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Il finanziamento del peacekeeping da parte degli Stati Uniti L’evoluzione del sistema di finanziamento statunitense negli anni

Il sistema di finanziamento del peacekeeping è stato ideato e studiato insieme alla nascita del fenomeno stesso, nei primi anni ‘60 del secolo scorso.

Fin dagli albori di questa prassi, gli Stati Unitisi sono distinti per essere fra i contributori di primissimo piano. L’apice di questo trend, già in crescita, si è poi registrato nei primi anni ’90, quando la Casa Bianca contribuiva per un terzo del budget totale. Continua a leggere

Beto O’Rourke: il prossimo Presidente? Come la sconfitta nel midterm lo può aiutare per la corsa alla Casa Bianca

Dopo le elezioni di metà mandato, i Democratici sono riusciti a riconquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. Secondo alcune critiche interne mosse da esponenti del Partito Repubblicano, questo è dovuto anche al fatto che, dove lo Stato, o il seggio, si è colorato di blu (ndr, il colore dei Democratici) è stato per un’abilità dei Democratici di candidare il personaggio giusto al posto giusto, senza una strategia unica a livello nazionale. Continua a leggere

Sanctions are coming L’amministrazione Trump reintroduce le sanzioni contro l’Iran

L’amministrazione Obama si era battuta per giungere alla firma del JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action), l’accordo sul nucleare iraniano. Contestualmente alla sua firma erano state sospese tutte le sanzioni economiche e commerciali che colpivano direttamente e indirettamente lo Stato degli Ayatollah.

Lo scorso 8 maggio, il presidente Trump ha annunciato che le avrebbe reintrodotte, nonostante il parere contrario degli altri firmatari dell’accordo (Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito). Essendo mancata una vera opposizione interna, dal 5 novembre sono state ripristinate nella loro integrità. Andranno a colpire settori strategici per l’economia iraniana tra cui quello energetico, e petrolifero in particolare, oltre che al sistema bancario e finanziario, quello legato all’aviazione civile, il commercio di beni di lusso e di minerali preziosi e il comparto automobilistico. Saranno dirette contro persone fisiche e giuridiche legate all’establishment della Repubblica Islamica, ma andranno a colpire anche tutte le aziende che continueranno a intrattenervi rapporti commerciali.

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Il Canada legalizza la cannabis Il dibattito politico canadese su un tema sensibile in ottica elettorale

Il 17 ottobre scorso, in Canada, è entrato in vigore il Federal Cannabis Act.

Grazie a questa nuova legge federale, nota come Bill C-45, è ora decriminalizzato il possesso e il consumo di cannabis per scopi ricreativi, dopo che, dal 2001, ne era consentito l’uso per scopi medicinali.

Il percorso che ha portato a questo traguardo è iniziato alla fine di novembre 2017, quando la House of Commons ha approvato il testo della legge, che è stato poi ratificato dal Senato il 19 giugno dell’anno successivo con una stretta maggioranza.

Il Canada, in questo modo, potrà legittimamente tassare tutti gli articoli ricavati con sostanze cannabinoidi prodotti in modo legale, dotandosi altresì di una legislazione all’avanguardia nel settore, unico esempio sia fra i paesi del G20 sia del G7. È, inoltre, l’unico paese, eccezion fatta per l’Uruguay, ad avere una regolamentazione che consenta un uso così estensivo. Sono infatti puniti solo coloro che consumano marihuana alla guida, i militari in alcune situazioni specifiche e chi la rivende ai minori.

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Nord America: 7 giorni in 300 parole

STATI UNITI

14 maggio. Inaugurata la nuova ambasciata americana a Gerusalemme, alla presenza del Premier israeliano e di Jared Kushner. Il presidente Trump, invece, ha consegnato un video preregistrato nel quale si dice “fiducioso per la pace tra israeliani e palestinesi”, nonostante le critiche mosse da alcuni degli alleati europei, dagli stati della Lega Araba e, naturalmente, dai palestinesi stessi. Durante l’evento si sono verificate numerose proteste seguite da violenti scontri con decine di morti ad appena 60 km dall’ambasciata.

15 maggio. John Bolton, nuovo consigliere per la Sicurezza Nazionale, ha affermato, in un’intervista alla CNN, “che ci sarebbe la possibilità che vengano imposte delle sanzioni commerciali nei confronti dei Paesi europei che continuano a fare affari con l’Iran”. “Penso che gli europei capiranno che è nel loro interesse seguirci“, ha chiosato Bolton, prima di aggiungere che le sanzioni statunitensi potranno far crollare l’economia dell’Iran: “Abbiamo visto che le condizioni economiche dell’Iran sono alquanto instabili, quindi gli effetti potrebbero essere drammatici“. 

15 maggio. Al termine delle esercitazioni militari congiunte fra Stati Uniti e Corea del Sud, la Corea del Nord ha fatto sapere che la partecipazione del leader nordcoreano al summit di alto livello in programma per il mese di giugno è al momento sospesa. Pyongyang ha infatti ritenuto “provocatorie” queste ultime dimostrazioni di forza bellica ed “è stato costretto, dunque, a malincuore, a sospendere i dialoghi con le controparti di Seoul”.

16 maggio. Con 10 voti favorevoli e 5 contrari la Commissione Intelligence del Senato ha approvato la nomina di Gina Haspel come direttrice della CIA. La decisione spetterà ora al Senato stesso che dovrà decidere se confermarla oppure rifiutare la nomina. La Haspel è, al momento, al centro di numerose polemiche riguardanti l’uso della tortura che, quando dirigeva un black site dell’Agenzia,

avrebbe tollerato.

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Nuovi alleati. E vecchi nemici? La politica estera di Trump in vista della dead line del JCPOA

Si è conclusa la visita della controparte francese, Emmanuel Macron, negli Stati Uniti e la politica estera del presidente Trump entra in una fase, se possibile, ancora più cruciale.

Nonostante l’inquilino dell’Eliseo si sia espresso anche con toni assertivi e fermi su alcuni punti, spesso rivisitando alcuni degli slogan più noti del tycoon newyorkese (“Let’s make our planet great again”), le posizioni di Washington rimangono immutate. Fuori dall’accordo di Parigi, scetticismo nei confronti dei grandi patti commerciali globali, contrari all’accordo sul nucleare iraniano.

Parlando con i reporter fuori dal congresso, Macron, ha dichiarato che tutte queste decisioni “sono state prese per ragioni di politica interna”. Partendo dal presupposto che l’affermazione in questione sia corretta (Trump non ha mai fatto mistero di avere come obiettivo principale quello di rendere il Paese grande creando il maggior numero possibile di posti di lavoro), non si può non notare che ognuna di queste decisioni ha ripercussioni globali.

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Nord America: 7 giorni in 300 parole

 

STATI UNITI

17 aprile. Il presidente Trump ha incontrato il suo omologo giapponese Shinzo Abe. Ricevuto in Florida a Mar-a-Lago, Abe ha discusso con la sua controparte statunitense della questione nordcoreana, inclusi i futuri colloqui con gli esponenti del regime, e dei dazi commerciali riguardanti le importazioni degli USA di acciaio e alluminio che hanno colpito il Paese del Sol Levante.   Continua a leggere

7 giorni in 300 parole: Nord America

 

STATI UNITI

27 marzo. Secondo un sondaggio condotto da Huffpost e YouGov solo 1 americano su 3 ritiene che la tortura non dovrebbe essere usata in nessun caso durante gli interrogatori. Il sondaggio in questione ha particolare importanza perché condotto durante i giorni della conferma, davanti al Senato, di Gina Haspel, scelta da Trump per guidare la CIA e che in passato ha gestito un black site dell’Agenzia. Continua a leggere

Trump dichiara guerra a Canada e Messico La guerra economica di Trump ai prodotti canadesi e messicani. L’Europa è la prossima?

We are not backing down”, nessuna Marcia indietro. Questo è il messaggio che il presidente Trump ha voluto far passare lunedì scorso, dando il via a quella che si prospetta essere l’inizio di una vera e propria guerra commerciale.

Durante una conferenza stampa organizzata lo scorso 5 marzo, Trump ha infatti affermato che la sua idea di imporre maggiori dazi sull’importazione di alcune materie prime colpirà anche alcuni dei partner più influenti sulla bilancia commerciale statunitense, ovvero Canada e Messico. “We have had a very bad deal with Mexico; we have had a very bad deal with Canada. It’s called NAFTA” ha dichiarato come nota conclusiva del suo intervento, in cui ha fatto sapere che i dazi saranno aumentati del 25 e del 10%, rispettivamente per quanto riguarda acciaio e alluminio. Continua a leggere

Nord America: 7 giorni in 300 parole

STATI UNITI

26 febbraio. Durante una conferenza al Massachusetts Institute of Technology (MIT), il cui contenuto sarebbe dovuto rimanere confidenziale, l’ex presidente Obama ha accusato l’amministrazione attuale di “creare scandali che ricadono su tutti noi”. Ha in seguito ribadito che, anche se durante gli anni dei suoi due mandati ci sono stati dei problemi, “nulla è stato di questa portata”.

26 febbraio. Dopo lo Stato dell’Unione si iniziano a delineare le prime mosse in vista della prossima campagna elettorale che eleggerà il 46° Presidente degli Stati Uniti. Sul fronte Democratico le quote di Joe Kennedy III sembrano essere in netta ascesa (grazie soprattutto all’intervento fatto in risposta al Presidente). Continua a leggere