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La Norvegia disinveste dagli idrocarburi e guarda al futuro

Nell’ambito europeo, i paesi scandinavi rappresentano validi modelli di crescita economica sostenibile. Tuttavia, a differenza delle vicine repubbliche di Danimarca e di Svezia, la Norvegia ha potuto beneficiare, nel corso degli anni, delle ingenti riserve petrolifere al largo delle proprie coste, per dare vita a uno tra i maggiori fondi sovrani al mondo.

Infatti, analogamente a numerose economie avanzate o esportatrici di materie prime, come la Cina e gli Emirati Arabi Uniti, il fondo sovrano costituisce per lo stato norvegese uno speciale strumento di investimento per mettere a frutto i proventi dell’attività economica locale in ulteriori strumenti finanziari, come azioni, obbligazioni e beni patrimoniali, in tutto il mondo, al fine di sovvenzionare lautamente la spesa pubblica a beneficio dei poco più di cinque milioni di abitanti che popolano la nazione.

Nel caso norvegese, gli investimenti, che per anni si sono concentrati in gran parte in partecipazioni in compagnie petrolifere di paesi terzi, hanno iniziato a mostrare le proprie debolezze nel 2018. Se, infatti, nel 2014, il fondo sovrano norvegese era diventato il più ampio al mondo, superando il valore di €880 milioni (kr8.500 miliardi, in valuta locale) l’anno scorso ha registrato un decremento del 6,1% rispetto al 2017, mettendo a segno la peggiore performance dal 2011.

Visto l’andamento negativo del fondo, attribuibile sia al calo del prezzo del petrolio greggio sui mercati internazionali, sia al deprezzamento della corona norvegese, la Banca Centrale, a cui spetta la gestione, non si è chiaramente astenuta da rapidi provvedimenti. Non a caso, come ha ricordato il suo direttore generale Yngve Slyngstad, ad eccezione di un lieve calo nel 2002, il fondo non ha mai registrato un declino così considerevole del proprio valore.

Pertanto non stupisce che, nei mesi venturi, il fondo norvegese sarà coinvolto da una prima fase di disinvestimento dalla portata di €6,6 miliardi circa, che verranno dismessi da partecipazioni in aziende di riferimento del settore come Royal Dutch Shell, Total, BP, ExxonMobil. Tra le ben 341 partecipazioni azionarie in società quotate spiccano proprio quella in Royal Dutch Shell, in cui il fondo ha una partecipazione del 2,45% che vale €5,2 miliardi; quella in BP (un 2,31% che vale €2,6 miliardi) e quella in Total (un 2,02% che vale €2,5 miliardi).

Quanto all’Italia, con circa €8 miliardi di partecipazioni in società quotate italiane, il fondo norvegese è il terzo investitore estero a Piazza Affari e vanta in portafoglio una partecipazione importante in ENI: una quota dell’1,59% che vale €805 milioni, che, però, al momento non pare verrà dismessa.

La diversificazione del portafoglio di investimenti sembra dunque una priorità assoluta alle latitudini elevate, considerata anche la priorità del governo di arrivare ad una mobilità su strada completamente elettrica o a emissioni zero entro il 2025. Già oggi, infatti, una vettura su tre tra quelle in circolazione nel paese è ad alimentazione elettrica. Alla luce di questa stima, nel mese di ottobre 2018, il 45% delle vetture era completamente elettrico, mentre il 60% della popolazione possedeva una tecnologia plug-in; in particolare, l’auto totalmente elettrica che ha registrato il maggior numero di vendite, sia per quanto riguarda la Norvegia sia a livello globale, è la Nissan Leaf. Gli altri marchi maggiormente presenti sul mercato scandinavo, a seguire, sono BMW, Volkswagen e Tesla con i suoi SUV elettrici.

L’intenzione di proseguire sulla via degli investimenti sostenibili sembra confermata anche dalle parole di Carine Smith Ihenacho, Chief corporate governance officer presso la Banca Centrale: “Il nostro fondo sovrano ha a cuore il futuro delle prossime generazioni. Così, la sostenibilità degli investimenti rappresenta un elemento essenziale per la creazione di valore nel lungo periodo e per la salvaguardia di quello attuale”.

In questo modo, la Norvegia, oltre ad avere rilevanti partecipazioni di stato in colossi mondiali del calibro di Apple e Amazon, vanterà a breve nel proprio portafoglio investimenti aziende come Invenergy, Ecoplexus e XCel Energy, i cui nomi stanno diventando punti di riferimento nell’ambito dell’energia eolica e fotovoltaica.

La sostenibilità, così come intesa dalla Norvegia, tuttavia, non è da intendersi solo ed esclusivamente ambientale: le scelte di investimento del fondo sovrano saranno nel futuro prossimo sempre più orientate ad aziende virtuose non soltanto per trasparenza nella gestione aziendale, ma anche per impegno profuso nella lotta alle diseguaglianze sociali. Queste ultime vengono individuate grazie ad una ricerca approfondita, che spazia dall’osservazione degli indicatori socio-economici dei singoli stati all’analisi dei diversi settori che caratterizzano le economie locali. Grazie a questo processo, i gestori del fondo individuano opportunità e minacce presenti nell’economia, indirizzando le partecipazioni anche su imprese che si distinguono nella ricerca e sviluppo di nuove soluzioni.

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