Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



PAC: verso una smart agriculture Slitta la definizione della nuova politica agricola comune, ma il problema rimane urgente

Mentre in Italia tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali vengono da settimane occupate dalla protesta dei pastori sardi, il tema dell’agricoltura tiene banco anche sui tavoli del Parlamento Europeo. Sono di pochi giorni fa, infatti, le parole di Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento Europeo, secondo cui: “il Parlamento UE non ipotecherà la riforma della politica agricola comune post-2020, lasciando le mani libere alla futura Commissione e Parlamento europei”, definendo la posta in gioco troppo elevata e i tempi troppo stretti per trovare soluzioni condivise sul nuovo modello presentato.

I fatti in questione risalgono allo scorso 1° giugno, quando il commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan ha presentato le nuove proposte legislative in merito allo sviluppo futuro della politica agricola comunitaria (PAC) adottata dall’UE. Decisione, questa, non da poco, dato che la PAC impegna già oggi il 39% del bilancio europeo.

L’urgenza della questione emerge da alcuni fattori che stanno condizionando in maniera crescente il settore primario in Europa. In primo luogo, i sistemi agricoli sono all’origine del 27% delle emissioni di gas serra e del 90% delle emissioni di ammoniaca, contribuendo in tal modo all’inquinamento atmosferico, causa della morte di 400.000 persone ogni anno. Inoltre, il Vecchio Continente perde 970 milioni di tonnellate di suolo ogni anno per l’erosione e già oggi la riduzione della biodiversità sta mettendo a repentaglio l’impollinazione di molte colture alimentari. Il risultato: fra il 2003 e il 2013, un’azienda agricola su 4 è scomparsa.

A tal proposito, già a fine 2017 la Commissione Europea aveva presentato un rapporto dal titolo “Il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura”. Secondo il documento, se la PAC post-2013 aveva come concetto cardine la parola ‘greening’, la politica comunitaria post-2020 deve basarsi sui concetti di ‘smart’ e ‘resilienza’: deve quindi “sostenere la cura per l’ambiente e l’azione per il clima, stimolare la crescita e l’occupazione nelle aree rurali, essere capace di resistere ai cambiamenti, soprattutto quelli del mercato; deve essere sostenibile e deve garantire la vitalità delle zone rurali”.

Altri spunti sono stati forniti dal rapporto presentato al Parlamento Europeo da Ipes Food, che ha proposto una sostanziale riforma della PAC. Infatti, secondo il think tank di Bruxelles, il modo migliore per rendere la PAC capace di rispondere alle necessità dei nostri giorni è trasformarla in una politica alimentare comune. Una Food Common Policy, che, secondo le intenzioni del suo autore principale Olivier De Schutter, relatore speciale ONU sul diritto al cibo dal 2008 al 2014, rappresenterebbe una strategia sostenibile, mirata a raggruppare le varie politiche settoriali che influenzano produzione, trasformazione, distribuzione e consumo del cibo.

In generale, la Smart Agriculture sembra essere la risposta migliore alle attuali sfide del settore agricolo, sempre più condizionato dai cambiamenti climatici e dalla volatilità dei prezzi sui mercati internazionali. Pertanto, sebbene la discussione sul tema sia stata rinviata, il problema rimane urgente e dovrà essere uno dei primi punti che il nuovo Parlamento Europeo eletto a maggio si troverà ad affrontare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *