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Il Movimiento Zapatista compie 25 anni I guerriglieri messicani nel 2019 non hanno intenzione di dimenticare la lotta

Il 26 dicembre scorso sono iniziati i festeggiamenti per i 25 anni dall’inizio della “guerra zapatista”. Molte macchine senza targa sono state viste percorrere le strade dissestate e i sentieri meno battuti del Messico in direzione del Chiapas, il territorio rivendicato dall’EZLN, Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, per unirsi alle celebrazioni che si sono protratte fino all’anno nuovo.

Fu proprio il 1 gennaio 1994 il giorno in cui il movimento recuperò dalla storia messicana il nome di Emiliano Zapata, leader della Rivoluzione del 1910, e dichiarò guerra allo Stato, con l’obiettivo di rivendicare la lotta indigena, combattere contro l’oppressione economica e le disuguaglianze socio-politiche imperanti in quel momento storico. Oggi, nello Stato più meridionale del Messico, i membri dell’EZLN, per lo più di origine Maya, si sono radunati a fianco del Subcomandante Galeano, diventato noto con lo pseudonimo ora abbandonato di Subcomandante Marcos, per ricordare l’iniziativa intrapresa un quarto di secolo fa.

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Il risultato del referendum nazionale in Perù La risposta positiva a tre quesiti modifica il potere legislativo e giudiziario

Domenica 9 dicembre scorso, il popolo peruviano è stato chiamato ad esprimere la propria opinione su alcune riforme costituzionali. Queste riguardano la formazione della Junta Nacional de Justicia (l’ex-consiglio nazionale della magistratura), il finanziamento ai partiti, la non-rielezione immediata dei parlamentari, il ritorno alla bicameralità in parlamento. Il risultato del referendum è stato positivo per i primi tre quesiti, vedendo approvate le riforme corrispondenti; mentre la quarta ha avuto un esito negativo. Una proposta riguardante le quote di genere non è stata invece inclusa nella consultazione, ed è stata respinta dallo stesso Presidente.

Il risultato non ha stupito gli analisti: la riforma amministrativa della giustizia è stata preceduta e causata dallo scandalo Lava Jato, in seno al quale alcuni giudici peruviani sono stati intercettati mentre facevano commercio di sentenze e nomine. Parimenti, l’abolizione del finanziamento ai partiti e il divieto di rielezione immediata dei parlamentari rispecchiano la disaffezione verso le élites politiche che sta già avvenendo in molti paesi occidentali. Continua a leggere

Fervore a Buenos Aires L’Argentina si prepara al G20 di venerdì 30 novembre e sabato 1 dicembre

Buenos Aires ospiterà questo venerdì e sabato il tredicesimo G20.

In questa occasione, le autorità argentine dovranno risolvere diversi problemi, tra cui la messa in sicurezza della Capitale; secondo le previsioni, infatti, dei cortei di protesta inizieranno la sera del giovedì e non finiranno prima di domenica.

È stato perciò ordinato che i negozi rimangano serrati durante tutta la durata del G20 e che i distretti commerciali centrali vengano chiusi al pubblico: l’Amministrazione non ha trovato altro e misure per far fronte ai manifestanti. Il Ministro della Sicurezza nazionale, Patricia Bullrich, in un’intervista televisiva, ha consigliato ai cittadini di Buenos Aires, di approfittare del weekend lungo per farsi una vacanza fuori dalla città con la famiglia; aggiungendo poi che Buenos Aires è pronta ad assicurare la pace con 22.000 unità tra ufficiali di polizia e altre forze di pubblica sicurezza.

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El Chapo in giudizio negli Stati Uniti L’estradizione potrebbe aver avuto un risvolto politico

Questo martedì ha avuto inizio a New York il processo a Joaquín Guzmán Loera, più noto con il soprannome di El Chapo, parola che nel gergo messicano indica un “piccoletto”. Ma a discapito del nomignolo rasserenante, è noto in tutto il mondo per i processi che lo hanno visto sul banco degli imputati con l’accusa di gestire il narcotraffico tra Messico e Stati Uniti, nonché per le sue ripetute evasioni dalle carceri messicane. Ora, negli Stati Uniti, dovrà difendersi da 17 diversi capi d’accusa (collegati alle 155 tonnellate di cocaina che avrebbe trasportato oltre il confine), davanti alla Corte federale di Brooklyn.

L’estradizione di El Chapo dal Messico agli USA avvenuta l’anno scorso nascondeva un contenuto politico: è stata infatti concessa il 20 gennaio 2017, il giorno in cui Trump assunse la presidenza, giusto qualche ora prima che Barack Obama lasciasse l’incarico. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA

5 novembre. Il deputato Alfredo Olmedo, omofobo, di estrema destra, dichiaratosi fedelissimo alla Chiesa evangelica e accusato di sfruttamento del lavoro e di schiavismo, ha stupito i giornali affermando che “l’errore di Videla con i desaparecidos fu di lasciarli senza nome”. Non si tratterebbe della prima dichiarazione di questo tenore. Dalla candidatura di Bolsonaro, il suo obiettivo si è concentrato nel guadagnarsi una fortuna politica diventando l’omologo argentino del leader brasiliano. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA – CILE

20 ottobre. Il popolo Mapuche ha fatto sentire la propria voce nella sede dell’ONU di Ginevra, dichiarando di “parlare a nome di tutti i popoli aborigeni americani che spesso hanno ancora meno voce di loro”. I rappresentanti del popolo Mapuche hanno ricercato, in ambito internazionale, quella risonanza che non hanno mai avuto in Cile e Argentina, luoghi nei quali risiedono. L’obiettivo è porre un freno “all’estrattivismo” e alla monocoltura delle imprese cilene che, con la compiacenza del governo, si sono appropriate e continuano ad appropriarsi delle loro terre originarie. Continua a leggere

Grazia revocata a Fujimori L’ex Presidente potrebbe essere incarcerato per crimini contro l’umanità

La libertà personale dell’ottuagenario Alberto Fujimori sembra avvicinarsi al capolinea.

All’ex Presidente peruviano era stato concesso l’indulto alla fine del 2017 dall’allora presidente Pedro Pablo Kuczynski, dando luogo a numerose polemiche in ambito nazionale e internazionale. In questo modo, infatti, evitava la pena per crimini contro l’umanità cui era stato condannato nel 2009.

Fujimori era stato condannato a 25 anni di detenzione in quanto mandante delle stragi di Barrios Altos (1991) e La Cantuta (1992), in cui morirono 25 persone per mano del corpo militare segreto Colina, che rispondeva ai vertici delle Forze Armate peruviane, nonché dei sequestri di un imprenditore e di un giornalista. La sentenza di annullamento della grazia, emessa in prima istanza dal giudice Hugo Núñez della Corte suprema del Perù, accoglie l’istanza dei familiari delle vittime. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

BRASILE

3 ottobre. Bolsonaro ha ricevuto un appoggio dai mercati nella fase finale della campagna elettorale.  La borsa di San Paolo ha, infatti, raggiunto il picco del 4%. Ciò può essere dovuto alla promessa di nomina di Paulo Guedes come ministro dell’Economia, professore formato nella tradizione della Scuola di Chicago, il quale ha promesso una privatizzazione delle imprese pubbliche. Un cambio di rotta che stupisce, dal momento che i diversi settori imprenditoriali avevano appoggiato il candidato Geraldo Alckmin, del Partito Social Democratico Brasiliano.

CILE

5 ottobre. Il presidente Sebastián Piñera inizia il suo primo “tour internazionale in Europa. Si estenderà per 9 giorni e avrà come meta finale, il 13 ottobre, il Vaticano. Il ministro portavoce del governo, Cecilia Pérez, ha spiegato che l’obiettivo sarà quello di “incontrare i diversi leader mondiali, soprattutto per cercare alleanze, come è avvenuto con gli USA, che diano impulso e riattivino l’economia e che possano creare nuovi e migliori posti di lavoro”. Infatti, durante tutte le tappe del viaggio, il Presidente sarà accompagnato da una delegazione di imprenditori.

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Presidenziali in Brasile: il ruolo dell’esercito Il candidato Jair Bolsonaro incontra il favore dei militari e della popolazione

Secondo un sondaggio pubblicato da Datafolha a giugno, in Brasile le Forze Armate sono l’istituzione con il più alto indice di fiducia (78%). La Presidenza, attualmente esercitata da Michel Temer, il Congresso e i partiti politici, al contrario, incontrano la sfiducia del 60% dei brasiliani.

Forte dei consensi, il candidato vicepresidente dell’estremista di destra Jair Bolsonaro, un generale in pensione di nome Antonio Hamilton Mourao, ha dichiarato: “Se fossi antidemocratico, non starei partecipando alle elezioni, ma starei con la mia 45 (ndr. riferimento a un’arma da fuoco), pulendola bene e aspettando giorni migliori”. La settimana scorsa, Mourao ha ironizzato sui diritti umani: “i diritti umani sono per gli uomini retti“, mentre Bolsonaro, con meno giochi di parole, ha elogiato un torturatore del regime militare e ha promesso che avrebbe scelto sei militari nel Gabinetto di Governo e promosso una legge per agevolare il porto d’armi.

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Austerity argentina

Lunedì 3 settembre scorso gli argentini non hanno ricevuto notizie rassicuranti. Il presidente Mauricio Macrì si è rivolto direttamente ai concittadini informandoli sul futuro economico del Paese. Secondo il Presidente, per evitare che il Paese segua le orme del Venezuela “occorre imboccare una strada divergente rispetto a quella tradizionale”. L’alternativa di Macrì sta nell’aumento della pressione fiscale e il taglio degli sprechi’.

L’obiettivo dichiarato è contenere il deficit e recuperare al più presto la fiducia dei mercati.

Più concretamente, gli esportatori si vedranno gravati da un tributo addizionale. Continua a leggere