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Le potenziali conseguenze della Brexit in America Latina

L’uscita britannica dall’UE è seguita con grande interesse non solo in Europa, ma anche oltreoceano: la Brexit obbliga infatti a rivedere gli accordi commerciali firmati tra il Regno Unito e i singoli stati latino-americani.

Sino alla metà del ‘900, Londra è stata un importante alleato economico dell’America centrale e meridionale. Oggi la situazione è ben diversa: gli USA e l’UE si sono affermati come i due maggiori investitori nella regione, mentre il commercio con il Regno Unito, pur sempre presente, è nettamente ridimensionato rispetto a 70 anni fa.

Secondo i dati raccolti dall’Observatory of Economic Complexity nel 2014, soltanto il 2,5% delle esportazioni colombiane sono dirette nel Regno Unito e nel 2017 arrivavano appena all’1,2%; il Brasile esporta solamente l’1,4% dei suoi prodotti verso Londra, mentre lo stesso valore, se si guarda al Messico, raggiunge appena lo 0,77%.

Ad ogni modo, le stime sugli effetti complessivi della Brexit in America latina richiedono costanti aggiornamenti, al netto della complessità di uno scenario in costante evoluzione e ancora ammantato di molte incertezze.

Si può ipotizzare che, lasciata l’Unione, il Regno Unito verrebbe escluso dai trattati che l’UE ha firmato con i Paesi del Cono Sud e quelli dell’America centrale. I trattati dovranno essere ridiscussi e si dovrà raggiungere una serie di accordi bilaterali tra singoli stati.

Ciò richiederà lunghe negoziazioni, che potrebbero verosimilmente protrarsi per svariati anni, come già paventato dall’ex presidente colombiano Juan Manuel Santos in un’intervista con Bloomberg del giugno 2016, quando ancora l’uscita dall’Unione non era stata decisa dal popolo britannico.

La Brexit avrà probabilmente un rilevante impatto nei rapporti tra gli investitori britannici e le miniere latinoamericane. In Colombia, il Regno Unito è il secondo maggior investitore straniero nel settore: questo legame ha fruttato a Bogotà un incasso pari a circa $6 miliardi negli ultimi otto anni.

La speranza di coloro che sostengono la Brexit è che, con l’UE, si smaterializzino tanti ostacoli burocratici e, altresì, che le singole imprese britanniche possano sfruttare la loro maggiore indipendenza per ottenere nuovi accordi in questo settore.

Chi invece guarda all’uscita del Regno Unito dall’Unione con sfavore, evidenzia come le prospettive più ottimistiche non mettano in conto gli sviluppi degli ultimi mesi, che mostrano il declino della sterlina da quando è stata annunciata la vittoria del ‘leave’ al referendum.

Un ulteriore riflesso della defezione britannica e della battuta d’arresto dell’esperimento comunitario si potrà probabilmente ravvisare nello speculare rafforzamento dei partiti nazionalisti e conservatori a livello globale. Nell’ambito specifico dell’America latina questo trend geopolitico, capace di mettere in discussione il modello dell’integrazione regionale e mondiale, potrebbe intaccare il Mercado Común del Sur (Mercosur) che, negli ultimi anni, si è molto avvicinato all’UE, mentre oggi si trova ad affrontare un periodo di cambiamenti, dopo aver sospeso il Venezuela dal gruppo degli stati membri.

La Brexit, infine, potrebbe condurre a una serie di sviluppi riguardanti la situazione politica delle isole Falkland, arcipelago situato nell’Atlantico meridionale e distante solamente 1.521 km dalle coste argentine, ma sotto controllo britannico dal 1833.

Nel 1982 le isole furono al centro di un conflitto durato 74 giorni tra l’esercito della giunta militare argentina, guidata dal generale Leopoldo Galtieri, e la marina inglese inviata da Margaret Thatcher. Le ostilità terminarono con la vittoria britannica e le isole rimasero dunque sotto il controllo del Regno Unito.
L’Argentina, però, ne reclama tutt’oggi la sovranità.

A ottobre, il ministro degli Esteri argentino, Jorge Faurie, ha rilasciato un’intervista al quotidiano The Daily Telegraph, affermando la necessità di un dialogo maggiore tra le isole Malvinas (nome con cui gli argentini si riferiscono alle Falkland) e Buenos Aires. Con la Brexit, secondo Faurie, “I paesi membri dell’Unione Europea cesseranno di supportare il Regno Unito”.

Con la caducazione degli effetti dei trattati stipulati dall’Unione con Londra, compreso il Trattato di Lisbona del dicembre 2009, in base al quale le Isole Malvinas sono territorio d’oltremare britannico e quindi sottostanti alle norme comunitarie, la speranza argentina è di poter ottenere in futuro nuovi negoziati per riaprire un canale di comunione tra l’arcipelago e la terraferma argentina, sia dal punto di vista politico, sia in ambito culturale.

La speranza del Governo di Mauricio Macri è che la sede per nuovi accordi bilaterali possa diventare occasione per il dialogo e un riavvicinamento tra le parti.