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A scuola di patriottismo Nazionalismo e patriottismo come politica dominante

Patriottismo e nazionalismo sono recentemente tornati alla ribalta in diversi Paesi. Tuttavia, in quasi nessun’altra parte del globo come in Russia, patriottismo e nazionalismo sono stati riattivati artatamente e svolgono un importante ruolo di definizione della politica estera. Questo dato è il risultato di alcuni studi condotti dal Research Council of Norway e dall’International Crisis Group.

Non è un segreto che sin dalla fine della Guerra Fredda in Russia si sia assistito a una lenta ma inesorabile avanzata del nazionalismo.

Questo era inizialmente legato a questioni di patriottismo puramente etniche: composta da un crogiolo di differenti etnie, la Federazione Russa ha cercato di controllare l’emergente nazionalismo dell’etnia russa (predominante sui territori), sviluppando un sistema di controllo denominato “nazionalismo imperiale”, secondo l’espressione coniata da Emil Pain.

Il principale ruolo di questo tipo di nazionalismo è quello di controllare le spinte autonomiste e il razzismo interno dilagante sui territori della Federazione (quasi in nessun altro Paese al mondo si sono verificati tanti crimini d’odio come in Russia), legando il sentimento di grandezza etnica al sentimento di grandezza nazionale.

Diversi sono gli strumenti impiegati a livello governativo per controllare e sfruttare a proprio vantaggio questo sentimento nazionalistico. La prima tecnica cui si fece ricorso fu una gestione della narrativa sul ruolo della Russia in Europa: vista come alternativo al modello rappresentato dall’Europa liberista guidata dal modello americano, la Russia si è presentata come un diverso tipo di Europa, basato su un mix di cultura europea e asiatica.

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Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

AZERBAIJAN

24 maggio. Il presidente azero Ilham Aliyev ha firmato un decreto con il quale quale ha concesso la grazia a 634 detenuti. Tuttavia, secondo quanto messo in luce da Human Rights Watch, di questi 634 prigionieri, solamente 12 di loro sarebbero stati attivisti politici. Restano, infatti, in prigione la maggior parte dei detenuti politici, giornalisti e blogger arrestati nel corso degli anni. Resta in prigione anche Ilgar Mammadov, uno dei principali esponenti dell’opposizione, nonostante la Corte europea abbia già riconosciuto la sua detenzione come illegale.

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Mosca vs. Telegram L'ultima frontiera del controllo dell'informazione e dell'opposizione in Russia

 

È ormai noto che Mosca ultimamente abbia un rapporto conflittuale con diversi tra social media, blog e altre piattaforme, online o meno, che consentano un libero scambio di opinioni e un libero flusso di comunicazione fra gli utenti senza che queste possano essere monitorate dal governo.

Dopo la famosa legge del 2016 che permette il controllo delle informazioni (a sua volta concesse di controllare blog e conversazioni private), risale appena al novembre scorso l’ultima norma volta a monitorare e controllare le fonti di informazione alle quali hanno accesso i cittadini russi. Infatti, secondo quanto previsto dal decreto legge di novembre, le testate che ricevono finanziamenti dall’estero possono essere bollate come agenti stranieri e, quindi, controllate.

Il 20 marzo 2018 il Cremlino ha cercato di estendere il suo controllo sulla popolare applicazione Telegram. La app, sviluppata da Nikolai e Pavel Durov, due fratelli di San Pietroburgo, è un servizio di messaggistica istantanea caratterizzata dalla riservatezza garantita ai suoi utenti e dall’impossibilità di decrittare i loro messaggi, caratteristiche che l’hanno resa molto popolare in Russia, ma anche poco digesta al governo.

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Cronache dal fronte sud Storie di ordinaria amministrazione coloniale nel Dagestan

 

Era il 3 ottobre 2017 quando il Cremlino diramò il comunicato stampa che avrebbe cambiato l’amministrazione del Dagestan, situata nel Caucaso Settentrionale. Infatti, il presidente Vladimir Putin accettò le dimissioni dell’ex presidente della Repubblica del Dagestan, Ramazan Abdulatipov, nativo del territorio, assegnando l’incarico ad interim al generale della polizia di Mosca Vladimir Vasilyev di etnia russa e senza alcuna relazione con il Dagestan.

Già l’imposizione da Mosca di un Presidente di etnia russa aveva generato malcontento tra la popolazione locale. Infatti, il Dagestan ha un tessuto sociale molto complesso: con una popolazione composta da dozzine di diversi gruppi etnici, il processo elettorale stesso per l’elezione del Concilio di Stato non porta all’elezione di un governatore come nelle altre repubbliche, ma si basa su un delicato equilibrio che dia rappresentatività a tutti i gruppi etnici.

Tuttavia, le sorprese per la popolazione locale non sono finite con un nuovo presidente completamente scorporato dalla società locale e dalle sue complessità etniche. Partendo dall’implementazione delle nuove norme volte a contrastare la corruzione dilagante nelle repubbliche della Federazione Russa, a partire dal 2018 Vasilyev ha iniziato una dura politica di contrasto e rimozione nei confronti dei dirigenti dagestani accusati di corruzione per andare a intaccare e la cosiddetta “aristocrazia dei clan”.

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Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

AZERBAIJAN

2 marzo. Un incendio ha ucciso a Baku 24 persone che si trovavano in uno dei pochi centri di riabilitazione azeri. Secondo quanto diffuso dalle autorità, l’incendio è stato causato da un corto circuito occorso poco prima dell’alba nel piccolo edificio. I soccorritori sono riusciti comunque a trarre in salvo 31 persone.

BALCANI

8 marzo. La giornata internazionale della donna ha visto migliaia di donne scendere in piazza a protestare per i loro diritti in diversi stati dei Balcani. Le marce sono state organizzate da diverse organizzazioni per i diritti delle donne di Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Romania, Bulgaria e Kosovo. Continua a leggere

Atene – Skopje: verso un accordo? Primi passi di disgelo sul nome della Macedonia

 

Sebbene sui media italiani la notizia abbia avuto una scarsissima risonanza, questa e la prossima settimana verranno ricordate come date importanti per lo sblocco di una situazione che da 25 anni a questa parte ha impedito lo svolgersi di serene relazioni bilaterali e multilaterali in Europa. Per la prima volta, infatti, sono stati compiuti dei progressi nel tentativo di dirimere la questione riguardante il nome ufficiale della Macedonia.
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Russia e Balcani: 7 giorni in 3000 parole

KOSOVO

12 dicembre. Il premier socialdemocratico macedone Zoran Zaev si è recato in visita per la prima volta in Kosovo. A Pristina Zaev ha incontrato il presidente kosovaro Hashim Thaci, il presidente del Parlamento Kadri Veseli e il primo ministro Ramush Haradinaj. I temi al centro della visita sono stati lo sviluppo di relazioni bilaterali, la lotta comune all’estremismo islamico e la situazione attuale dei Balcani.

RUSSIA

12 dicembre. Date le sempre più precarie condizioni di sicurezza, la Russia ha deciso di chiudere temporaneamente l’ambasciata a Sana’a, in Yemen. Secondo quanto riferito da Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri, l’ambasciatore e parte del corpo diplomatico eseguiranno le proprie funzioni da Riad.

12 dicembre. Alexander Bortnikov, direttore dell’FSB (i servizi segreti russi) ha comunicato che l’FSB ha sgominato un gruppo terroristico che stava pianificando attacchi suicida, la cui attuazione era prevista durante le feste e a ridosso delle elezioni presidenziali del 2018.

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La Russia tende una mano al Venezuela Dilazionamento del pagamento dei debiti e interessi geopolitici

Dopo mesi di proteste, popolazione alla fame, mercato nero allo sbaraglio e inflazione alle stelle, sembrava che la situazione in Venezuela non potesse peggiorare ancora di molto. Eppure, ci sbagliavamo.

Nicolas Maduro, attuale Presidente del Venezuela, ha dovuto fronteggiare negli scorsi giorni uno degli spauracchi dei paesi economicamente fragili: le agenzie di rating. Con circa 140 miliardi di dollari di debito nei confronti di creditori stranieri, e il nuovo rating per la compagnia petrolifera statale PDVSA, che passa da “CC” a “default parziale”, il paese sudamericano era praticamente al collasso. Continua a leggere

Il colore della paura Isteria e attentati in Russia

Domenica 5 novembre 2017. È una giornata come tante nella capitale russa. O forse no.

Domenica mattina, oltre 3500 persone si sono alzate e, dopo un brunch o un pranzo in famiglia, hanno indossato uno dei loro abiti migliori. Hanno poi preso la metropolitana, o la macchina, o il bus, e si sono recate, gioiose e spensierate, in direzione del Bolshoi, teatro storico di Mosca, famoso per l’opera e il balletto. Si riesce quasi a palpare la frenesia, l’eccitazione e la spensieratezza che avvolgono il teatro, che di lì a poco avrebbe ospitato un concerto dedicato al centenario della Rivoluzione Russa del 1917.

E poi, il quasi incubo: la polizia fa evacuare il teatro. Allarme bomba. Continua a leggere

“Ha esperienza in crimini di guerra?!” Le nuove professioni dei criminali di Guerra dell'ex Jugoslavia

 

L’accademia militare serba di Belgrado ha appena assunto due nuovi professori che, a detta del ministro della Difesa serbo Vulin, “saranno eccezionali e ogni esercito del mondo desidererà poter usufruire della loro esperienza”.

Come ammesso dal regolamento interno dell’Accademia stessa, infatti, è possibile in ogni momento assumere “scienziati prestigiosi” come guest lecturers. L’Accademia non si è fatta scappare l’opportunità di assumere il meglio del meglio, o, anzi, “il più coraggioso dei coraggiosi” (sempre parole di Vulin).

L’illustre neo-professore è il generale serbo Vladimir Lazarevic.

Il Generale è noto in patria per fatti non certamente onorevoli: in qualità di ex-comandante del battaglione Pristina dell’Armata Popolare Yugoslava, si è reso responsabile della deportazione di oltre 700.000 persone di etnia albanese durante la Guerra del Kosovo.

A completare il profilo del nuovo docente, il “modello da seguire” (ancora parole di Vulin) per i nuovi cadetti, c’è una condanna da parte del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia delle Nazioni Unite del 2009 per crimini di guerra; 14 anni da scontare, ridotti poi in appello.

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