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La sfida di MBS Il ritratto dell’uomo che da più di un anno sconvolge l’opinione pubblica internazionale

Guardando al 2018, una delle notizie che ha fatto più scalpore nell’opinione pubblica internazionale è stato senza dubbio il delitto Kashoggi, l’uccisione del giornalista saudita dissidente per mano del regime di Mohammed bin Salman. Ciò che colpisce di più è sicuramente la spregiudicatezza con cui avrebbe agito il principe ereditario, il quale si è dimostrato spietato e noncurante dei possibili effetti sul piano diplomatico e politico.

Per riuscire a cogliere l’evoluzione della politica del regime saudita occorre tornare al momento della salita al potere di MBS, quando questi è stato salutato con ottimismo da parte degli osservatori internazionali. Per comprendere cosa sia cambiato da allora, il Post ha deciso di raccontare nel suo podcast #WeeklyPost, attraverso le parole di Elena Zacchetti, l’ascesa di Mohammed bin Salman al trono saudita.

Il podcast presenta un profilo del principe: un ambizioso trentatreenne che, prima di diventare erede al trono, aveva già ricoperto incarichi di rilievo. Mohammed bin Salman fa parte di quella schiera di giovani principi dell’élite saudita che si oppongono alla fascia più conservatrice del regime. Continua a leggere

#blacksitesturkey Un’inchiesta internazionale svela le inquietanti attività di Erdogan contro i “gülanisti”

Nel glossario militare, un black site indica una località in cui viene portato avanti un progetto segreto e non ufficiale in violazione dello stato di diritto, da parte di uno Stato o un’istituzione. La trasgressione delle norme consiste solitamente nel sottoporre varie persone, prelevate senza l’utilizzo di un mandato d’arresto emesso da un giudice, ad interrogatori forzati, caratterizzati spesso da violenze carnali o d’altro tipo.

Il termine si usa correntemente dal 2005, quando il Washington Post, attraverso un’inchiesta e dichiarazioni di varie ONG, ha dimostrato l’utilizzo di tali siti da parte della CIA per cercare terroristi nel post 09/11. George W. Bush ne ha ammesso l’esistenza solo nel 2006. Continua a leggere

Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

LIBIA

13 novembre. Diffusa una foto che ritrae la stretta di mano avvenuta tra il generale Haftar e al Sarraj, premier del governo nazionale libico. Si tratterebbe del risultato di un incontro tenutosi con il leader italiano Giuseppe Conte, impegnato nella Conferenza di Palermo. Il generale Haftar aveva annunciato, nei giorni scorsi, che non sarebbe stato presente alla Conferenza, ma che si sarebbe comunque recato in Italia per partecipare ad alcuni incontri paralleli.

15 novembre. Diversi e duri scontri sono scoppiati nel distretto di Ben Ghashir, a sud di Tripoli, tra la 7/a Brigata e i miliziani della Forza di sicurezza centrale.

GIORDANIA

14 novembre. Un tribunale militare giordano ha condannato 10 persone perché ritenute colpevoli di “atti di terrorismo, detenzione illecita di armi e produzione di esplosivi”. Si tratta di una sentenza relativa all’attentato avvenuto nel 2016 a Karak, durante il quale morirono 10 persone.

11 novembre. Aumenta il bilancio delle vittime provocate dalle inondazioni causate dalle piogge che hanno colpito le zone centrali e meridionali della Giordania. Secondo fonti ufficiali, vi sarebbero, per ora, 11 morti. Sui social network circolano, inoltre, filmati dell’inondazione avvenuta presso il sito archeologico di Petra, dove turisti disperati corrono e cercano di salvarsi dall’acqua salendo sui monumenti più alti. Fenomeni atmosferici simili, dicono gli esperti, non si verificavano da decenni nello Stato mediorientale.

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Il giallo sulla sparizione del giornalista dissidente saudita si infittisce Le indagini turche e statunitensi portano all’accusa del governo di Mohammad bin Salman

Il 2 ottobre 2018 il giornalista saudita Jamal Khashoggi, 59 anni, è entrato nel consolato saudita a Istanbul e da allora se ne sono perse le tracce. L’uomo viveva in auto-esilio negli Stati Uniti da quasi un anno: si era stabilito al di fuori del proprio paese in quanto temeva per la propria vita, dopo aver esposto posizioni fortemente critiche nei confronti di Mohammad bin Salman e il suo operato.

Trattandosi di un giornalista molto noto che collaborava per varie testate internazionali, tra cui il Washington Post, la sua scomparsa ha fomentato le tensioni già presenti tra la Turchia e l’Arabia Saudita. Continua a leggere

Una pace che sembra impossibile La situazione precipita a Tripoli: proclamato lo stato di emergenza

Se già il summit a Parigi del maggio scorso aveva fatto dubitare della stabilità istituzionale raggiungibile in Libia, gli avvenimenti degli ultimi giorni a Tripoli hanno ulteriormente confermato la precarietà degli accordi presi tra le fazioni rivali.

La situazione del paese è caotica: da una parte c’è il governo di accordo nazionale, riconosciuto dall’ONU e con sede a Tripoli, guidato dal primo ministro Fayez al Sarraj; dall’altra, nella regione orientale della Libia, ha sede la fazione opposta, condotta dal generale Khalifa Haftar. Quest’ultima, di fatto, vorrebbe controllare l’intero paese e sfrutta le milizie armate ostili a Serraj per destabilizzarne il fragile governo. In sostanza, la popolazione civile resta ostaggio delle milizie, che combattono dall’uno o l’altro lato senza arrivare ad un compromesso.

La confusione degli ultimi giorni a Tripoli non è altro che il risultato di questa instabilità generale.

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La Giordania scende in piazza Migliaia di manifestanti in piazza contro le riforme di austerity

Dalla fine del mese di maggio, in Giordania, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro le riforme di austerità in discussione in Parlamento, volute dal governo in accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Al quinto giorno di proteste, lunedì 4 giugno scorso, il primo ministro Hani Mulki ha rassegnato le proprie dimissioni al re Abdallah II, il quale ha immediatamente provveduto ad assegnare l’incarico di formare un nuovo governo a Omar Razzaz, attuale Ministro dell’Istruzione ed ex funzionario della Banca Mondiale. Ciononostante, le proteste non si sono fermate.

Diverse organizzazioni rappresentanti la società civile e i sindacati hanno partecipato alle contestazioni, dando quindi voce a categorie provenienti da diverse estrazioni sociali.  Secondo il quotidiano libanese L’Orient Le Jour, si tratterebbe delle contestazioni più importanti dopo i moti del 2011. Continua a leggere

Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

ARABIA SAUDITA

19 maggio. Le autorità saudite hanno arrestato 7 persone, tra le quali 4 donne che si erano battute per il diritto di guidare, con l’accusa di avere avuto “contatti sospetti con l’estero” e di avere elargito finanziamenti mirati alla destabilizzazione del governo. Il 24 giugno, il decreto reale che ha autorizzato le donne saudite alla guida diventerà effettivo.

IRAN

20 maggio. Il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, nel corso di un incontro con il commissario europeo per l’Energia, Miguel Arias Canete, ha affermato che “il sostegno politico dell’Unione Europea all’accordo sul nucleare tra Iran e le potenze mondiali non è sufficiente”. Le aspettative di una maggiore cooperazione economica e di un aumento degli investimenti fa crescere la pressione sull’UE.

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Riconciliazione o ricatto? In Siria, le truppe governative costringono le popolazioni civili alla fuga

 

Il 7  maggio 2018, il regime di Assad ha ufficialmente ripreso possesso della Siria utile, ovvero del corridoio che unisce Aleppo a Damasco, passando per Homs e Hama. Con la riconquista di Rastan, ultimo bastione dell’opposizione, anche gli ultimi oppositori sono stati trasferiti in direzione di Djarabulus, una regione del Nord controllata dai ribelli pro-turchi.

In seguito agli accordi di “riconciliazione”, firmati a partire da marzo 2017, tra il governo di Damasco e vari gruppi di ribelli, intere popolazioni di civili non hanno avuto altra scelta se non lasciare i propri territori. Intensi bombardamenti e altre azioni violente, qualificate in seguito come crimini in violazione dei diritti umani, hanno infatti costretto un’evacuazione completa delle regioni ancora occupate dai gruppi di opposizione. Continua a leggere