitato; rinunciando alla propria carica, invece, Cartes può occupare la carica di senatore con piene funzioni, avendo ottenuto quel posto nelle ultime elezioni e l’autorizzazione della Corte Suprema del Paese.

Se le dimissioni venissero approvate dal Parlamento, Alicia Pucheta, vice-Presidente del Paraguay, succederebbe a Cartes, portando a termine il mandato negli ultimi tre mesi e diventando così la prima donna a occupare la carica di Presidente della Repubblica del Paraguay Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

BRASILE

12 maggio. Amnesty International è tornata a parlare del caso Marielle Franco, due mesi dopo il suo

assassinio. Il direttore della sezione brasiliana dell’organizzazione, Jurema Werneck, ha dichiarato: “Dobbiamo continuare a mobilitarci per dimostrare alle autorità brasiliane che le persone, qui e in tutto il mondo, non si fermeranno finchè non sarà stata fatta giustizia”. La famiglia di Marielle si è espressa in modo ottimistico riguardo la serietà con la quale stanno procedendo le indagini e ha chiesto che si arrivi presto a delle risposte concrete.

MESSICO

15 maggio. Alejandro Díaz de León, governatore della Banca del Messico, ha confermato l’attacco informatico avvenuto alla fine del mese di aprile nei confronti del sistema di pagamento interbancario (SPEI). Non è ancora chiara l’entità del danno ricevuto, ma alcuni giornali messicani stimano che la cifra si aggiri tra i 400 e gli 800 milioni di pesos, corrispondenti rispettivamente a circa 21 e 42 milioni di dollari.

16 maggio. Margarita Zavala, moglie dell’ex presidente del Messico, Felipe Calderón, ha annunciato il suo ritiro dalla corsa alle elezioni presidenziali, le quali avranno luogo durante l’estate. Zavala ha motivato questa scelta dicendo di aver rinunciato alla candidatura “per un principio di congruenza e di onestà politica”; la donna, inoltre, aveva perso consenso e negli ultimi sondaggi si era posizionata all’ultimo posto rispetto agli altri 5 candidati.

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