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Recessione: chi vivrà, vedrà Il quadro internazionale peggiora, l’Italia è a rischio la recessione, il governo spera

Il 2019 si è aperto all’insegna di gravi apprensioni rispetto alla crescita internazionale. A preoccupare, in primis, è l’Europa, alle prese con uno scontro interno esistenziale tra poteri tradizionali e nuove forze anti-establishment.

Con la Brexit all’orizzonte e le elezioni europee alle porte, il futuro dell’economia del Vecchio Continente appare sempre più simile a una nave in acque agitate. Anche al di là dell’Atlantico, però, l’economia affanna a tal punto che la Federal Reserve ha deciso di sospendere temporaneamente il rialzo dei tassi di interesse. Le cause dell’andamento negativo dell’economia italiana sono dunque da ricercarsi nella più generale stagnazione di tutti i maggiori mercati europei, a partire dalla Germania.

La ‘Locomotiva Europea’ pare essere in panne: l’offerta industriale non riesce a incontrare la domanda, specialmente per la contemporanea ‘crisi’ dei Paesi asiatici, con conseguente calo del 3,2% della produzione industriale. I dati peggiori dal 2008 per la Germania. E, se Berlino piange, Roma non ride, essendo il mercato tedesco uno dei più significativi per l’Italia.Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale (FMI) i redditi pro capite nel Belpaese sono diminuiti del 4% dal 2000, mentre la produttività dei settori non commerciali è crollata del 16%.

Ai fattori esterni, legati al rallentamento delle economie tedesca e cinese, e al peggioramento delle relazioni internazionali, come l’altalenante guerra commerciale tra Stati Uniti, UE e Cina, si affiancano problematiche tutte interne. Tra queste possiamo riscontrare, oltre alla diminuzione della produttività, l’alto debito pubblico, che a ogni sommovimento internazionale (o nazionale) torna a essere sotto i riflettori, come sorvegliato speciale e con conseguente aumento dei tassi di interesse.

Infine, occorre sottolineare come l’Italia non sia mai del tutto uscita dalla spirale recessiva del 2008, avendo ancora un 4% di PIL da recuperare per tornare ai livelli pre-crisi e molto di più per raggiungere i ‘big’ europei. In questo quadro, non stupiscono gli ultimi dati sull’inflazione diffusi dall’ISTAT in questi giorni, che ne rilevano il calo. In una situazione in cui la domanda interna è costantemente in contrazione, non stupisce che i prezzi calino con gravi riflessi sulla crescita attesa, che ormai tutti gli osservatori hanno ridotto alla sostanziale parità. Resta, tuttavia, una possibile exit-strategy, che è quella considerata dal governo italiano. La soluzione, secondo il premier Conte, starebbe negli effetti del combinato disposto tra Reddito di Cittadinanza (RdC) e Quota 100. Entrambe le misure ambiscono a rafforzare la domanda interna, quella più penalizzata in questi anni.

Da un lato, infatti, verrebbero messi in circolazione circa 10 miliardi di euro, sotto forma di RdC; dall’altro, si aprirebbe una nuova stagione di assunzioni nel pubblico impiego per via delle fuoriuscite pensionistiche (si parla di circa 200.000 unità). Infine. non si può tacere che i recenti dati sull’economia italiana sono collegati a doppio filo con la manovra economica del governo Gentiloni e solo a fine anno potremo iniziare a osservare i risultati della cosiddetta ‘Manovra del Popolo’ e verificare se i risultati saranno in controtendenza rispetto a quelli ereditati fino a oggi.

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