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Yemen: il porto cruciale Hodeidah, sul Mar Rosso, è il teatro degli scontri più accesi degli ultimi tempi

Il 17 febbraio scorso l’ONU ha fatto sapere che le due parti in conflitto (il governo yemenita e i ribelli sciiti Houthi), che da anni si spartiscono lo Yemen, avrebbero trovato un accordo riguardo Hodeidah, la città portuale al momento più importante per la sopravvivenza della maggior parte della popolazione. Da questa città passa, infatti, il 70% degli aiuti umanitari internazionali diretti all’intero Paese.

Hodeidah, secondo porto yemenita dopo Aden, è stato il teatro principale di quest’ultima fase di guerra, iniziata dopo gli i dialoghi di dicembre in Svezia. A Rimbo (50 km da Stoccolma), infatti, grazie al lungo lavoro dell’inviato speciale ONU Martin Griffiths, era avvenuto il primo incontro tra le parti dopo due anni di rifiuti e appuntamenti mancati (l’ultimo dei quali a Ginevra, nel settembre 2018, disertato dagli Houthi): il 18 dicembre 2018, a seguito di uno scambio di migliaia di prigionieri, i rappresentanti del governo di Hadi e del movimento Ansar Allah (forza politica che fa da riferimento per i ribelli Houthi) hanno annunciato il ‘cessate il fuoco’ ma rimanevano in contrasto su diversi punti. Primo fra tutti, proprio quello riguardante la gestione di Hodeidah, città sulla quale la parte governativa filo-saudita non intendeva negoziare, bloccando sul nascere la proposta ONU di far passare il porto sotto controllo internazionale.

Gennaio ha significato quindi per la città diversi scontri violenti e circa 15 raid della coalizione saudita, fino alla svolta del 17 febbraio, quando le due parti hanno trovato un accordo sotto la supervisione dell’ONU, il quale si articolerà in due fasi. La prima, già da subito avviata per far fronte all’emergenza carestia, prevede il ritiro di tutte forze armate che, scontrandosi, stanno impedendo la necessaria circolazione degli aiuti umanitari. La seconda, decisamente più complessa, prevederà una nuova disposizione di forze armate di entrambe le parti sotto il controllo ONU nell’intera provincia di Hodeidah, ma non sono stati per ora dichiarati né tempi né modalità; le parti si dovrebbero, infatti, incontrare nuovamente nelle prossime settimane.

Da Hodeidah nell’ultimo periodo sono fuoriusciti circa 455.000 sfollati, che vanno ad aggiungersi ai 2,3 milioni totali attualmente presenti in Yemen, dove i due terzi della popolazione sono in condizione di carestia, e il restante terzo è in condizione di alta vulnerabilità. Il dato tradotto è che si contano 14,3 milioni di persone che hanno bisogno immediato di aiuti umanitari.

Se l’accordo su Hodeidah costituisce un momento cruciale per la sopravvivenza di gran parte della popolazione, ancora più rilevante sarebbe un dialogo politico responsabile, finora pressoché inesistente, che da qui potrebbe scaturire.

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