Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



Colombia, la strada verso la pace va a rilento Il governo di Ivan Duque non sembra intenzionato ad andare incontro agli ex-guerriglieri

Sono numerosi gli ostacoli all’attuazione del processo di pace in Colombia, dove il processo di reintegrazione in società degli ex-guerriglieri si è rivelato molto più difficile del previsto.

Oltre agli ex-membri delle FARC (le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, che hanno ufficialmente deposto le armi nel 2016) rimane la tensione causata dall’ELN, l’Esercito di Liberazione Nazionale, organizzazione guerrigliera di stampo marxista che, ad oggi, conta circa 2000 membri. Continua a leggere

Continuano le proteste in Argentina Dopo l’accordo con il Fondo Monetario Internazionale, il governo Macri è più impopolare che mai

Continuano in Argentina le manifestazioni contro le politiche di austerity del Presidente Mauricio Macri, in particolare l’accordo firmato con il Fondo Monetario Internazionale lo scorso giugno. Il FMI ha garantito al governo argentino un prestito del valore di 50 miliardi di dollari, 15 dei quali disponibili immediatamente, a condizione che Macri si impegni a ridurre il deficit fiscale e a portare l’inflazione al 19% nel 2019, contro il 27% attuale.

Condizioni troppo pesanti secondo i lavoratori e i sindacati, che hanno indetto uno sciopero generale il 25 giugno, paralizzando il Paese. Più di un milione di lavoratori hanno incrociato le braccia, e sono state chiuse scuole, banche e aeroporti. Si è trattato del terzo sciopero generale dall’inizio del mandato di Macri a dicembre 2015, organizzato dalla Confederazione Generale dei Lavoratori per domandare la riapertura dei negoziati salariali, tendendo conto della vertiginosa inflazione, che potrebbe sfiorare livelli del 30% entro la fine dell’anno. Continua a leggere

Il Messico di Andrés Obrador A due settimane dalle elezioni generali, il vincitore sembra annunciato

Il prossimo 1° luglio si terranno le elezioni generali in Messico, le più grandi nella storia del Paese: in ballo, oltre alla carica di Presidente, ci saranno 128 seggi al Senato e 500 alla Camera dei Deputati, e posizioni di vario livello nei Governi di 30 dei 32 Stati messicani.

Le elezioni del 2018 detengono inoltre un altro primato, più tragico: sono ben 112 i candidati assassinati dallo scorso settembre; l’ultimo, il sindaco Fernando Purón, ucciso martedì 12 giugno scorso. Alle tensioni interne nel Paese si aggiungono quelle internazionali, principalmente con gli Stati Uniti, su temi di primaria importanza tra cui l’immigrazione e le tariffe sui beni esportati. Continua a leggere

Vescovi cileni si dimettono in massa Mesi dopo la visita in Cile del Papa, l’ultimo capitolo del caso Karadima

Tutti i vescovi cileni hanno rassegnato le loro dimissioni a Papa Francesco lo scorso venerdì, al termine di un summit di emergenza per discutere un caso di abusi sessuali che ha sconvolto il Paese. Si tratta delle prime dimissioni di massa nella storia della Chiesa cattolica, causate dalle gravi accuse mosse dal Pontefice al clero cileno: i vescovi sarebbero colpevoli di aver interferito con le indagini nel caso di Fernando Karadima, ignorando le dichiarazioni delle vittime e trasferendo i membri del clero colpevoli per evitare scandali.

Il caso di Karadima va avanti da oltre 30 anni: nel 1984 l’allora sacerdote, carismatico e con molti amici tra l’élite di Santiago, fu accusato per la prima volta di abusi sessuali su minori, ma nessun provvedimento fu preso dalle autorità ecclesiastiche. Solamente nel 2010, quando 4 delle sue vittime resero pubbliche le accuse, il Vaticano costrinse Karadima a ritirarsi a vita privata, ma l’ombra dello scandalo continuò a aleggiare sulla comunità cattolica cilena. Molti tra i pupilli e gli stretti collaboratori di Karadima sono stati accusati di complicità, compreso Juan Barros Madrid, nominato dallo stesso Papa Francesco alla diocesi di Osorno nel 2015, quando già si vociferava del suo coinvolgimento. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA

10 maggio. Mauricio Macri ha chiesto aiuto al Fondo Monetario Internazionale: 30 miliardi di dollari in prestito per rimediare alla svalutazione del peso, con l’obiettivo di rimettere in sesto l’economia del Paese e scongiurare un’ulteriore crisi economica come quella già vissuta nel 2001.

 

COLOMBIA

8 maggio. Un recente rapporto pubblicato dall’ex-colonnello della polizia colombiana Omar Rojas Bolaños ha affermato che, fra il 2002 e il 2010, l’esercito colombiano avrebbe ucciso oltre 10.000 civili. Lo studio, condotto in collaborazione con lo storico Fabian Leonardo Benavides, ha rivelato statistiche finora nascoste da fonti militari. Si era, per anni, creduto che la maggioranza dei morti in combattimento tra il 2002 e il 2010 fossero guerriglieri.

MESSICO

7 maggio. Il giornalista Ricardo Alemán è stato licenziato da due stazioni televisive per una battuta effettuata via twitter, con la quale avrebbe suggerito l’assassinio del candidato di sinistra, Andrés Manuel López Obrador, prima delle elezioni. Secondo fonti locali sarebbero 88, i politici e i candidati uccisi in Messico dal settembre 2017: 1 ogni 4 giorni.

Continua a leggere

Nuove tensioni tra Messico e Stati Uniti La reazione di Trump alla ‘carovana dei migranti’ provoca la censura del governo messicano

Il Messico ha dichiarato di voler riconsiderare “tutte le forme di cooperazione” con gli Stati Uniti, una condanna a tutti gli effetti dell’atteggiamento del presidente USA Donald Trump.

La dichiarazione del presidente messicano Enrique Peña Nieto è arrivata la scorsa domenica, al termine di una settimana di rinnovate tensioni tra i due Paesi sul tema dell’immigrazione illegale dal Messico verso gli Stati Uniti.

A far scoppiare la scintilla è stata la cosiddetta ‘carovana dei migranti’: una colonna di qualche centinaia di migranti provenienti da tutta l’America Latina, dall’Honduras ed El Salvador, diretti verso il Messico. Alcuni si fermeranno lì, mentre altri, forse la maggioranza, sono intenzionati a proseguire attraverso il confine statunitense alla ricerca di una nuova vita. Tramite il suo account Twitter, Trump ha condannato aspramente la carovana e ha minacciato l’uscita USA dall’accordo NAFTA se quest’ultimo non dovesse impegnarsi per ridurre il flusso di migranti clandestini. Continua a leggere

7 giorni in 300 parole: America Latina

 

ARGENTINA

26 marzo. I familiari di 90 caduti argentini della guerra delle Falkland, i cui resti sono stati identificati solamente nelle ultime settimane, si sono recati in visita al nuovo cimitero per una cerimonia resa possibile da uno sforzo congiunto di cooperazione fra il governo argentino e quello britannico. A 36 anni dal breve conflitto, le isole rimangono territorio conteso fra i due Paesi. Continua a leggere

In Colombia arrivano le presidenziali Dopo l'elezione del Parlamento, si prepara la nuova campagna elettorale. Irrilevanti le FARC

Domenica 11 marzo in Colombia si sono tenute le elezioni parlamentari, barometro politico per testare la situazione del Paese a due mesi dalle presidenziali del 27 maggio. I riflettori sono stati puntati sui risultati delle FARC, rinominate Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común – “Forza Alternativa Rivoluzionaria del Comune”, candidate per la prima volta fra le liste parlamentari come legittima forza politica.

Con una campagna elettorale focalizzata su temi quali un’eventuale riforma del sistema sanitario e la qualità dell’aria nelle grandi città, il debutto elettorale degli ex-guerriglieri è stato deludente: ottenendo circa lo 0,5% del voto popolare, alle FARC spettano solamente i 10 seggi stabiliti dall’accordo di pacificazione del 2016. Secondo León Valencia, direttore del think-tank Fundación Paz y Reconciliación ed ex-membro delle FARC, il nuovo partito non sarà mai popolare perché “[gli] anni di guerra hanno creato un’atmosfera di paura e rancore fra la popolazione”.

Continua a leggere

Aborto nel Parlamento argentino grazie a campagna bottom-up La decriminalizzazione dell’aborto affrontata per la prima volta

L’Argentina apre alla possibilità dell’aborto legale: dopo la mobilitazione popolare con la campagna Aborto Legal, il governo ha inserito la depenalizzazione dell’aborto nell’agenda dei lavori.

La proposta, già presentata 7 volte a partire dal 2005, è arrivata in Parlamento per la prima volta, ma è improbabile che possa tradursi in legge a causa di una strutturale mancanza di voti, soprattutto in Senato. Si tratterebbe di un momento storico: il decreto permetterebbe l’aborto legale fino alle 14 settimane di gravidanza, una delle legislazioni più progressive in America Latina. Continua a leggere