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Francia, i “Gilet Gialli” contro il Governo I manifestanti si scagliano contro l'aumento dei prezzi dei carburanti

I “gilet gialli” hanno paralizzato il traffico francese sabato 17 novembre, in una mobilitazione senza precedenti volta a protestare contro l’aumento dei prezzi dei carburanti voluto dal governo.

Secondo i dati del Ministero dell’Interno, sono stati contati quasi 300.000 manifestanti, distribuiti su oltre 2.000 siti. A Parigi il corteo si è avvicinato anche all’Eliseo, dove la polizia ha usato i gas lacrimogeni.

Domenica i “gilet gialli (il cui nome deriva dal giubbotto catarifrangente in dotazione ad ogni veicolo) si sono riuniti di nuovo e – anche se erano meno numerosi rispetto al giorno precedente – sono riusciti comunque a bloccare le strade di diverse regioni del paese.

Nella maggior parte dei casi non ci sono stati gravi incidenti, ma il bilancio finale dei due giorni di proteste è di un morto e di 400 feriti circa, dei quali 14 si trovano in condizioni serie (e tra loro ci sono anche poliziotti). Tenendo presente la specificità del movimento, nato spontaneamente sui social network e poco strutturato a livello nazionale, senza leader né affiliazioni partitiche, esso è definibile come una vera e propria jacquerie.

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Cento anni dopo la fine della Grande Guerra A Parigi oltre 70 capi di Stato e di Governo ricordano l’armistizio

A Parigi l’11 novembre si sono ritrovati molti dei big globali (originale: tutti i big della Terra): Merkel, Trump, Macron (in veste di padrone di casa), Putin, Gutierres, per citarne alcuni. Il motivo? Il centesimo anniversario dall’armistizio di Compiègne, sottoscritto l’11 novembre 1918 tra l’impero tedesco e le potenze alleate, che pose fine al primo conflitto mondiale.

Il patriottismo è l’esatto contrario del nazionalismo e dell’egoismo” – ha affermato il Presidente della Repubblica francese nel discorso di poco meno di un quarto d’ora pronunciato all’Arco di Trionfo, davanti agli oltre 70 capi di Stato e di Governo arrivati nella ville lumière. “Per quattro anni l’Europa – ha continuato Macron, sotto la pioggia – rischiò di suicidarsi. La lezione della Grande Guerra non può essere quella del rancore di un popolo contro gli altri”. “Sommiamo insieme le nostre speranze invece di opporre una all’altra le nostre paure”, ha detto rivolto ai leader mondiali presenti, concludendo poi con: “Viva la pace, viva l’amicizia fra i popoli”. Continua a leggere

La Grande coalizione affonda in Baviera Le elezioni locali nel Land tedesco mettono in crisi il Governo federale

Il governo di coalizione guidato Angela Merkel sembra più vulnerabile che mai dopo che gli elettori bavaresi hanno bocciato i partiti alleati della Cancelliera alle elezioni regionali dello scorso 14 ottobre. Il risultato è stato paragonato a un “terremoto politico” dalla gran parte degli esperti.

L’Unione Cristiano Sociale (CSU), partito fratello bavarese della CDU e al potere in Baviera da oltre mezzo secolo, ha conosciuto il suo peggior risultato elettorale dal 1950, e ha perso la maggioranza assoluta dei seggi nel Parlamento del secondo Land tedesco più popoloso, mentre i verdi e l’estrema destra di Alternative für Deutschland hanno visto il loro consenso aumentare.

La gran parte degli analisti è concorde nell’affermare che vi saranno grandi conseguenze sulla coalizione di Governo a livello federale, dal momento che la GroßeKoallition formata dall’Unione Cristiano Democratica della cancelliera Merkel, dalla CSU e dai socialdemocratici ha patito un’ingente emorragia di consensi. Continua a leggere

Europa: 7 giorni in 300 parole

FRANCIA

9 ottobre. Scontri a Parigi tra la polizia e i manifestanti scesi in piazza per contestare le politiche del presidente Macron. Le proteste sono scoppiate quando i sindacati della Confédération générale du travail (CGT), della Force ouvrière (FO) e due sindacati studenteschi nazionali hanno denunciato le politiche che stanno provocando la distruzione del welfare francese, favorendo disuguaglianza e violazione dei diritti della popolazione. Macron è intanto alle prese con un delicato rimpasto di governo, dopo le improvvise dimissioni del ministro dell’Interno Collomb.

ITALIA

8 ottobre. Lo spread, ossia il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, sfonda la soglia dei 300 punti base, per la prima volta dal 2013. Il vicepremier Di Maio, parlando a Berlino, non ha mostrato preoccupazione per l’attuale situazione e ha dichiarato che “non è in gioco l’adesione all’UE”, mentre il ministro dell’Economia Tria ha provato a rassicurare i mercati sostenendo la manovra di 37 miliardi proposta nel DEF.

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La controversa visita di Erdogan in Germania Prove tecniche di distensione dopo un biennio di tensioni

La visita di Stato del presidente turco Recep Tayyip Erdogan in Germania ha suscitato non poche controversie. L’inaugurazione a Colonia della più grande moschea tedesca, avvenuta sabato scorso, ha segnato il culmine di una visita di Stato di tre giorni volta a riparare i legami interrotti con Berlino dopo due anni di tensioni.

I legami tra i due paesi della NATO si erano infatti inaspriti dopo che Berlino aveva criticato il giro di vite portato avanti dal Governo di Ankara nei confronti degli oppositori a seguito del fallito colpo di Stato del 2016. Le tensioni si erano poi allentate, dopo la recente scarcerazione di diversi oppositori.

Durante il proprio soggiorno a Berlino, Erdogan ha incontrato due volte la cancelliera Angela Merkel, ed entrambi i leader hanno mostrato interesse per un riavvicinamento cauto, nonostante si siano comunque trovati in disaccordo su un’ampia varietà di questioni: la Cancelliera, in particolare, ha sottolineato che “profonde divergenze” sono rimaste in tema di diritti civili e su altre questioni, mentre Erdogan ha accusato la Germania di ospitare terroristi. Continua a leggere

Svezia, le elezioni dell’incertezza Il nuovo Parlamento sfiducia il premier Löfven

Regna il caos politico dopo che il Parlamento svedese ha destituito, lo scorso 25 settembre, il primo ministro Stefan Löfven. Il voto di fiducia ha visto 204 deputati votare contro Löfven, a fronte di soli 142 voti favorevoli. Il dibattito ha scatenato ulteriore incertezza nel quadro politico svedese, peraltro già difficilmente decifrabile al netto delle elezioni dello scorso 9 settembre.


Nell’ultima tornata elettorale, infatti, l’alleanza di centro-sinistra, composta da socialdemocratici, verdi e Partito della Sinistra e guidata dal premier uscente Löfven, ha vinto 144 seggi, solo uno in più rispetto alla coalizione di centro-destra, che raduna moderati, centristi, liberali e cristian-democratici, capeggiata da Ulf Kristersson. Nessuno dei blocchi principali e tradizionali ha pertanto ottenuto la maggioranza assoluta per blindare la premiership, dal momento che vi è stato un ingente flusso di voti per i democratici svedesi, il partito di destra populista capeggiato da Jimmie Akesson, che ha ottenuto ben 62 seggi.

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Polonia, conflitto tra poteri sempre più aspro L’UE avvia una procedura di infrazione

Malgorzata Gersdorf, l’attuale Presidente della Corte suprema polacca che rifiuta di lasciare l’incarico, come invece sancisce una controversa legge varata dal Parlamento all’inizio di luglio, da tempo denuncia con forza le ingerenze del Governo conservatore sul potere giudiziario in Polonia.

Poiché la nuova legge polacca abbassa da 70 a 65 anni l’età pensionabile obbligatoria per i giudici della Corte suprema, ben 27 dei 72 giudici, ossia più di uno su tre, rischiano di essere forzatamente collocati in pensione. Tale misura si applica anche alla Presidente della Corte Suprema, che vedrebbe terminare in anticipo i suoi 6 anni di mandato, in violazione del terzo comma dell’articolo 183 della carta costituzionale polacca.

È per questo che le opposizioni, e in particolare Piattaforma Civica, hanno sostenuto che questo progetto di riforma miri a rimuovere i giudici non graditi all’esecutivo, sostituendoli con altri filo-governativi. Continua a leggere

Discussione a 16 sui migranti Strada in salita al vertice informale di Bruxelles

L’immigrazione è un problema di tutta l’Unione e richiede pertanto un’assunzione di responsabilità a livello europeo: su questo punto 16 capi di Stato e di Governo dell’UE si sono trovati d’accordo, almeno formalmente, al vertice di Bruxelles del 24 giugno scorso.

I leader europei si sono poi detti concordi sul fatto che le frontiere esterne vadano rafforzate, che la cooperazione con gli Stati africani vada intensificata e che la Turchia debba ricevere quanto prima la seconda tranche degli aiuti per i migranti (3 miliardi di euro) per onorare l’impegno assunto per la chiusura del corridoio migratorio del sud-est. Continua a leggere

Spagna, al via il Governo Sànchez La sfiducia costruttiva evita il vuoto di potere dopo la caduta di Rajoy

Sabato 2 giugno Pedro Sánchez ha assunto le redini del Governo spagnolo.

Il leader socialista succede al popolare Mariano Rajoy, sfiduciato il giorno prima dal Congreso de los Diputatos, la Camera bassa del Parlamento.

Alla guida del Governo dal 2011, Rajoy è sopravvissuto alla sfida indipendentista catalana e alla peggiore crisi economica degli ultimi decenni, ma non allo scandalo di corruzione che ha travolto il suo partito: il processo sul caso Gurtel, iniziato nel 2009, si è infatti concluso lo scorso 24 maggio con una condanna totale a 351 anni di carcere per 29 imputati. Continua a leggere

Catalogna, Quim Torra eletto presidente Evitato in extremis il ritorno alle urne

Lunedì 14 maggio l’indipendentista Quim Torra è stato eletto Presidente della Generalitat catalana al secondo scrutinio, con 66 voti favorevoli, 65 contrari e 4 astenuti al Parlamento locale.

Si risolve così la travagliata formazione del Governo catalano, che perdura dalle elezioni dello scorso 21 dicembre: nonostante gli indipendentisti abbiano ottenuto la maggioranza (70 seggi su 135) al Parlament di Barcellona, uno dopo l’altro i tre candidati secessionisti alla Presidenza prima di Torra sono stati tutti arrestati. Continua a leggere