Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



Oriente: 7 giorni in 300 parole

CINA

03 dicembre. 46 operai cinesi sarebbero scomparsi nella prefettura settentrionale di Hokkaido, in Giappone. Tale evento sarebbe correlato all’arresto, avvenuto lo scorso 26 novembre, di altre 11 persone, accusate di avere il visto scaduto. Non è chiaro, tuttavia, come tali soggetti siano entrati sul suolo giapponese. Entrambi i gruppi lavoravano, dallo scorso settembre, per una grande fabbrica di pannelli solari situata nella prefettura di Chiba, ad est di Tokyo. Continua a leggere

APEC Papua Nuova Guinea 2018 Lo stallo di posizione tra le grandi potenze paralizza l’incontro

Sabato 17 e domenica 18 novembre si è svolto a Port Moresby il congresso dell’Asia Pacific Economic Cooperation (APEC).

È la prima volta che la Papua Nuova Guinea ospita tale evento, mostrandosi aperta a collaborazioni economiche su più fronti. A tal proposito l’Australia, che storicamente cura gli interessi dei Paesi affacciati sul Pacifico, ha coperto un terzo dei costi destinati all’aspetto logistico e alla sicurezza. Quanto agli assenti, significative sono state le mancate partecipazioni del presidente americano Trump e del corrispettivo russo Vladimir Putin. Continua a leggere

Big Data, Internet of Things e GDPR Un ponte fra tutele individuali e interesse pubblico nella società digitale?

Alessandro Pansa, direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza del governo italiano, ha chiamato il ‘dato’, “con la sua disponibilità e fruibilità, sovrano in divenire del nostro tempo e del nostro spazio”. Dietro a questa suggestiva metafora,  c’è l’universo fiorente del digitale, in cui è sempre più evidente l’importanza dell’analisi di enormi moli di informazioni, acquisite attraverso ogni dispositivo o piattaforma online, che avviene attraverso sistemi di intelligenza artificiale a questo preposti, come il deep learning. La diffusione di applicazioni che hanno modificato radicalmente tante nostre abitudini ci ha proiettato in quella che viene definita da Pansa “la quarta dimensione”, che solo ultimamente ha trovato riconoscimento e recepimento nell’ordinamento giuridico. Continua a leggere

Data management e privacy Il connubio tra cloud computing e artificial intelligence

Molti accademici sono ormai concordi sul fatto che la nostra società non si trovi in un’epoca di cambiamenti, ma si stia assistendo ad un cambiamento d’epoca. Le innovazioni che hanno caratterizzato il ventesimo secolo e a cui stiamo assistendo tutt’ora, infatti, andrebbero comprese nel quadro di un vero e proprio mutamento paradigmatico, che impone di individuare le misure necessarie per facilitare la transizione e di ridurre al minimo le tensioni sociali che, fisiologicamente, ne deriveranno. È proprio questa sfida che anche secondo il presidente emerito della Camera dei Deputati Luciano Violante ha accompagnato la crisi democratica di cui molti Paesi sono attualmente testimoni.

Negli ultimi tre secoli di storia, dopo l’avvento della produzione di massa grazie all’impiego dell’acciaio durante la prima rivoluzione industriale, abbiamo assistito sia alla diffusione dell’elettricità, sia, in seguito, al raggiungimento della potenza di calcolo dei computer nel XX° secolo, il cui potenziale venne rivelato al mondo intero durante il Secondo conflitto bellico, grazie ad Alan Turing. Fu la sua Bomba a sconfiggere la macchina Enigma dell’Asse e a valere al matematico un posto tra i padri dell’informatica.

In questa catena di eventi significativi, l’ultimo anello è costituito dall’intelligenza artificiale, definita come l’uso sapiente dell’algoritmo in grado di aggiungere capacità cognitiva alla semplice computazione.

 

Per comprendere meglio, è importante identificare l’elemento che collega la diffusione e l’utilizzo dei computer su larga scala, con lo sviluppo delle Artificial Intelligence Technologies: i Big Data. Questi, la cui esistenza e il cui ruolo era ancora ignorato dai molti appena un lustro fa, oggi rappresentano uno strumento commerciale dal valore di milioni o miliardi di dollari.

Sebbene, infatti, i ‘dati’ grezzi abbiano un’utilità limitata, per mezzo di un particolare tipo di analisi sistematica che tiene conto di grandi quantità di dati, è possibile estrapolare nuove informazioni dal dato originale, impiegabili in vari ambiti, da quello sanitario a quello commerciale, ad esempio, ma anche per l’analisi dei trend di ricerca o per il suggerimento di inserzioni mirate. Lo scopo di questa analisi è in primo luogo quello di utilizzare specifici strumenti per identificare patterns nascoste e connessioni tra dati.

L’introduzione di queste innovazioni potrebbe determinare un rilevante svantaggio competitivo per quelle imprese che non saranno in grado di stare al passo. Secondo un’indagine a campionatura mondiale condotta dai ricercatori di Forrester, infatti, già nel 2016 il 40% circa delle aziende avevano avviato processi che prevedevano l’implementazione dei Big Data, mentre il 30% stava pianificando l’adozione di servizi Cloud per la gestione delle informazioni. Il Cloud rappresenta un efficace risorsa, poiché permette di utilizzare programmi software e hardware in remoto senza localizzare i calcolatori nella propria sede. Il servizio può essere adottato nella forma tradizionale, attraverso il pagamento di un corrispettivo periodico, oppure on-Demand, in base al proprio utilizzo, nella forma meglio nota come throughput provisioning, in cui le unità di lettura e scrittura possono essere regolate automaticamente in base all’uso effettivo dell’applicazione. Gli utenti, in questo caso, interagiscono solo con l’applicazione in esecuzione, senza chiedersi dove siano immagazzinati i dati, quale sia il percorso di rete seguito per la veicolazione delle informazioni o chi stia effettivamente governando il traffico Internet e da dove.

A questo proposito, Dan Vesset, vice presidente di Idc Analytics and Information Management Market Research, ha dichiarato che “la disponibilità di enormi quantità di dati, una nuova generazione di tecnologie e uno spostamento culturale verso processi decisionali basati sull’analisi dei dati, continuano a guidare la richiesta di piattaforme Big Data e di tecnologie e servizi di analisi”.

Un aspetto di questo fenomeno che non preoccupa nell’immediato, ma che pure si rivelerà fondamentale, riguarda la formazione dei professionisti per l’elaborazione di piattaforme di analisi. A tal proposito il McKinsey Global Institute (MGI) ha quantificato, nel solo 2018, una richiesta variabile da 140.000 fino a 190.000 esperti in questo settore. Inoltre, in musura minore, saranno necessari esperti traduttori per i dati già elaborati.

Riguardo alle modalità e alle tecniche di gestione dei grandi sistemi di utilizzo dei dati, la principale applicazione è quella di Machine Learning (ML). Questo programma è quello più vicino alla definizione di intelligenza artificiale poiché permette di a un software di procedere nell’apprendimento, senza che vi sia una un’esplicita programmazione dell’uomo. Tali sistemi, infatti, possono vagliare enormi pacchetti di dati, arrivando a conclusioni differenti a seconda degli eventi con cui si sono trovati ad interagire nel corso del tempo, in base alle esperienze immagazzinate durante l’apprendimento automatico.

Secondo la compagnia di ricerca Gartner, l’implementazione di sistemi ML sarà una tendenza rampante nel corso dei prossimi anni. Non c’è da stupirsi dunque se Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo, sia il principale sostenitore e fruitore di tale tecnologia. Con la propria azienda consociata, la quale fornisce servizi Cloud al colosso Amazon Web Service (AWS), il magnate americano è riuscito a realizzare una piattaforma ML in grado di analizzare dati e trend su ogni livello sociale, portando la AWS a diventare la piattaforma Cloud più utilizzata al mondo da ormai 12 anni.

Poichè lo scenario raffigurato è destinato a un’espansione esponenziale, dobbiamo assicurarci che la sicurezza e la privacy di questi sistemi siano garantiti. Per fare ciò, è necessario comprendere quale sia il punto in cui l’IA e il ML andranno a incidere sulla libertà personale degli utenti. L’intelligenza artificiale e le varie tecnologie di supporto (come la robotica) potrebbero infatti produrre un esito positivo per le condizioni di vita dei cittadini. Come è stato notato all’inizio, tuttavia, non ci si può aspettare che questi cambiamenti avvengano senza generare perturbazioni nella coscienza collettiva e nel tessuto sociale.

A questo proposito, bisogna tenere presente che il grande progresso segnato dalle IT rispetto ai normali calcolatori, consiste in una maggiore plasticità di analisi che permette a tali programmi di migliorarsi col tempo. L’algoritmo alla base del processo, una volta presi in considerazione determinati dati, non restituisce un risultato basato su un procedimento schematico, ma ne fornisce una compiuta interpretazione. In quest’ottica si spiega come tali programmi vengano definiti ‘intelligenti’: sono capaci di apprendere dai propri errori. Un ulteriore corollario, è che i ricercatori, e conseguentemente i sistemi da loro progettati, tenderanno a riprodurre un’intelligenza ‘vantaggiosa’, anziché un’intelligenza ‘non orientata’, come potrebbe chiamarsi quella dei precedenti strumenti di computazione.

Rimane comunque una questione aperta, ossia in che cosa tale ‘vantaggio’ debba consistere. La risposta, probabilmente, travalica la tecnologia per invadere il dominio dell’etica. La metodologia più indicata per risolvere questi quesiti, dovrebbe consistere nell’approccio interdisciplinare. Il problema della privacy, per far un esempio, non riguarda più solamente la presenza di dati sensibili in alcuni database, ma deve fare il conto con nuovi dispositivi e nuove strategie per la rielaborazione dei dati, capaci di rendere i confini della riservatezza più labili e incerti.

Dispositivi come Alexa ed Echo di Amazon sono in grado di gestire una conversazione con chiunque, grazie a un sintetizzatore vocale che fornisce risposte coerenti alle domande loro poste. Lo scopo principale di tali congegni è quello di fornire un supporto completo alle attività dell’utente, collegandosi ad altri dispositivi per migliorare la condivisione e l’integrazione dei dati. È dunque difficile definire il limite entro cui tale digital intelligence possa essere considerata pervasiva, dal momento che la conoscenza verso i soggetti in cui entra in contatto deriva dall’acquisizione di e-mail e messaggi provenienti da applicazioni di instant messaging come WhatsApp, Viber, Skype e altre affini.

 

Per ora strumenti come questi sono ancora all’avanguardia del proprio sviluppo e manifestano con qualche frequenza difetti e carenze di varia natura, corrispondenti a diverse fragilità sotto il profilo della sicurezza. Nonostante siano stati registrati numerosi malfunzionamenti in ambiente Cloud e di IA, tuttavia, tali tecnologie sono considerate ormai mature per l’implementazione e la gestione dei Big Data. A differenza di quanto si rappresenti nell’immaginario collettivo, infatti, le principali fughe di dati sensibili sono da imputare non tanto ad azioni di hacking, quanto all’incuria e alla superficialità dei programmatori deputati alla configurazione dei meccanismi per la protezione dei dati. La già citata agenzia Gartner, ha stimato che gli errori di programmazione constino dal 70% al 99% del totale.

 

I rischi che potrebbero derivare dall’adozione di queste nuove tecnologie, se non opportunamente testate e progettate in funzione di specifiche e sempre più personalizzabili esigenze dell’utenza, andrebbero insomma affrontati con strategie informate, mirate ed efficaci. Il progresso della ricerca e dello studio in funzione della loro applicabilità nei Big Data è senza alcun dubbio una priorità.

India-Pakistan: annullato il vertice del 25 settembre Manca ancora un punto di intesa

È fallito il tentativo da parte delle due potenze nucleari confinanti di ristabilire un dialogo costruttivo. Il presidente Narendra Modi lo scorso 18 agosto aveva emesso un comunicato  ufficiale sollecitando la controparte ad avviare una ricalibrazione dei rapporti tra i due Paesi, proponendo la partecipazione dei rispettivi Ministri degli Esteri alla 73ª Assemblea Generale ONU a New York il 25 settembre. Continua a leggere

Dalla riforma economica al soft power La Cina incoraggia ulteriore interconnessione economica e culturale

Gli studiosi e gli accademici di tutto il mondo non hanno più dubbi circa gli sforzi finanziari che la Repubblica Popolare cinese, ormai da più di un decennio, sta compiendo per assurgere come prima potenza economico-politica a livello globale, scalzando così gli Stati Uniti dal piedistallo. Tale obiettivo, per il quale sono stati già utilizzati centinaia di miliardi di dollari, necessita di interventi diversi su più fronti, come ad esempio il settore commerciale o quello culturale.

Nel 2017 il Governo di Beijing, al fine evitare un eccessivo indebitamento bancario nazionale e, dunque, prevenendo un rischio sistemico per la finanza, ha posto delle limitazioni sui capitali strategici all’estero. Il piano prevede una tricotomia ripartita tra investimenti vietati, limitati e sostenuti e si affianca alla “Belt and road Initiative (BRI), un piano di 16 punti, sottoscritto da 65 Paesi in tutto il mondo dal valore iniziale di 50 miliardi di dollari, lanciato da Xi Jinping.

Continua a leggere

Deforestazione come strumento politico-economico L’Indonesia svende il suo popolo alle grandi imprese

L’Indonesia continua ad attraversare un duro periodo di crisi ambientale, oltre che di incertezza politica e lotta alla corruzione.

Martina Borghi, responsabile italiana della Sezione Foreste di Greenpeace, ha riferito che, secondo il Ministero dell’Ambiente indonesiano, il Paese ha perso nel periodo compreso tra il 1990 e il 2015 più di 24 milioni di ettari di foresta tropicale, surclassando qualsiasi altro Stato in questo primato negativo.

I fattori che hanno portato a questo risultato, favoriti dal sistema economico e politico dell’arcipelago, non vanno cercati tanto nell’amministrazione centrale indonesiana, quanto nei singoli villaggi. I leader delle piccole comunità, sfruttando un vuoto normativo, hanno iniziato verso la fine del secolo scorso a vendere autonomamente concessioni per la deforestazione, l’estrazione mineraria e lo sfruttamento agricolo. Continua a leggere

Thailandia: richiesta di nuove elezioni Dopo le maglie rosse, nuove agitazioni popolari contro il regime

Martedì 21 maggio in Thailandia è stata organizzata una marcia che avrebbe dovuto attraversare la città di Bangkok fino alla sede centrale del Governo. Il motivo principale della manifestazione, che è iniziata con il presidio notturno dell’Università di Thammasar, è la commemorazione del quarto anniversario dal colpo di stato che ha portato l’esercito alla guida del Paese nel 2014.

Nella terra del Siam, si sono già verificati 19 golpe dalla rivoluzione siamese del 1932. Continua a leggere

Oriente: 7 giorni in 300 parole

CINA

19 aprile. Gao Feng, portavoce del Ministro del Commercio, ha annunciato che “a partire dal 20 aprile scatteranno nuovi divieti di importazione”. I dazi temporanei riguardano la gomma importata da Stati Uniti, Europa e Singapore. L’obiettivo della Repubblica Popolare sarebbe quello di mostrarsi reattiva all’interno della “guerra commerciale”. Il Ministero dell’ambiente ha, inoltre, dichiarato che entro il 2019 sarà bandita l’importazione di 16 categorie di rifiuti e prodotti chimici.

 

20 aprile. La Cina ha aperto il mercato dell’auto ai produttori stranieri. Le aziende estere non dovranno più creare joint ventures per produrre all’interno della Repubblica Popolare. La National Development and Reform Commission (NDRC) ha dichiarato che “le società al 50% non saranno più richieste a partire da quest’anno per quanto riguarda vetture elettriche e ibride plug-in”. Alla fine del 2022 non dovrebbero, inoltre, più esserci restrizioni di sorta.

Continua a leggere