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Brexit: quali conseguenze nella special relationship tra Regno Unito e Stati Uniti?

I primi tre mesi del 2019 hanno rimesso in discussione il futuro della Brexit. La House of Commons, infatti, dopo aver bocciato l’accordo di recesso tra il Regno Unito e l’Unione Europea, ha rigettato anche la seconda proposta. Il giorno successivo a questo secondo rifiuto, anche l’ipotesi di un’uscita senza accordo è stata cassata. Decisioni che hanno portato lo stesso organo a votare, il 14 marzo, a favore del rinvio della Brexit. L’Unione Europea deve ora decidere se accontentare le richieste di Londra e concedere una dilatazione dei tempi.

Un documento dell’Ufficio Rapporti con l’Unione Europea della Camera dei Deputati, risalente allo scorso 28 febbraio, elenca i principali metodi tramite i quali il Regno Unito potrebbe uscire dall’impasse. Tra questi vi sono: l’indizione di elezioni politiche anticipate, la convocazione di un nuovo referendum, in cui si chiederebbe all’elettorato britannico di scegliere tra uscita dall’UE con un nuovo accordo, uscita senza accordo o permanenza nell’UE mantenendo le vecchie condizioni; infine, la revoca unilaterale della decisione di recedere dall’UE.

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USA, con il ritiro dalla Siria a rischio la posizione dei Curdi Trump minaccia di distruggere l'economia turca se Ankara attaccherà le Forze Democratiche Siriane

Il ritiro delle truppe americane presenti in Siria, annunciato lo scorso 19 dicembre da Donald Trump, ha sconvolto l’amministrazione di Washington. Il segretario alla Difesa Jim Mattis, contrario all’iniziativa, ha dato le dimissioni. Dal punto di vista delle relazioni internazionali la scelta del Presidente degli Stati Uniti accresce, da un lato, il ruolo della Russia e della Turchia nella futura definitiva risoluzione della crisi. Dall’altro, rischia di minare la credibilità degli Usa come partner militare.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto tutto verte sulla delicata questione dei curdi, che negli anni hanno giocato un ruolo fondamentale nel sottrarre territori al sedicente Stato Islamico nella Siria nord-orientale. Durante la guerra civile che ha devastato il Paese, gli Stati Uniti hanno creato il Counter-Islamic State of Iraq and Syria Train and Equip Fund (CTEF), un fondo destinato a finanziare le formazioni anti-Daesh in Medio Oriente. Grazie a questo hanno sostenuto con armi e addestramento le Forze Democratiche Siriane, composte all’80% da curdi dell’Ypg (Unità di protezione del Popolo). Nel febbraio 2018 gli americani hanno anche bombardato le forze filo-Assad, ree di aver appunto attaccato postazioni delle Fds.

L’Ypg è però ideologicamente contiguo al Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), formazione turca considerata terrorista da Ankara. Per questo, e soprattutto per evitare la nascita di un’entità statuale curda ai propri confini meridionali, già nell’agosto del 2016 la Turchia ha attaccato le postazioni delle Fds a Manbij. Lo Stato della penisola anatolica ha poi condotto un’operazione su più vasta scala nel gennaio del 2018, col fine di sottrarre ai curdi il controllo della città di Afrin.

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Stati Uniti-Corea del Nord: il 2019 inizia all’insegna dell’incertezza Kim Jong-Un ha lanciato messaggi contrastanti, tra distensione e un nuovo raffreddamento

Se il 2018 si era chiuso con una apparente distensione nei rapporti tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, il 2019 si apre con nubi all’orizzonte.

 

Nel messaggio di fine anno ai nordcoreani, Kim Jongun ha lanciato segnali contrastanti. Da un lato, si è infatti detto disponibile a incontrare di nuovo Donald Trump in qualsiasi momento, al fine di raggiungere risultati che ottengano il placet della comunità internazionale. Il leader della Corea del Nord sembra così voler proseguire sulla via del dialogo con gli Stati Uniti, culminata nel summit di Singapore del 12 giugno 2018. Così facendo, ha risposto, inoltre, alla sollecitazione a un nuovo incontro con Trump, arrivata il 24 dicembre 2018 dal profilo Twitter dello stesso presidente statunitense.

Dall’altro lato, tuttavia, ha specificato che se gli Stati Uniti non interromperanno il regime sanzionatorio, la Corea del Nord si vedrà costretta a cercare un nuovo percorso per proteggere la sovranità, gli interessi e la pace dello Stato e dell’intera penisola coreana. Il che, verosimilmente, significherebbe un ritorno alla strada del nucleare.

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