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Si aggrava la situazione Hutu-Tutsi in Burundi L’ombra della manipolazione governativa sul caso Ndadaye

Bujumbura, 2 dicembre 2018. Un arresto rischia di riaccendere le tensioni etniche in Burundi, a lungo lacerato da una feroce guerra civile dal 1993 al 2005.

Il Paese è stato scosso dalla notifica di arresto a carico dell’ex presidente Pierre Buyoya, accusato di aver ordito il complotto militare che ha portato all’uccisione di Melchior Ndadaye, il primo politico a essere democraticamente eletto nella storia dell’ex colonia belga.

Buyoya non ha riconosciuto la legittimità del mandato d’arresto, e lo ha anzi definito come una mera tattica di distrazione dell’opinione pubblica, utile a nascondere i risultati fallimentari dell’attuale presidente Pierre Nkurunziza. Continua a leggere

Africa: 7 giorni in 300 parole

KENYA

19 novembre. Nairobi ha istituito il primo corpo di Guardia costiera della sua storia nazionale. Progettato per contrastare la pesca illegale, aumenterà l’autonomia nazionale nei confronti della Marina statunitense, che continuerà, tuttavia, ad occuparsi della sicurezza marittima e militare delle coste keniote.

21 novembre. Silvia Romano, una volontaria italiana di 23 anni, è stata rapita da un commando di probabile matrice islamista. Il sequestro è avvenuto in seguito all’assalto di un villaggio della contea di Kilifi, dove l’aiuto delle Onlus si è reso necessario a causa delle gravi condizioni di povertà dell’area.

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

16 novembre. Almeno 7 peacekeepers ONU e 12 soldati congolesi hanno perso la vita durante uno scontro a fuoco avvenuto con il gruppo islamista Allied Democratic Forces (ADF). I miliziani sarebbero, infatti, particolarmente attivi nel Congo orientale in seguito alla scoperta di un nuovo focolaio di Ebola. Secondo gli osservatori locali il gruppo ostacolerebbe il lavoro delle squadre di soccorso.

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La Tanzania inasprisce le politiche anti-omosessuali Centinaia di cittadini vivono nella paura dopo le ultime decisioni

Dar Es Salaam, Tanzania. Dal 4 ottobre, per centinaia di tanzanesi i vetri e il legno di case sbilenche possono costituire la differenza tra la libertà e una violenta prigionia. Avere un nascondiglio sicuro è una priorità, dopo che Paul Makonda, governatore della città, ha istituito un’apposita task force per individuare e punire gli individui omosessuali. Continua a leggere

Si riaccende la violenza interreligiosa in Nigeria Scontri tra la comunità musulmana e cristiana hanno provocato più di 50 morti

Venerdì 19 ottobre, 55 persone sono morte negli scontri a carattere interreligioso consumatisi a pochi chilometri dalla capitale locale di Kaduna, nel villaggio di Kasuwa Magani, Nigeria settentrionale. Secondo un testimone anonimo, la scintilla che avrebbe riacceso le tensioni latenti tra la maggioranza cristiana e la minoranza musulmana è stata la cattura di un ladro, dall’appartenenza religiosa ancora non chiara, il quale, dopo essere stato sorpreso sul fatto durante il mercato rionale, sarebbe stato picchiato da esponenti della fede opposta, per poi essere difeso da membri del proprio schieramento religioso.

Le parole di costernazione del presidente Buhari si sono venate di amarezza quando ha richiamato i politici locali all’impegno di costruire un clima di tolleranza e pazienza in una comunità spesso lacerata da violenze scaturite da futili motivi. A febbraio 2018, gli ultimi scontri avevano lasciato sul terreno 18 morti, vittime della rivalità settaria che divide i giovani cristiani e quelli musulmani. Continua a leggere

Africa: 7 giorni in 300 parole

CAMERUN

7 ottobre. Lo svolgimento delle elezioni politiche è stato costellato da scontri a fuoco avvenuti tra le forze governative e le milizie separatiste delle aree anglofone. Si teme che le sparatorie abbiano potuto influire sull’affluenza elettorale.

COSTA D’AVORIO

5 ottobre. La città di Abidjan ospiterà il Centro di eccellenza contro la fame e la malnutrizione, frutto della collaborazione tra il governo nazionale e il World Food Program delle Nazioni Unite. Il progetto mira allo sviluppo di nuove pratiche e conoscenze utili alla prevenzione della malnutrizione in Africa centrale e occidentale.

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Il rapper e il Presidente L'arresto e le probabili torture subite non hanno fermato Bobi Wine dal tornare in Uganda

Aeroporto internazionale di Entebbe, Uganda, 20 settembre. L’auto dai finestrini oscurati è la capofila di una lunga serie di furgoni e motociclette con destinazione Magere, un sobborgo a nord della capitale Kampala. Saranno i 50 chilometri più osservati del Paese: a bordo di una delle auto c’è Bobi Wine, cantante pop e deputato all’opposizione, che viene scortato dalle forze dell’ordine dalla pista di atterraggio al proprio domicilio. Ai media che lo intervisteranno, Wine denuncerà il sequestro del passaporto, e la stretta sorveglianza imposta ai suoi familiari e amici.

La notizia del ritorno di Wine in Uganda è giunta inaspettata. È dal 2016 che il cantante, all’anagrafe Robert Kyagunyi Sentamu, rappresenta un potenziale avversario politico del presidente Museveni, al potere dal 1986.

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Traffico di droga: il Mozambico come hub strategico Cresce la centralità del Paese per i flussi di stupefacenti

Per il traffico di stupefacenti che collega le coltivazioni di papavero afghane ai consumatori europei, il Mozambico rappresenta uno snodo fondamentale. La sua posizione geografica, infatti, si presta sia all’accoglienza di carichi di eroina provenienti dall’area medio-orientale, sia al loro trasporto verso il Sudafrica, i cui porti rappresentano un’agevole via di accesso ai mercati dei Paesi ricchi.

Il Mozambico è a lungo stato una tappa intermedia. Dalla fine della guerra civile nel 1992, la scarsa sorveglianza dei confini e il numero esiguo di membri delle forze dell’ordine hanno indotto i trafficanti di cocaina, soprattutto colombiani, a dirottare un numero sempre maggiore di attività verso le coste dell’Africa sud-orientale. Continua a leggere

Ebola: nasce un vaccino sperimentale L'OMS invia 4000 dosi di vaccino a Kinshasa

Dal mese di aprile al 18 maggio scorso, i malati di febbre emorragica nella Repubblica Democratica del Congo sono 45. 25 i morti.

È stato confermato che 14 casi sono stati causati dal virus Ebola: un numero sufficiente a provare l’esistenza di un focolaio della malattia. Per eliminarlo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inviato 5.000 dosi di vaccino a Kinshasa, con la notifica che ne giungeranno altre 4.000 a breve.

La distribuzione del vaccino, tuttavia, è problematica per diverse ragioni.

Il primo aspetto che suscita preoccupazione è che la propria capacità di immunizzazione è garantita solo tramite la refrigerazione a temperature tra i -60 e i -50 gradi Celsius, assicurabile tramite una fornitura continua di energia elettrica, che è tuttavia spesso mancante. Inoltre, anche se gli ultimi casi sono stati registrati nell’area urbana di Mbandaka, la maggior parte degli ammalati vive in aree boschive, poco accessibili a veicoli specializzati che trasportino i vaccini.

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Africa: 7 giorni in 300 parole

KENYA, TANZANIA, UGANDA

30 aprile. Secondo uno studio dell’International Union for Conservation of Nature, i tre quarti delle specie animali e vegetali del Lago Vittoria sarebbero a rischio estinzione.

L’ecosistema del lago, dalle cui risorse dipendono circa 40 milioni di persone, sarebbe stato danneggiato dall’inquinamento industriale, dall’introduzione di specie animali aggressive e dalla pratica dell’overfishing.  

MALI

29 aprile. 40 Tuareg sono stati uccisi da, si ipotizza, estremisti jihadisti nei pressi del confine nord-orientale con il Niger. Se verificato, questo episodio aggraverebbe le preoccupazioni relative a un’escalation di violenza all’interno dello Stato maliano, la cui stabilità interna è in stato precario dal 2012 per gli attacchi di ribelli Tuareg e estremisti jihadisti.

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