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Nastya Rybka: la modella che aveva le prove sul Russiagate Arrestata la modella che ha fatto tremare Russia e USA

Anastasia Vashukevich, anche nota come Nastya Rybka, modella bielorussadivenuta famosa per le sue dichiarazioni relative al Russiagate,è stataarrestatail 17 gennaio all’aeroporto Sheremetyevo di Mosca, insieme al sex-guru(e suo mentore) Aleksandr Kirillov e ad altre 2 persone, con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione.

Nastya Rybka era balzata agli onori della cronaca internazionale quando, nel febbraio 2018, l’attivista e oppositore russo Alexei Navalny aveva pubblicato una serie di video e foto che ritraevano la modella bielorussa, insieme all’allora vice primo ministro russo Sergei Prikhodko, sullo yacht di Oleg Deripaska. Deripaska è uno dei più potenti oligarchi russi, molto vicino a Vladimir Putin e amico di Paul Manafort, ex consigliere della campagna elettorale di Donald Trump. Nei documenti pubblicati da Navalny, Vashukevich dichiarava di aver avuto una relazione con Deripaska e, soprattutto, sosteneva di avere delle registrazioni nelle quali il tycoonrusso ammetteva l’interferenza russa nelle elezioni americane del 2016. Continua a leggere

Russia e India sempre più uniti Si intensificano le relazioni tra i due Paesi

Sul fronte dei rapporti tra Russia e India, gli ultimi mesi del 2018 sono stati molto positivi.

I rappresentanti dei due Paesi si sono incontrati in varie occasioni, nel corso delle quali hanno avuto la possibilità di stringere ulteriormente i legami in campo politico, economico e militare.

Un momento molto importante è stato sicuramente l’annuale summit indo-russo, tenutosi a Nuova Delhi agli inizi di ottobre scorso. Nel corso di questo evento, il presidente russo Putin ha discusso con il primo ministro indiano Narendra Modi dei possibili orizzonti futuri di collaborazione tra i due Stati. L’incontro si è concluso con la firma di svariati accordi bilaterali in ambito economico, energetico, spaziale, militare e di lotta congiunta al terrorismo.

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Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

ALBANIA

26 novembre. A Peja, in Kosovo, si è tenuto un incontro tra i rappresentanti del governo albanese e di quello kosovaro. Nel corso di questo evento, il primo ministro albanese Edi Rama ha dichiarato di appoggiare la decisione del Kosovo di aumentare dal 10 al 100% le tasse sui prodotti provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia. In particolare, Rama ha definito la decisione di Pristina “una giustificata reazione politica al comportamento ostile tenuto dalla Serbia”.

ARMENIA

24 novembre. In vista delle elezioni parlamentari, che si terranno il prossimo 9 dicembre, migliaia di persone hanno manifestato per le strade e le piazze di Yerevan, per esprimere sostegno nei confronti di Nikol Pashinyan, candidato alle prossime elezioni.

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Arrestato per motivi politici La CEDU si pronuncia sugli arresti subiti da Navalny

Nel corso degli ultimi anni, Alexei Navalny, avvocato e attivista critico del Presidente Putin, nonché leader dell’opposizione russa, ha subito vari arresti ed è stato detenuto per un totale di 172 giorni per aver organizzato o partecipato a manifestazioni politiche non autorizzate e, nel 2013, anche per corruzione. Il dissidente russo si è rivolto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per denunciare 7 arresti subiti tra il 2012 e il 2014, che a suo parere sono avvenuti per motivi politici. Continua a leggere

Ultime elezioni presidenziali a suffragio diretto in Georgia Verrà eletto al secondo turno il nuovo Presidente della Repubblica georgiano

Domenica 28 ottobre scorso il popolo georgiano è stato chiamato ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica; tuttavia, solo il 46,7% degli aventi diritto si è recato alle urne. Al termine dello spoglio, la Commissione Elettorale Centrale ha dichiarato che nessuno dei candidati ha raggiunto la maggioranza assoluta. Per questo motivo, l’elezione del nuovo Presidente è quindi rimandata al secondo turno, che dovrà tenersi entro il 2 dicembre. In questa seconda tornata si sfideranno Salome Zurabishvili, che ha ottenuto il 38,63% dei voti, e Grigol Vashadze,che ha invece ricevuto il 37,74%dei consensi. Continua a leggere

Una nuova Guerra Fredda? Salta storico accordo del periodo della Guerra Fredda sui missili nucleari

Sabato 20 ottobre scorso, Donald Trump ha ufficialmente dichiarato che gli Stati Uniti hanno intenzione di ritirarsi dal Trattato sulle forze nucleari a medio raggio (INF), siglato nel 1987 da Gorbachev e Reagan. L’accordo consentì una drastica riduzione dei missili nucleari schierati in Europa e permise di compiere un importante passo avanti verso la fine della Guerra Fredda.

Il presidente Trump ha spiegato che tra le principali ragioni che spingerebbero gli Stati Uniti ad abbandonare il Trattato INF vi sarebbero innanzitutto le (presunte) ripetute violazioni del Trattato stesso da parte della Russia e, in particolar modo, l’esclusione di alcuni Paesi, non firmatari dell’Accordo, come Cina, Iran e Corea del Nord, pericolosamente attivi nel settore del nucleare.

Per chiarire meglio la posizione degli USA, è stato inviato a Mosca John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Nel corso del suo viaggio di due giorni in Russia, Bolton ha incontrato il ministro della difesa Sergej Shoigu, il ministro degli esteri Sergej Lavrov, ma soprattutto ha avuto l’occasione di confrontarsi con il presidente Vladimir Putin in persona.

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Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

ARMENIA

16 ottobre. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha annunciato, in diretta tv, le proprie dimissioni. Al momento della sua elezione, Pashinyan aveva promesso di introdurre una serie di riforme e poi di indire nuove elezioni, le quali dovrebbero, quindi, tenersi entro la fine dell’anno.

 

BIELORUSSIA

11 ottobre. A partire da novembre e per tutto il 2019, la Russia interromperà le forniture di benzina, diesel e nafta alla Bielorussia. Attualmente, tra i due Paesi, è in vigore un accordo che permette alla Bielorussia di importare, ogni anno, milioni di tonnellate di prodotti petrolif

eri grezzi dalla Russia, senza essere sottoposta al pagamento di tasse. Il Ministero dell’Energia russo ha dichiarato che “la situazione è diventata insostenibile per la Russia” e le forniture verranno interrotte finché l’accordo non verrà rivisto.

 

BOSNIA ED ERZEGOVINA

15 ottobre. Confermato l’impegno diretto dell’Unione Europea a proseguire il mandato militare dell’operazione Althea, per sostenere la Bosnia-Erzegovina nel proprio percorso di stabilizzazione e di integrazione europea. La decisione è stata presa al termine di una riunione, che si è tenuta in Lussemburgo, tra i Ministri degli Esteri dei Paesi membri dell’UE.

SERBIA

15 ottobre. “Noi riconosciamo il Kosovo come uno Stato indipendente e sovrano”, così ha risposto Kyle Scott, ambasciatore degli Stati Uniti in Serbia, ad una domanda che gli è stata posta da un giornalista locale. Questa affermazione ha ovviamente provocato malumori tra i politiciserbi. In particolare, il ministro della Difesa, Aleksandar Vulin, ha così commentato: “Se l’ambasciatore avesse fatto questa affermazione di fronte al presidente Vucic, sarebbe stato sbattuto fuori dal palazzo del governo. Kyle Scott ha dimenticato che la Serbia non è una colonia e non dovrebbe calpestarne la dignità”.

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Uzbekistan, più umanità nei campi di cotone Meno bambini e lavoratori forzati nei campi uzbeki

Il Dipartimento Americano del Lavoro ha pubblicato l’annuale report sui Paesi che sfruttano il lavoro infantile e/o forzato nella raccolta del cotone per la produzione di indumenti. In questo documento, l’Uzbekistan per molti anni è stato inserito nella lista di quei Paesi che, di anno in anno, non hanno riportato alcun miglioramento. Tuttavia, grazie ai notevoli sforzi fatti negli ultimi due anni, nel report del 2017 è stato promosso nella lista dei Paesi che mostrano un moderato miglioramento”. Continua a leggere

Vucic visita il Kosovo Un nuovo capitolo della complicata storia Kosovo-Serbia

Tra Serbia e Kosovo non siamo nemmeno vicini ad una soluzione” è una delle più importanti affermazioni pronunciate da Aleksandar Vucic, presidente della Repubblica di Serbia, durante il suo discorso di sabato 8 settembre a Mitrovica, città del Kosovo del Nord a maggioranza serba. Ed effettivamente, nonostante le tante promesse fatte e impegni presi negli anni, tra Serbia e Kosovo la distanza resta tanta.

In agosto, Vucic aveva annunciato che l’8 e il 9 settembre avrebbe visitato il Kosovo del Nord per illustrare le linee guida della politica serba nei confronti della questione kosovara. Nel frattempo, era stato organizzato per il 7 settembre un incontro tra Vucic e il suo pari kosovaro Thaçi a Bruxelles, sotto la supervisione di Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri. Inizialmente, le autorità kosovare avevano rifiutato di autorizzare la visita al lago Gazivoda, poi però, all’ultimo momento, è arrivato il via libera. Nel mentre, il leader serbo aveva ormai deciso di non partecipare all’incontro di Bruxelles. Federica Mogherini ha dichiarato che tenterà di organizzare un nuovo incontro il prima possibile e si è detta convinta che entrambe le parti rispetteranno gli impegni presi, anche se le difficoltà restano.

Alla fine, Vucic ha dovuto comunque rinunciare ad una parte del suo viaggio: infatti, la tappa al villaggio di Banje è stata cancellata, poiché le strade per raggiungere il villaggio sono state bloccate da un gruppo di veterani di guerra kosovari, i quali hanno eretto delle barricate lungo il tragitto.

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Il nuovo centro di smistamento della droga Le nuove rotte della droga verso i Paesi europei passano per l’Azerbaijan

È ormai dal 2006 che in Azerbaijan si registra un’escalation nel consumo di droga tra la popolazione e dal 2015 la situazione è peggiorata ulteriormente. Ma il problema della droga sta diventando ancora più preoccupante: il Paese, infatti, è oggi uno snodo fondamentale per il traffico della droga che dall’Afghanistan e dall’Iraq raggiunge l’Europa e la Russia. Queste due problematiche, evidentemente collegate, sono, purtroppo, ancora troppo spesso ignorate o, quanto meno, sottovalutate dalle autorità azere e internazionali.

Osservando le statistiche ufficiali fornite dall’Azerbaijan e dalle Nazioni Unite, si può notare come, negli ultimi 10 anni, il numero di persone definite “dipendenti da droghe” in Azerbaijan sia più che raddoppiato. La notizia è ancora più triste se si considera che molto spesso, in questi casi, le statistiche ufficiali fotografano solo parzialmente la realtà. È immaginabile quindi che il numero di tossicodipendenti sia decisamente superiore a quello registrato. Continua a leggere