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America Latina: 7 giorni in 300 parole

BRASILE

22 maggio. Dopo il terremoto politico che ha scosso il Brasile, Temer ha annunciato che non prenderà parte alla prossima campagna elettorale in vista delle presidenziali del prossimo ottobre. Il Presidente brasiliano ha già dichiarato il proprio sostegno all’ex-ministro delle Finanze, Henrique Meirelles. Il candidato del Movimento Democratico Brasiliano (MDB) verrà ufficializzato dopo la conferenza del partito programmata dal 20 al 25 luglio.

COLOMBIA

22 maggio. Una delegazione del Parlamento Europeo composta da 8 deputati si è recata in visita a Bogotá, in vista delle presidenziali di domenica. Oltre alla presenza per la tornata elettorale i rappresentanti dei diversi gruppi parlamentari seguiranno anche una fitta serie di incontri istituzionali con la cancelliera María Angela Holguín e l’alto commissario per la Pace Rodrigo Rivera.

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La Cepal approda a la Habana Cuba ospita la 37esima edizione del summit delle Americhe e dei Caraibi

Il 7 Maggio, a La Habana, è iniziata la 37esima sessione della Commissione Economica per l’America Laitna e i Caraibi (CEPAL), Commissione regionale del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. La sede dell’incontro biennale, che si svolge peraltro durante il 70° anno di vita della Commissione, è stata decisa dai Paesi membri della CEPAL nella passata edizione tenutasi a maggio 2016 a Città del Messico.

Il summit è stato aperto dall’intervento del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres che, assieme alla segretaria della CEPAL Alicia Bárcena, al ministro degli Esteri messicano Luis Videgaray Caso, e ai rappresentanti del Governo Cubano, ha introdotto i lavori della Commissione.

La visita del Segretario Generale si è conclusa l’8 maggio dopo l’incontro con il Raúl Castro, massimo dirigente del Partito Comunista Cubano, e un colloquio con Miguel Díaz-Canel, il neo eletto presidente del Paese. Continua a leggere

La rivoluzione cambia, per rimanere se stessa Chi è Miguel Díaz-Canel, il nuovo presidente cubano che “chiude” l’era dei Castro

Già Ministro dell’Istruzione e Vice Presidente del Consiglio di Stato, Miguel Díaz-Canel è diventato ufficialmente il terzo presidente cubano dopo la Rivoluzione.

Il passo indietro di Raúl Castro dalla presidenza, oltre a non essere una sorpresa, non rappresenta un abbandono totale dei vertici. Almeno per ora.

Il nome dei Castro pesa ancora all’interno delle istituzioni, che si avviano ad essere amministrate per la prima volta da chi, durante la Rivoluzione, non era ancora nato. Díaz-Canel, classe 1960, non è solo il primo Presidente del Consiglio di Stato senza il cognome della Rivoluzione, ma è anche il primo a ricoprire questa carica senza essere contemporaneamente a capo del Partito Comunista Cubano (PCC), carica che sarà mantenuta da Raúl Castro almeno fino al 2021. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA

 

10 aprile. Il presidente argentino Mauricio Macri ha ricevuto, a Buenos Aires, il primo ministro spagnolo Rajoy e una delegazione di imprenditori spagnoli. La visita ufficiale, supportata dai rappresentanti di 70 importanti aziende iberiche, si svolge nel contesto del convegno imprenditoriale “Spagna-Argentina”, tenutosi in questi giorni, sempre nella capitale.

BRASILE

9 aprile. Le manifestazioni dei sostenitori dell’ex presidente Lula e dei suoi detrattori si diffondono in tutto il Paese in seguito alla sua incarcerazione. Nello stato di Pernambuco è stato assassinato un cugino dell’ex Presidente. Escluso, per ora, dalla polizia il movente politico.

CILE

9 aprile. Il presidente Sebastián Piñera ha firmato un progetto di legge per la regolamentazione dei flussi migratori, commentandolo come “un tentativo di introdurre una nuova legislazione che permetta di garantire una migrazione sicura”. Il progetto ha, tuttavia, ricevuto una forte critica dal presidente della Bolivia, Evo Morales, il quale ha dichiarato che, in questo modo, “il governo cileno non garantisce pace né amicizia con la Bolivia”.

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Le dimissioni di Pedro Pablo Kuczynski Uno scandalo elettorale costringe alle dimissioni il Presidente del Perù

Il 21 marzo, in seguito ad uno scandalo riguardante lo scambio di voti, il presidente peruviano Pedro Pablo Kuczynski ha annunciato di voler rassegnare le proprie dimissioni.

Il principale elemento di imputazione contro il Presidente sarebbe un video diffuso da esponenti del Partido Popular, la principale forza di opposizione guidata da Keiko Fujimori. Questo documento prova come Kuczynski abbia concesso l’indulto all’ex presidente Alberto Fujimori – accusato, tra le altre cose, di violazione dei diritti umani – in cambio dei voti, che hanno permesso a Kuczynski di sfuggire alla procedura di impeachment mossa contro di lui lo scorso dicembre.

La sua carica, infatti, già vacillava a causa dei collegamenti tra il governo di Alejandro Toledo (di cui Kuczynski era Ministro) e l’inchiesta Lava Jato, il caso di corruzione con al centro la holding brasiliana Odebrecht. Proprio per garantire lo svolgimento di queste indagini, lo scorso 24 marzo il giudice Juan Carlos Sanchez aveva proibito al Presidente di lasciare il Paese per 18 mesi. Kuczynski ha dichiarato che si atterrà all’ordine e che collaborerà con la giustizia per confermare che non ha compiuto alcun illecito. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

 

BRASILE

13 marzo. La procura brasiliana ha emesso un parere che conferisce al presidente Michel Temer l’autorità per ritrattare l’estradizione di Cesare Battisti in Italia, in quanto si considera una facoltà “esclusiva del Presidente della Repubblica”. La decisione della procuratrice Raquel Dodge riapre così il processo per l’estradizione, finora bloccato da un decreto dell’ex presidente Lula. Continua a leggere

Proteste nelle strade argentine La riforma del lavoro, assistenza sociale e pensioni che infiamma l'opposizione

A Buenos Aires, prima il Senato e poi la Camera hanno approvato la riforma proposta dal Governo che include pesanti modifiche in ambiti come tutela del lavoro, assistenza sociale e  sistema pensionistico.

La serie di riforme voluta dal presidente Mauricio Macri ha scatenato manifestazioni e proteste, talvolta violente, nelle strade della capitale e delle maggiori città del Paese. Lunedì 18 dicembre la folla di manifestanti riunitasi fuori dal Congresso a Buenos Aires ha addirittura costretto la Camera a fermare i suoi lavori; alla conclusione della contestazione si sono stati registrati un centinaio di arresti.

L’approvazione del disegno del Governo è stata solo rimandata al giorno successivo, in cui si sono registrati 128 voti a favore, 116 contrari e 2 astenuti. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

BRASILE

1 dicembre. I risultati del terzo trimestre indicano che l’economia brasiliana è cresciuta, sebbene solamente dello 0,1%. L’inversione di trend, per quanto modesta, è rilevante se paragonata allo stesso trimestre dello scorso anno, rispetto al quale è cresciuta dell’1,4%. La stampa brasiliana riporta come la notizia sia una boccata d’aria per il Governo di Temer, specialmente in vista delle elezioni che si terranno nel 2018.

CILE

2 dicembre. In vista dei ballottaggi per le presidenziali che si terranno il 17 dicembre, Sebastián Piñera vincitore della prima tornata elettorale, consolida il supporto alla sua candidatura.

In particolare Piñera è riuscito ad assicurarsi il voto dei militari ritirati di forze armate e carabineros, che nel primo turno avevano sostenuto José Antonio Kast. Il supporto a Piñera rientra negli atti di una riunione tenutasi la scorsa settimana tra Kast e altri ex militari con cariche politiche tra cui il colonnello in pensione Cristián Labbé.

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America Latina: 7 giorni in 300 parole

BRASILE

9 novembre. Il viceministro della giustizia, Asterio Pereira dos Santos, si è dimesso in seguito a polemiche interne al Governo, collegate all’inchiesta Lava Jato. Pereira dos Santos ha deciso di rinunciare alla sua carica in seguito ai contrasti tra il presidente Temer ed il ministro della giustizia, Torquato Jardim.

11 novembre. Entra in vigore la riforma del lavoro proposta dal governo di Temer ed approvata quattro mesi fa. Il Presidente brasiliano si è espresso con ottimismo rispetto alla possibilità di assicurare così nuovi posti di lavoro senza contrarre i diritti di nessuno.

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Il Messico e la preoccupazione per il futuro del Nafta I rinvii degli Stati Uniti complicano la prospettiva messicana per il libero scambio

 

Dopo 23 anni dalla sua entrata in vigore, l’Accordo Nordamericano per il Libero Scambio (TLC nei Paesi ispanofoni, ma più conosciuto come NAFTA) è arrivato ad uno stallo, specialmente in funzione delle politiche adottate nei confronti del libero scambio dalla presidenza Trump.

Lo scetticismo da parte degli Stati Uniti è aumentato, anche in seguito alla presentazione di un documento da parte di Peter Navarro, consigliere commerciale della Casa Bianca e detrattore dichiarato del NAFTA, che collega al libero scambio intrapreso dagli USA una fase recessiva del settore manifatturiero e il peggioramento di alcune problematiche sociali diffuse nel Paese. Continua a leggere